Il Bombo. Breve storia di un insetto aristotelico

Il bombo non sfida le leggi della fisica: le rispetta alla lettera, a 230 battiti alari al secondo. A sfidare qualcosa sono stati, semmai, i calcoli di un entomologo francese nel 1934 — sbagliati, poi corretti, e tuttavia immortalati nella leggenda. Partendo dallo smontaggio di un mito tenace, l'articolo arriva dove non ci si aspetta: alla coppia aristotelica di potenza e atto, alla priorità ontologica dell'atto sul possibile, e alla domanda su cosa significhi davvero guardare un fenomeno invece di dedurlo da un modello.

San Francesco e la sostenibilità

Nell’anno che celebra San Francesco di Assisi, il gran cantore del creato, si impone una riflessione sul rapporto tra umanità e natura. Una dicotomia già sbagliata in partenza che non dovrebbe nemmeno esistere. Per quanto mi riguarda infatti l’umanità fa parte della natura anche se quasi da sempre, gli esseri umani hanno fatto di tutto per rompere quell’armonia ed ergersi come arroganti conquistatori e distruttori della stessa, sulla base di una presunta superiorità. La storia recente e di tutti i secoli precedenti è lì a ricordarcelo. Arrivo perciò a dire che nel distruggere la natura in realtà l’umanità sta distruggendo sé stessa. A causa di tutto questo oggi si parla insistentemente e giustamente di sostenibilità. Fino a quando saremo sopportati su questo pianeta prima che quest’ultimo ci cacci a calci nel sedere?

Ritorno al futuro… con l'AI

E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.

Internet e new Media: un forte bisogno di Utopia per immaginare il futuro

Un articolo scritto e pubblicato ere geologiche fa, nel 2013 e comparso sul mio progetto online SoloTablet. Per i più l’utopia è qualcosa che non esiste o non è facile da realizzare. In realtà essa ha molte facce e molti significati. Anche quando l’utopia ha preso le sembianze di Internet e dei mondi virtuali e liberi da essa prefigurati. Google, Facebook, Apple sembrano oggi un’utopia realizzata. In realtà sono solo una delle due rappresentazioni dicotomiche con cui si guarda all’utopia (Cyber-Utopia) di Internet . E non tutti sembrano condividerla. Anzi forse non bisogna farlo!

Il Peso del Futuro: quando Bernini scolpì l'Umanesimo Digitale senza saperlo

Come il capolavoro barocco dialoga con l'Umanesimo Digitale: ogni passo in avanti è un atto d'amore verso chi ci ha preceduto. Esiste un legame invisibile, ma sorprendentemente solido, tra il marmo freddo e levigato di Gian Lorenzo Bernini e la calda gradazione cromatica di un'immagine che sintetizza l'era digitale. Se osserviamo la celebre scultura Enea, Anchise e Ascanio (1618-1619) conservata alla Galleria Borghese, confrontandola con la raffigurazione visiva del concetto di "Umanesimo Digitale", ci troviamo di fronte alla stessa identica storia, raccontata però in due linguaggi distanti quasi quattro secoli.

E’ tutto una questione di Lampi!

Un testo scritto nel lontanissimo 2011 e pubblicato sul mio portale SoloTablet. Vi si parla di un libro, per me a quel tempo ritenuto importante. Un libro di Albert-Lazlo Barabasi initolato “LAMPI la trama nascosta che guida la nostra vita”, edito e pubblicato in lingua italiana da Einaudi all’inizio del 2011.

Viviamo dentro un ologramma globale?

Ciò che sta succedendo in Medio Oriente in questi giorni non è che l’ultima espressione di una realtà che ci appare e ci viene raccontata nella sua espressione finale, ma che in realtà è il risultato emergente che racchiude in sé tutti i possibili e le altre possibilità che sono andate perse quando lo stato emergente è diventato quello finale.

Prepararsi a (morire) invecchiare

“Entrarono nella camera, si spogliarono e quel che era scritto cha sarebbe accaduto, infine accadde, e un’altra volta, e un’altra ancora. Lui si addormentò, lei no. Allora lei, la morte, si alzò, aprì la borsetta che aveva lasciato in salotto e prese la lettera coloro viola. Si guardò intorno come se stesse cercando un posto dove lasciarla […] non lo fece. Andò in cucina, accese un fiammifero, un umile fiammifero, lei che avrebbe potuto distruggere il foglio di carta con lo sguardo, ridurlo a una polvere impalpabile […] invece era il fiammifero di tutti i giorni che faceva bruciare la lettera della morte, quella lettera che solo la morte poteva distruggere. Non rimasero neanche le ceneri. La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno dopo non morì nessuno”.

Sinergia Fisica e Ambientale del Biochar per una Sostenibilità dell'Infrastruttura Urbana

Il presente studio propone una nuova ermeneutica della gestione viaria invernale, elevando il biochar al ruolo di mediatore consapevole tra l'infrastruttura urbana e l'equilibrio ecosistemico. Superando il dualismo tra sicurezza tecnica e salvaguardia biologica, il lavoro esplora come la memoria cellulare del legno, trasmutata dalla pirolisi in una matrice di carbonio puro, diventi un "setaccio di energia". Attraverso la sua oscurità radiativa (bassa albedo) e la sua spazialità porosa, il biochar non si limita a contrastare meccanicamente l'ostilità del ghiaccio, ma stabilisce un dialogo termico con la luce solare, rivelandosi come un'architettura di resistenza e cura. Viene così dimostrato che la riduzione degli spazi di frenata e la protezione delle radici urbane non sono meri dati ingegneristici, ma la manifestazione di una sinergia profonda: un ritorno del carbonio alla terra che, mentre garantisce la sicurezza, custodisce la vitalità del suolo. In quest'ottica, la manutenzione stradale cessa di essere un agente contro gli elementi per farsi atto di resilienza, trasformando il carbonio da minaccia climatica in custode della sicurezza e custode del futuro.

Intervista ImPossibile a Bruno Latour (IIP #22)

L’intelligenza artificiale non pensa, governa. Bruno Latour ci ha insegnato che la modernità si è costruita su una finzione utile, quella di separare natura e società, scienza e politica, fatti e valori. Una finzione che ha permesso di presentare molte scelte come “neutrali” o “oggettive”, quando in realtà erano già politiche, ma non dichiarate. Oggi l’AI rende questa finzione più fragile perché mostra in modo chiaro ciò che era già presente, ovvero regole nascoste dentro ai sistemi, criteri che decidono al posto nostro, forme di potere esercitate attraverso dispositivi tecnici, senza responsabilità visibile. In questa intervista impossibile, Latour non risponde alla domanda “che cos’è l’intelligenza artificiale?”, ma a “chi sta davvero agendo quando è una macchina a filtrare le informazioni, assegnare punteggi, classificare persone?” “Chi se ne assume la responsabilità?”

Il futuro è stato

Il futuro sintetico, se fosse perfetto, sarebbe un futuro morto. La perdita non è la capacità di calcolare, ma il coraggio di interrompere il calcolo quando qualcosa chiede di essere ascoltato. Inutile temere che l’AI resti bloccata nel passato, né che possa davvero attraversare tutto il possibile. Il pericolo è che noi finiamo per confondere la stabilità del modello con la stabilità del mondo.