Dimensione umana e esistenziale
L'ambiente che non si lascia leggere
Fiducia digitale, etica dell'informazione e il problema del segno opaco Luciano Floridi, ne Il nodo etico (Raffaello Cortina, 2026), fonda l'etica dell'informazione come etica ambientale: l'infosfera non è il luogo in cui sorgono problemi morali, è essa stessa oggetto di considerazione morale. L'articolo incrocia questa fondazione con lo strumentario semiotico di Eco per interrogare la fiducia digitale come condizione di leggibilità dei sistemi. Quando la responsabilità si distribuisce tra agenti umani e artificiali e il funzionamento interno dei sistemi resta opaco, la fiducia cessa di essere un atto di volontà per diventare un problema di segni: si dà solo dove l'ambiente rende interpretabili le proprie regole. La tesi è che il Digital Trust non sia una proprietà dei sistemi che funzionano, ma dei sistemi che si lasciano leggere.
La legge di salinità della specie
La storia del pensiero umano è spesso raccontata come il progressivo accumulo di saggezza della specie. Ma questa narrazione, se osservata senza indulgenza, appare più come una consolazione che come una descrizione.
M.E/Cfs My Story, 12 maggio Giornata della Sensibilizzazione
Nella malattia, come nella vita, non bisogna mai arrendersi, bisogna mantenere la speranza che è una fonte di energia interiore, accettare la malattia ma lottare perché sia riconosciuta come tale, un modo per chiedere che siano finanziate ricerche, perché possa essere trattata dai medici, perché sia riconosciuta l'invalidità fisica laddove ci sia, perché i malati siano finalmente ascoltati. Don’t give up; hold onto hope, which is a source of inner strength; accept the disease, but fight so that it is recognized, so that research is funded, so that it can be treated by doctors, so that physical disability is recognized where it exists, and so that patients are finally heard.
Dignità
Non ti ho assegnato, o Adamo, né una sede determinata né un proprio volto né alcun privilegio che fosse esclusivamente tuo, affinché quella sede, quel volto, quei privilegi che tu desidererai, tutto tu possa avere e conservare secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio. La natura determinata per gli altri è chiusa entro leggi da me prescritte. Tu, invece, te le fisserai senza essere impedito da nessun limite, secondo il tuo arbitrio al quale ti ho consegnato. Ti ho posto nel mezzo del mondo perché di là tu possa più agevolmente abbracciare con lo sguardo tutto ciò che c'è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, affinché, quasi di te stesso arbitro e sommo artefice, tu possa scolpirti nella forma che avrai preferito. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori proprie dei bruti, potrai rigenerarti secondo la volontà del tuo animo nelle cose che sono divine. È ANCORA COSÌ?
Nudi e soli. L'educazione oggi necessaria
Nel tempo in cui viene insistentemente proposta, od anzi imposta, una relazione con la macchina -con una macchina che imita l'umano- serve tornare a concepire e a cercare l'essere nudi e soli.
Touring e Dedalo. Il lavoro che decifra e costruisce,
di Luca Sesini e Beppe Carrella
L'Era della Generatività, UmanaMente
UmanaMente, potenza della generatività
Poseidone e Acquaman - Chi governa davvero l’acqua nell’era digitale?
di Luca Sesini e Beppe Carrella
Il momento in cui smetteremo di verificare
Tra delega, spirito critico e fiducia – Appunti per navigare nell’era dell’intelligenza artificiale
L’antidoping del benessere
La positività tossica, per cui tanti falliscono i controlli antidoping del principio di realtà, è una delle cause della crescente atrofia del pensiero critico. Illudendosi di eliminare forme di negatività e di dolore tramite massicce dosi di buonismo, dimensione molto diversa dalla bontà, gli adepti di questo stato psicologico finiscono per non vedere più l’angoscia degli altri e affogare nel grande mare del narcisismo. L’auto compiacimento senza attriti non porterà mai all’auto stima ma solo ad uno sterile stato di immaturità.
La solitudine della vecchiaia
Senectus ipsa est morbus
Il vuoto e il surrogato. L'AI non ha impoverito il confronto collettivo. Lo ha trovato già in cassa integrazione.
L'intelligenza artificiale non ha rubato la creatività collettiva. Ha occupato un vuoto che il Covid, lo smart working e la call-culture avevano già creato. Ma il surrogato funziona abbastanza bene da far dimenticare quello che manca davvero.
La fiducia è un muscolo
Articolo di divulgazione psicologica
San Francesco e la sostenibilità
Nell’anno che celebra San Francesco di Assisi, il gran cantore del creato, si impone una riflessione sul rapporto tra umanità e natura. Una dicotomia già sbagliata in partenza che non dovrebbe nemmeno esistere. Per quanto mi riguarda infatti l’umanità fa parte della natura anche se quasi da sempre, gli esseri umani hanno fatto di tutto per rompere quell’armonia ed ergersi come arroganti conquistatori e distruttori della stessa, sulla base di una presunta superiorità. La storia recente e di tutti i secoli precedenti è lì a ricordarcelo. Arrivo perciò a dire che nel distruggere la natura in realtà l’umanità sta distruggendo sé stessa. A causa di tutto questo oggi si parla insistentemente e giustamente di sostenibilità. Fino a quando saremo sopportati su questo pianeta prima che quest’ultimo ci cacci a calci nel sedere?
81.000 persone hanno tracciato il Codice Etico dell’IA
Da una recente survey di Anthropic è emersa una mappa della psiche umana di fronte allo stupor mundi artificiale. Il dibattito sull'IA è fermo al 2022. Anthropic supera la dualità tra entusiasmo cieco e paura catastrofica con un'indagine globale sul campo: cosa ne pensa davvero chi utilizza l'IA quotidianamente?
Franz Kafka: la colpa segreta e l’incompiutezza
C’è in Kafka una religiosità del dolore che sfugge a ogni logica terrena, la tensione verso un riscatto e una salvezza, la cui conquista però si sottrae continuamente, o comunque alberga oltre i limiti dell’accessibilità. L’incompiutezza segna una sospensione, che non può che esplicarsi nella colpa e nell’attesa.
Perché gli Stati Uniti sostengono Israele
Rapporto tra Chiesa Evangelica americana ed Ebraismo
Umano, troppo umano?
Si è passati dall’ospitalità all’ ospedalizzazione e come spesso è accaduto nella storia di questa umanità, invece che andare a trovare le cause e risolverle, ci si accontenta di trovare dei rimedi e delle pseudo soluzioni che non eliminano mai le ignorate cause: ne aumentano solo il disagio. Si pensa che cancellando il problema si cancelli anche la causa. Infatti è tutto una cancellazione di questi tempi, senza capire che il nascondere, l’evitare, l’edulcorare e l’insabbiare non servono. Come richiede il nostro essere umani, per cambiare e anche riparare bisogna attraversare ad occhi aperti il male che c’è alla fonte di tante problematiche e tante ingiustizie. Al contrario, si predica e si pratica l’idea che basti indossare uno scudo iperprotettivo oppure sia sufficiente munirsi di anticorpi sintetici e voilà che si evita il necessario confronto con la sofferenza. Ciò non fa altro che creare un delirio di narcisistica onnipotenza con cui è impossibile interagire. Meglio scegliere il silenzio.
Alle radici del nostro malcontento
La perdita di identità dell'essere umano è notoriamente una delle cause che hanno favorito la nascita del romanzo contemporaneo. Ottieri e Volponi hanno circoscritto questo problema al mondo dell'industria, della tecnologia e del capitalismo. Lo status economico, con tutti i suoi problemi, diventa la metafora dell'alienazione dell'essere umano contemporaneo che, preso nella morsa della tecnologia, perde completamente la sua identità e deve fare i conti con la follia.