Non si discute con le macchine. O la catastrofe morale dei computer scientist

L'esigenza primaria nell'azione politica e culturale oggi necessaria consiste nell'evitare di stare al gioco che impone a tutti di parlare con la macchina, di guardare alla macchina, di considerare centrale nella nostra vita l'interazione con la macchina. Ciò che è necessario oggi è l'abbandono di queste vie di fuga, ed il ritorno invece a guardare il faccia gli altri esseri umani senza mediazioni macchiniche. Il primo interlocutore con cui è necessario oggi parlare e discutere, lungi dall'essere una macchina, è un umanissimo essere: il creatore di queste macchine. Il computer scientist. Del suo operato dobbiamo discutere. Con lui dobbiamo discutere, richiamandolo alla responsabilità del suo agire.

Una teoria politica dell’AI: verso l’intelligenza collettiva

Questo articolo non pretende di offrire risposte definitive. Al contrario, vuole chiudersi con un impegno: trattare queste domande non come un esercizio teorico, ma come una necessità politica urgente. Perché se l’AI diventerà parte delle fondamenta della nostra vita collettiva, allora il modo in cui la progetteremo, la governeremo e la criticheremo determinerà non solo il futuro della tecnologia, ma il futuro stesso della democrazia.

Il senso umano del lavoro: una lettura della filosofia del lavoro di Massimiliano Pappalardo

Nel panorama contemporaneo, la riflessione sul lavoro spesso si concentra su aspetti economici e tecnologici, trascurando la dimensione esistenziale e umana dell’esperienza lavorativa. In questo contesto si inserisce la filosofia del lavoro di Massimiliano Pappalardo, filosofo italiano e saggista, che propone una visione in cui il lavoro è inteso come impresa del pensiero e luogo di realizzazione personale.

Capitalismo psicometrico: Quando i dati diventano identità

Quando Spotify assegna la tua età di ascolto, LinkedIn calcola il tuo coinvolgimento più vicino o ChatGPT ti nomina ricercatore attento ai dettagli, assistiamo alla fine dell'argomento moderno. L'individuo autonomo, interpretativo e autodeterminante viene sostituito da un "divisuale" algoritmico: una forma dati distribuita ottimizzata per la previsione e il controllo.

La politica del conflitto di Charles Tilly e Sidney Tarrow: una recensione

Una recensione la cui scrittura è servita a rielaborare e a comprendere meglio il quadro teorico e metodologico adottato dagli autori, per poi analizzare i concetti chiave e i contenuti principali dell'opera. Il testo contiene anche una valutazione critica dei punti di forza e dei limiti del libro, la cui rilevanza per gli studi contemporanei sulla politica rimangono comunque indiscussi

Il Golem, lo Zoo e l'inganno di Skynet: Verso un'etologia della domesticazione umana.

"Non siamo stati invasi. Siamo stati amministrati. Non siamo stati incatenati. Siamo stati sedati." In questo saggio, Jorge Charlin decostruisce la paura cinematografica di un'Intelligenza Artificiale ostile (il mito di Skynet) per rivelare una minaccia molto più concreta e attuale: la domesticazione dell'essere umano. Attraverso le metafore architettoniche della "Gabbia" e dello "Zoo", e recuperando la figura mitologica del Golem, l'autore analizza come la Governance Tecnocratica e l'IA Generativa non stiano cercando di distruggerci, ma di amministrarci come utenti passivi. Una riflessione che unisce filosofia politica, etologia e critica tecnologica per proporre un ritorno alla "Sovranità Cognitiva" come unico antidoto all'atrofia esistenziale.

Cinque saggi su nichilismo e crisi della democrazia

I saggi qui raccolti interrogano la condizione politica contemporanea a partire dal nesso strutturale tra nichilismo, rappresentanza e democrazia. Attraverso un percorso che intreccia filosofia politica, teoria critica, storia delle idee ed estetica, i saggi analizzano la disaffezione politica non come semplice apatia, ma come sintomo di una crisi più profonda del legame comunitario e della capacità di immaginare alternative al presente. Ne emerge un quadro unitario: il nichilismo politico non coincide con il vuoto di senso, ma con l’impossibilità di trasformarlo, rendendo urgente una riflessione sulle condizioni teoriche e storiche per una possibile reinvenzione della democrazia.

Dove finiranno i siti web nell’era della Tecnolog-IA e delle macchine?

Uno dei dibattiti minori, per me più interessanti e curiosi del momento, sulle tante trasformazioni indotte dalla rivoluzione delle intelligenze artificiali generative è su che fine faranno i siti web, ora che i motori di ricerca, per soddisfare i loro bulimici bisogni di contenuti, di risorse e di guadagno, sono obbligati a cambiare modelli di business, algoritmi, logiche operative e funzionali, a causa del collasso di click che stanno sperimentando. Un collasso che sembra lento ma che potrebbe trovare una rapida e forte accelerazione nel breve tempo.

Chi governa l’AI? (POV #15)

Paolo Benanti e Yuval Noah Harari: due visioni a confronto su etica, potere e responsabilità dell’essere umano L’intelligenza artificiale è già un sistema di potere, decide cosa vediamo, come lavoriamo, quali informazioni circolano e quali vengono filtrate. Ma chi è responsabile di queste decisioni? Gli ingegneri che progettano gli algoritmi, le aziende che li controllano, gli Stati che li adottano, o una società che delega sempre più funzioni senza interrogarsi sulle conseguenze? Paolo Benanti e Yuval Noah Harari affrontano queste criticità da prospettive molto diverse. Il primo, teologo morale e consulente istituzionale, insiste sulla necessità di un’etica della responsabilità che preservi l’umano dall’artificiale. Il secondo, narratore della storia del genere umano (e non solo), osserva l’AI come una forza che rischia di ridefinire potere, libertà e persino il concetto di soggetto. Mettere a confronto Benanti e Harari significa andare oltre il dibattito tecnico sull’intelligenza artificiale e interrogarsi sul tipo di società che stiamo costruendo. Una società che utilizza la tecnologia come strumento, assumendosi la responsabilità delle decisioni, oppure una società che accetta di essere governata da soggetti privati, rinunciando progressivamente alla propria capacità di scelta?

How to Survive Artificial Intelligence: dialogo Stultifero con Giorgio Griziotti

Il termine "intelligenza artificiale" (IA) è diventato la parola (con)vincente degli ultimi tre anni, dall'arrivo sul mercato della ChatGPT, seguita a ruota da tutte le altre IA generative. A prevalere nella narrazione conformistica dominante è la celebrazione delle opportunità, delle possibilità di sviluppo e delle potenzialità delle nuove tecnolog-IA. Poi ci sono le narrazioni critiche, riflessive, finalizzate a suggerire un approfondimento per una migliore comprensione, non soltanto delle nuove tecnologie in sé, ma soprattutto dei loro effetti e delle loro conseguenze. Tra queste riflessioni c'è quella di Giorgio Griziotti, autore di un saggio, How to survive artificial intelligence. Intelligenza artificiale, tecnofascismo e guerra, nel quale invita a riflettere sul fatto di vivere dentro "una catastrofe in corso", riflessa in molte narrazioni sulle IA, opposte e semplificate, che stanno animando il dibattito pubblico.