Nello specchio di Ivan Illich

Siamo invitati a stare 'al passo con i tempi'. Ma forse possiamo intende l'odierno solo osservandolo da 'fuori'. Per questo dobbiamo essere grati a Ivan Illich. Il suo è uno sguardo differente: né teologo, né sociologo, né filosofo, né storico, né antropologo. Senza patria anche dal punto di vista degli strumenti conoscitivi (e si capisce come questo faccia saltare la mosca al naso agli intellettuali imbozzolati nei loro ruoli specialistici). Forse alla fine, al di là delle sue stesse tesi, proprio nel metodo risiede il principale insegnamento di Illich. Come riassume lui stesso nel corso di quel dibattito: "essere il più coraggioso, chiaro e meno opportunista possibile nel dire le cose; non legarsi alla difesa di quanto detto nel passato; non vendersi, cioè non accettare, nella misura del possibile, soldi per scrivere". Questo articolo - recensione a Ivan Illich, 'Nello specchio del passato', Red, 1993- è apparso con il titolo 'Il bisogno di capire' sul supplemento culturale settimanale de 'Il Giornale' domenica 10 ottobre 1993.

INVERNO

E allora capii anche un'altra cosa, e fu quella a fare più male. Per tutto quel tempo mi ero nascosto dietro di loro. Avevo lasciato parlare i libri perché i libri non tremano, non piangono, non hanno una voce che si spezza. Li avevo chiamati io, uno per uno, a riempire il silenzio che non sapevo riempire. Ma la parola che serviva non stava in nessun libro. Non l'aveva scritta nessuno, e nessuno poteva dirla al posto mio.

Elogio della solitudine

La solitudine non è necessariamente la negazione dell’altro, né il rifiuto della socialità. È la capacità di non considerare la presenza altrui come una condizione necessaria alla propria esistenza. La solitudine allora, può trasformarsi da condizione temuta in conquista. La solitudine imposta è una condanna. La solitudine scelta è una libertà.

Togliere il volante. Cosa si nasconde dietro la 'guida autonoma' dei veicoli

Investire e sperimentare nella guida autonoma? Perché andare in cerca di automobili che si guidano da sole? Questo trend tecnologico -che aveva numerosissimi sostenitori fino al 2020 circa- è stato poi messo in secondo piano dal gran successo dell''intelligenza artificiale generativa'. Ma continua a covare sotto la cenere. Esponenti politici della sinistra italiana si fanno oggi, 2026, promotori della diffusione in Italia e in Europa di questa tecnologia. A che pro? Perché le Pubbliche Amministrazioni italiane dovrebbero investire risorse in infrastrutture per la 'guida autonoma? E' questo che serve a Milano, a Roma? In tempi anche non lontani, gli stessi esponenti politici della sinistra sostenevano il trasporto pubblico. Ora la guida autonoma. Si ricordi che la guida autonoma esige l'adattamento del suolo pubblico: semplificando, ma non troppo, l'auto a guida autonoma non viaggia sulla strada, ma sulla mappa digitale di Google. In realtà è difficile mostrare l'utilità di questa tecnologia. Ed è per converso abbastanza facile portare alla luce riflessioni critiche. Quindi ripubblico senza nessuna modifica un testo che ho scritto nel 2020.

Fraternità- Il “parente povero” del trinomio della Rivoluzione francese

Il diritto alla libertà garantisce l’autonomia e l’iniziativa del singolo individuo, ma può sfociare in una competizione selvaggia e senza limiti. Il diritto all’uguaglianza tutela la dimensione sociale, riconoscendo la stessa dignità a tutti gli umani, ma, senza la libertà, può sfociare nell’autoritarismo, in regimi oppressivi. È necessario un terzo principio che permetta la dialettica tra i due e rappresenti un fattore di equilibrio: la fraternità. Oggi è del tutto carente.

𝐃𝐞̂𝐦𝐨𝐬-𝐊𝐫𝐚́𝐭𝐨𝐬 : potere al popolo

Che cosa significa davvero democrazia? Partendo dall'etimologia Dêmos–Krátos, “potere del popolo”, una riflessione sulla libertà e sui rischi della sua degenerazione, sul richiamo dell'“uomo forte” e sulla responsabilità che ogni cittadino assume quando esercita il proprio diritto di voto. Perché la democrazia non è soltanto un sistema di governo: è cultura, consapevolezza, partecipazione e responsabilità.

Perché la geopolitica globale non riconosce la libertà di Kant

Non è un articolo sulla guerra, né sui confini, né sulla NATO, né sulla Russia o Cina, né sulla crisi dell’ordine liberale, anche se tutti questi elementi entrano nel ragionamento. La domanda è: che cosa succede al concetto di libertà (sicurezza nazionale) quando lo si trasferisce da una società (nazione) dotata di un’autorità politica a una società internazionale priva di un’autorità sovrana?

La libertà del desiderio

Siamo abituati a cercare la libertà nel momento della scelta. Ma se ciò che desideriamo prende forma prima di scegliere, è forse lì che dovremmo cominciare a cercarla.

Il minuto che mi riprendo

La cucina, il caffè, il pollice. Il caffè era pronto da pochi minuti e già non era più caldo. Lo ricordo perché, quando l’ho ripreso in mano, sulla superficie c’era quella pellicola opaca che compare solo dopo un piccolo abbandono. Sul tavolo avevo una fetta di pane a metà, alla finestra una luce pallida di mattina, in cucina il ronzio basso del frigorifero. Avevo preso il telefono per una cosa innocua, controllare l’ora prima di uscire.

Un umanismo resistente

La Resistenza, oggi, non si fa più solo nelle montagne, ma nell’atto interpretativo di restare umani. Resistere significa negare la narrazione che trasforma il migrante in minaccia. Significa riaffermare che l’uomo non è un oggetto della storia, ma il suo soggetto, anche quando trema, anche quando vomita per la paura in una chiatta nel cuore della notte. Essere “pro-vita” significa lottare perché quel fango e quel ferro non vincano sulla carne.