Vendersi l'AnIma

La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale  derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.

Quando l’AI diventa un terapeuta: limiti, rischi e illusioni

Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli, sentirsi ascoltate. Ma cosa succede quando questo supporto diventa una presenza stabile nelle nostre dinamiche emotive? Tra opportunità reali e rischi emergenti, l’articolo esplora i limiti dell’AI nel campo della salute mentale e il ruolo che scegliamo di darle nelle nostre vite.

Ritorno al futuro… con l'AI

E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.

Intervista ImPossibile a Norbert Wiener (IIP #28)

Cibernetica e macchine autonome La cibernetica come chiave per comprendere l’intelligenza artificiale: informazione, feedback, previsione e responsabilità nel rapporto tra esseri umani e macchine è una griglia di lettura che permette di conoscere i sistemi contemporanei. Ciò che chiamiamo intelligenza artificiale non è altro che una forma avanzata di organizzazione dell’informazione, capace di apprendere da flussi di dati e di adattarsi attraverso cicli di retroazione sempre più complessi. In questo senso, le cosiddette macchine autonome non sono autonome in senso forte, ma sistemi che operano entro architetture di controllo distribuite in cui la decisione emerge da processi statistici e non da intenzioni.

Trovare lavoro ai tempi dell’Intelligenza Artificiale

Oggi cercare lavoro non significa più inviare un CV. Significa essere valutati da algoritmi e osservati attraverso la propria identità digitale. Tra sistemi di screening automatizzati e tracce lasciate online, la selezione cambia forma: non riguarda più solo ciò che dichiariamo, ma ciò che emerge nel tempo. Un’analisi tra aspetti pratici ed etici su come AI e social stanno trasformando il modo in cui veniamo scelti.

Letteratura e intelligenza artificiale

Colui che maneggia oggetti letterari è coinvolto in una situazione di provocazione linguistica. Irretito, irrigato, immerso in una trama di orbite verbali, sollecitato da segnali, formule, invocazioni, puri suoni ansiosi di una collocazione, abbagliato e ustionato da fulminei, erratici percorsi di parole, voyeur e cerimoniere, egli è chiamato a dar testimonianza sul linguaggio che gli compete, che lo ha scelto, l’unico in cui gli sia tollerabile esistere; unica condizione stabile e reale, sebbene affatto irreale e impermanente; unica esistenza, anzi, riconoscendosi lo scrittore nient’altro che un’arguzia del linguaggio stesso, una sua invenzione, forse i suoi genitali ectoplastici. [...] Con il linguaggio, definitivo e illusorio, instabile ed aggressivo, deve costruire un oggetto la cui compatta, dura perfezione chiuda una dinamica ambiguità. [...] Egli ha l’oscura sensazione che quell’ambiguo essere che egli ha dato alla luce con la calliditas corporale e l’eroica nescienza delle madri, venga stuprato da ogni volontà di capire quel che vuol dire. E sebbene sappia di averlo destinato allo stupro fin dall’inizio, il pensiero che si voglia spiegare 'che cosa vuol dire' lo riempie di istintivo orrore. Giorgio Manganelli

Distruggete queste IA e fatele sparire per sempre assieme a chi le ha fatte?

Dai telai del 1811 ai modelli linguistici del 2024: il conflitto non è mai stato con la tecnologia, ma con ciò che erode del nostro modo di pensare. L’AI non prende decisioni al posto nostro: modella il terreno cognitivo su cui le prendiamo. Una riflessione sulla colonizzazione silenziosa del linguaggio, sul pensiero che si adatta al frame della macchina, e su ciò che rischiamo di perdere mentre tutto diventa più efficiente, più scalabile, meno umano.

AI, capitalismo e futuro della democrazia (POV #28)

Aaron Bastani vs Marc Andreessen: l’AI come bene comune o come motore del mercato? Se l’AI e l’automazione stanno ridefinendo la produzione di ricchezza, chi dovrebbe controllare queste tecnologie? L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione tecnologica. Più raramente viene analizzata come una trasformazione politica ed economica. Chi possiede le infrastrutture dell’automazione? Chi beneficia della produttività generata da algoritmi, robotica e sistemi di calcolo sempre più potenti? La promessa dell’AI è quella di ridurre il lavoro necessario per produrre beni e servizi. Ma questa promessa apre una questione più radicale: se le macchine producono ricchezza, che cosa accade alla distribuzione di quella ricchezza? In questo nuovo articolo di POV prendo in esame due visioni divergenti nel dibattito contemporaneo. Da una parte Aaron Bastani, teorico del cosiddetto “comunismo di lusso completamente automatizzato”, secondo cui le tecnologie avanzate potrebbero consentire una società post-capitalista fondata sull’abbondanza e sulla proprietà pubblica delle infrastrutture produttive. Dall’altra Marc Andreessen, imprenditore e investitore della Silicon Valley, autore del celebre saggio secondo cui “il software sta divorando il mondo” e sostenitore di un techno-ottimismo radicale in cui l’innovazione guidata dal mercato rappresenta il principale motore di progresso. Due diagnosi diverse sul presente, due immaginari opposti sul modello di società che vogliamo costruire.

SÌ o NO: stiamo scegliendo davvero?

Quando esprimiamo un SÌ o un NO, pensiamo di compiere una scelta autonoma. Ma oggi quell’atto nasce sempre più all’interno di un contesto informativo modellato dall’intelligenza artificiale. Qui provo a vedere come gli algoritmi non influenzino solo i contenuti, ma il modo stesso in cui le opinioni prendono forma.

Di cosa stai parlando quando parli di AI?

Frequento il discorso sull'intelligenza artificiale da un po'. Lo frequento per lavoro, per interesse, per una forma di inquietudine che non si è ancora trasformata in abitudine. Leggo, ascolto, partecipo a convegni, seguo i dibattiti su LinkedIn, che è il luogo dove il discorso sull'AI raggiunge la sua forma più pura di rumore. E ho una sensazione che non riesco a togliermi di dosso: che stiamo parlando della stessa cosa senza parlare della stessa cosa.

Il lavoro rubato, secondo Asimov. Una profezia sul declassamento umano

Molto prima dell’IA generativa, Isaac Asimov aveva già raccontato il trauma sociale della sostituzione del lavoro umano con le macchine umanoidi. In Abissi d’acciaio i robot sostituiscono dapprima il lavoro di commessi e fattorini, ma la loro diffusione minaccia presto di soffiare il posto anche a poliziotti, impiegati, colletti sempre più bianchi. Ci sono proteste, declassamenti, folle inferocite e uomini che capiscono di poter essere rimpiazzati non solo nella forza lavoro, ma anche nel giudizio, nelle competenze, nelle funzioni mentali. Ma il bersaglio vero del romanzo non è la macchina in sé. Asimov mostra con lucidità sorprendente che una società senza protezioni trasforma ogni progresso in una minaccia, e che il vero incubo non è la macchina che lavora meglio dell’uomo, ma il sistema che rende quella superiorità una condanna per chi resta indietro.

Intervista ImPossibile a Niccolò Machiavelli (IIP #26)

L’AI e il potere Oggi, ogni tecnologia che organizza informazioni, orienta decisioni e modella il comportamento collettivo diventa inevitabilmente anche una tecnologia di governo. Per capire cosa stia accadendo, può essere utile tornare a uno dei pensatori che più di altri ha analizzato la politica nella sua dimensione concreta. Niccolò Machiavelli è considerato il fondatore della scienza politica moderna. Nel Principe e nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio osserva la politica non come un sistema di principi morali, ma come “verità effettuale delle cose”, un campo di forze nel quale individui, istituzioni e popoli competono per conquistare e mantenere il potere.

La delega cognitiva

Per secoli la tecnologia ha esteso le nostre capacità fisiche. Le macchine hanno sollevato pesi, accelerato movimenti, moltiplicato la forza del lavoro umano. Con l’intelligenza artificiale sta accadendo qualcosa di diverso. Non stiamo più delegando soltanto il fare. Stiamo iniziando, lentamente e quasi senza accorgercene, a delegare parti del nostro processo cognitivo: la sintesi, l’analisi, la scrittura, perfino le prime forme di giudizio.

Stultitia e intelligenza artificiale

Francesco Varanini ha scritto un articolo che ci invita a riflettere e condividere un percorso. Si intitola Stultitia. Invita chi è sulla Nave a ragionare insieme su cosa abbiamo in comune, chi siamo, dove stiamo andando. L'ho letto. E mentre leggevo è successa una cosa che succede sempre con le buone letture: alcune cose risuonavano come già note, altre aprivano domande. Non è una questione di sapere o non sapere — è la condizione normale di chi legge qualcuno che pensa. Una buona lettura non conferma: apre. Mette in moto. Genera il bisogno di cercare. Allora ho cercato. E su come ho cercato tornerò nel corso dell'articolo.