Gli itinerari della Stultifera Navis sono viaggi fuori dalla scatola tecnologica, percorsi di liberazione nel quale si fondono consapevolezza e critica, forme di resistenza alla spinta verso un adattamento continuo che non comprende alcuna forma di scelta libera. Questo itinerario percorre la rotta più battuta, forse la più necessaria della nave: quella che chiede cosa significa essere umani, non in astratto, non in un manuale di filosofia, ma qui, ora, in questo preciso momento storico in cui la tecnologia non si limita a trasformare il mondo ma trasforma il soggetto che lo abita. 

Questo itinerario nasce dal rovistare lento ma determinato dentro il BAULE della nave.Non è un itinerario consolatorio. Non offre risposte definitive. Offre qualcosa di più difficile e di più prezioso, aiuta a porsi e a porre le domande giuste, formulate con precisione, da chi ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Quello che ne è uscito è di tale ricchezza da poter articolare l'intero itinerario attraverso tappe, ognuna di per sé autonoma. Si può percorrere l'itinerario entrando dove si vuole, ma percorrerlo per intero, in sequenza genera qualcosa che nessuna singola tappa può dare. Produce una mappa che aiuterà a definire nuove tappe attraverso nuovi rovistamenti futuri nel BAULE-STIVA della nave.


Le tappe identificate sono state sei a cui corrisponderanno tutti i testi associati all'itinerario:

Il linguaggio dell'etica: le parole che ci costituiscono.

Il primo approdo è quello delle parole. Non come esercizio retorico, ma come fondamento. Le parole su cui investire sono parole che fanno riferimento a virtù sociali, sono incarnate, strettamente connesse con gli orizzonti di valori personali, all'ethos, alle strutture e alle istituzioni nelle quali ogni individuo è inserito. Sono parole come: amore, amicizia, collaborazione, comunità, compassione, cultura, democrazia, dono, educazione, equità, etica, gentilezza, generosità, giustizia, fiducia, felicità, libertà, onestà, ospitalità, responsabilità, resistenza, rispetto. Il testo che più di tutti illustra questo passaggio è «Carezzare le parole. Le parole dell'etica» di Carlo Mazzucchelli e propone un'operazione semplice e radicale insieme, il recupero delle parole che la realtà delle piattaforme attuale contemporanea ha svuotato, deformato, mercificato. Il recupero non può essere una operazione di nostalgia, ma di responsabilità e resistenza. L'una e l'altra espressioni di esperienze etiche che nascono da uno scarto determinato da una scelta, che genera timore e tremore, ma che attraverso di essa si riesce a scoprire cosa ci costituisce internamente.

La libertà di scelta: ciò che le macchine non possono fare al posto nostro.

La seconda tappa è quella più direttamente politica. Delegare la libertà di scelta alle macchine e ai suoi meccanismi predittivi è rinunciare alla consapevolezza, alla creatività e alla responsabilità, anche alla imprevedibilità, che rende l'essere umano ciò che è, mai del tutto prevedibile né tanto meno del tutto determinabile. Come ha scritto Francesco Varanini la libertà non è un dato, è una pratica. Si esercita o si perde. E si perde non con un atto di forzam si perde per deleghe progressive, per comodità accumulata, per abitudine alla risposta già pronta. La rinuncia è la negazione di una mente consapevole, è la resa all'automazione e alla ripetitività, racconta l'incapacità a esprimere creatività e novità, ma soprattutto è la fuga dalla responsabilità, che sempre nasce dall'essere individui incarnati in relazione con gli Altri e con l'ambiente di cui fanno parte. Questa tappa dell'itinerario è il suo cuore etico: non si può essere umani per delega. Il Testo di riferimento: «Dubbio e libertà di scelta in contesti sempre più virtuali e digitali»

L'errore come forma di libertà.

La terza tappa capovolge una delle categorie più abusate del sistema contemporaneo: l'errore come fallimento da evitare, come inefficienza da correggere, come anomalia dell'ottimizzazione. L'essere umano non è semplicemente un soggetto che sbaglia, ma un essere che, attraverso l'errore, si espone a un processo di continua reinvenzione. Nell'incrocio tra il fallimento e il vagabondare, tra il limite e la possibilità, si dischiude la vera natura della conoscenza. È una tesi filosoficamente radicale: l'errore non è il contrario della verità, è la via verso di essa. Una macchina non sbaglia nel senso proprio del termine. ma produce output corretti o scorretti in base ai parametri definiti da che la macchina na ideato e costruito. Solo un essere umano può sbagliare davvero, perché solo un essere umano può scegliere, e quindi può scegliere male, e quindi può imparare da quella scelta. La filosofia non è chiamata a eliminare l'errore, ma a mantenere aperta la possibilità di porre nuove domande, di destabilizzare l'ovvio e di trasformare l'incertezza in un campo fertile di ricerca. Non si tratta di correggere per stabilizzare, ma di abitare il margine dell'errore come spazio di libertà e di rinnovamento critico.Testo di riferimento: «Errore-Umano. Tra limite e possibilità»

L'alienazione: quando l'essere umano diventa macchina.

La quarta tappa è quella storicamente più fondata, e forse la più inquietante. La perdita di identità dell'essere umano è notoriamente una delle cause che hanno favorito la nascita del romanzo contemporaneo. La tecnologia e il capitalismo creano il luogo in cui l'essere umano è alienato, disumanizzato, spersonalizzato, ridotto a macchina, annullato nella sua soggettività perché schiacciato nella morsa della tecnologia, perde completamente la sua identità e deve fare i conti con la follia. Questa tappa mette in dialogo la grande letteratura italiana del Novecento con il presente digitale: l'alienazione della fabbrica e l'alienazione della piattaforma non sono la stessa cosa, ma condividono la stessa struttura. In entrambi i casi, c'è un sistema che riduce il soggetto a funzione, a operaio, a utente, a dato. E in entrambi i casi, la resistenza passa attraverso il recupero della soggettività, attraverso la letteratura, il pensiero, la cura di sé come essere irriducibile a qualsiasi ruolo. Testo di riferimento: «Alle radici del nostro malcontento»

Costruire un nuovo umanesimo: l'utopia come etica.

La quinta tappa è quella propositiva e la più coraggiosa, perché proporre, in un'epoca di disincanto, è già un atto di resistenza. Il ricorso al logos comporta una riflessione su sé stessi, sulla propria vulnerabilità e caducità, comporta la riscoperta della spiritualità, l'assunzione di responsabilità che competono all'uomo nella fase critica che l'umanità intera sta attraversando, comporta la scelta di azioni finalizzate al bene comune, la pratica di una cittadinanza politica mirata a cambiare i modelli correnti con altri fondati sulla solidarietà, sulla tolleranza, sulla redistribuzione e sulla equità. Il nuovo umanesimo non è la nostalgia di un passato che non tornerà, è la costruzione di un futuro che non è ancora inevitabile. Investire su pratiche umaniste significa ridare slancio a una parola come utopia, da tempo finita nel dimenticatoio. La pratica dell'utopia è etica, riflette una coscienza critica e progettuale insieme. Tiene viva l'immaginazione, è una potente forza di cambiamento, salvaguarda la nostra libertà di fronte al conformismo dilagante. È la risposta che questo itinerario costruisce tappa dopo tappa, non una rassegnazione alla zombie, non la fuga dal Leviatano, ma la costruzione paziente, quotidiana, collettiva, incarnata, di qualcosa di diverso. Testo di riferimento: «Costruire un nuovo umanesimo»

A tenere insieme le tappe in cui si sviluppa l'itinerario qui proposto è la Stultifera Navis stessa, vista come progetto e come pratica etica. 

La Stultifera Navis ospita riflessioni filosofiche, analisi politiche e critiche sociali, testi di letteratura e poesia, nella fiduciosa convinzione che, dalle differenze tra i singoli testi, intesi come nodi di una rete sempre in fieri, possa emergere una conoscenza collettiva che si evolve istante dopo istante, e che appare come bene comune. Non è un caso che la Stultifera Navis si proponga come dono. Un dono che esclude ogni relazione economica, e che chiede invece un duplice impegno: leggere e scrivere come atti etici. Non come consumo culturale, ma come pratica di presenza al mondo, come scelta di essere soggetti invece di essere oggetti, come rifiuto della delega (all'algoritmo, alla macchina, al sistema). Lo dtolto drlla nave è un saggio, non si preoccupa del pubblico consenso, dei canoni vigenti, del giudizio delle istituzioni. segue la propria strada. Seguire la propria strada, in un mondo che ha trasformato ogni sentiero in un percorso guidato, è già, in sé, un atto etico.


Una nota per il navigante

Questo itinerario non si esaurisce in questi sei testi. È una rotta aperta — ogni testo della Stultifera Navis che tocca l'etica, l'umanesimo, la libertà, la responsabilità è una tappa potenziale. Il baule è pieno. L'invito è a rovistare, con la lentezza che il mare aperto richiede e che la terraferma digitale non concede mai.


Carezzare le parole che cambiano, noi con loro

Chi è capace di entrare in connessione empatica con gli altri, è abituato all’ascolto, e a guardare negli occhi il suo interlocutore o la sua interlocutrice, sa che con le parole è possibile ferire un corpo così come accarezzarlo dal di dentro, armonizzando mente e cuore, emozioni e pensieri. - Un capitolo intero da me scritto, tratto dal libro OLTREPASSARE - Intrecci di parole tra etica e tecnologia, scritto insieme a Nausica Manzi e pubblicato nel 2022.

Dubbio e libertà di scelta in contesti sempre più virtuali e digitali

Il contesto in cui esercitare il dubbio e la nostra libertà di scelta è sempre più quello virtuale. In esso abbiamo trasferito armi e bagagli, menti e azioni, le nostre intere esistenze, creando dei nostri doppioni nella forma di account o profili digitali. Questo contesto è formato da innumerevoli mondi artificiali, tutti vissuti come reali, tutti governati da algoritmi potenti che ne determinano funzioni e prestazioni, routine e comportamenti, scelte e decisioni. Dentro scenografie e sceneggiature ispirate dalla fisica sociale le scelte sono diventate binarie, agiscono su semplici interruttori che ci vengono proposti come strumenti potenti per l’esercizio della nostra libertà, ma che in realtà ci tolgono autonomia, ci impediscono di apportare modifiche al contesto nel quale esse sono rese possibili. E' necessario recuperare la capacità di pensare criticamente. Lo si può fare praticando il dubbio e la libertà di scelta. Meglio se basata sulla conoscenza, la (tecno)consapevolezza e la responsabilità. (𝗜𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 è 𝘂𝗻 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝗡𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 - 𝗣𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗠𝗲𝘁𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼).

Errore-Umano. Tra limite e possibilità

L’errore non è un elemento accidentale della conoscenza, né un semplice inciampo nel percorso del pensiero, ma una manifestazione essenziale della condizione umana. Esso non rappresenta una mera privazione o un limite da colmare, bensì l’apertura stessa al divenire, il segno di un’intelligenza che si misura con l’incompletezza e con la necessità di trascendersi. Ogni atto cognitivo autentico si radica in questa dialettica tra ciò che è dato e ciò che può essere ripensato, tra la stabilità del sapere e la sua continua ridefinizione. Lungi dall’essere una deviazione dalla verità, l’errore ne costituisce il motore segreto: disarticola le certezze consolidate, introduce uno scarto nell’ordine del già noto e rende possibile l’emergere di nuove prospettive.

Alle radici del nostro malcontento

La perdita di identità dell'essere umano è notoriamente una delle cause che hanno favorito la nascita del romanzo contemporaneo. Ottieri e Volponi hanno circoscritto questo problema al mondo dell'industria, della tecnologia e del capitalismo. Lo status economico, con tutti i suoi problemi, diventa la metafora dell'alienazione dell'essere umano contemporaneo che, preso nella morsa della tecnologia, perde completamente la sua identità e deve fare i conti con la follia.

Costruire un nuovo umanesimo

Abbracciare un nuovo umanesimo può trasformare tutti in costruttori di utopie capaci quindi di immaginare e dare forma a nuovi mondi verso i quali dirigersi, lasciandosi indietro un tecno-mondo diventato acquario trasparente, riflettente la realtà grigia e triste che lo racconta, portatrice di solitudini e infelicità, ma soprattutto impossibilitata a soddisfare i bisogni reali delle persone che lo frequentano. Il disincanto crescente che interessa un numero crescente di persone è foriero di grandi cambiamenti, ma prima bisogna partecipare alla battaglia culturale che serve per alzare lo sguardo dagli schermi e immaginarsi territori utopici nei quali trasferirsi, non da soli ma insieme a molti altri.

[Etica]

‘Etica’ e ‘morale’ sono termini strettamente connessi. E al di là di cavillose e sottili distinzioni concepite dai filosofi, indicano una cosa semplice e precisa:  il sistema  di concetti, giudizi, norme, valori a cui fa riferimento, nella sua condotta, ogni singolo uomo.

OLTREPASSARE – Intrecci di parole tra etica e tecnologia

Dentro mondi virtuali, in assenza di corpo, di volti e di sguardi, viviamo pseudo-vite digitali, determinate dal volere di codici stranieri, algoritmi prepotenti e servitù volontarie. Il disincanto tecnologico emergente suggerisce il distacco dal tempo presente per andare oltre e altrove, per mettersi in viaggio, oltrepassare, alla ricerca esperienziale di nuove formule esistenziali utili a vivere dentro le innumerevoli crisi di questo mondo. Obiettivo di questo viaggio, tra etica e tecnologia, è la riscoperta del valore umano dell’esistenza e di nuovi orizzonti di senso, è il recuperare una socialità incarnata che permetta di incontrare ed entrare in contatto con l’Altro nella sua alterità e unicità, inteso come persona con la quale ritrovarsi. Lungo questo cammino, il primo passo consiste nel tornare a porre attenzione alle parole, al linguaggio, al parlare comune.

Umanesimo radicale: quale macchina ci accompagna nel prenderci cura

Noi umani siamo siamo oggi accusati di considerarci eccezionali, dominatori e sfruttatori della natura, padroni del mondo. Siamo invitati a riconoscerci come meri agenti che operano in una rete di agenti, dove sono agenti, accanto a noi e come noi e insieme a noi, cose e macchine. Ci viene continuamente ripetuto che il vivere consiste nell'interagire con macchine, nell'interfacciarci con macchine, nel co-evolvere con macchine. Veniamo spinti a chiederci quale spazio resti per noi umani in questo scenario. Quale ruolo resti per l’uomo ente tra gli enti, povera cosa. All’umano pre-giudicato come vittima dell’odio e della paura, schiavo di insane passioni, viene proposto un compagno, e forse anche imposto un maestro: la macchina. Ma convivono in realtà due progetti. Da un lato il progetto della macchina a portata di mano, macchina progettata per accompagnare l’umano nel coltivare esperienze, e per offrirgli qui ed ora, di fronte al problema, le tracce di ogni conoscenza che potrebbe rivelarsi utile. Dall'altro il progetto della macchina enorme cosa astrusa lontana dall’uomo, macchina che che sovradetermina l’umano e lo considera come cosa. Torniamo così a una responsabilità umana: quali macchine costruiamo come tecnici, quali macchine, come cittadini, lasciamo che vengano costruite. Il considerare gli umani attanti tra attanti è una grande fuga ontologica. La risposta sta in un umanesimo radicale: non certo un rifiuto della macchina in sé, ma un rifiuto della macchina che non ci accompagna (Scrivo questo sommario all'inizio del 2026. Per il resto lascio il testo come l'avevo scritto nel 2015. E il terzultimo capitolo di 'Macchine per pensare', Guerini e Associati, 2016, dove il testo appare con il titolo: 'Cose lontane e strumenti a portata di mano').

Sicofante

Ci vengono proposte ogni pie' sospinto parole nuove. Sembra inevitabile: nuove tecnologie digitali, nuovo lessico. Un lessico esoterico, fatto di parole inglesi, presto diffuse da consulenti ed esperti. Parole che più di spiegare occultano. Molte, in realtà, sono le parole per dire in modo semplice e chiaro di come la macchina di cui tanto si parla si rivolge agli umani che la usano con 'excessive validation or praise'. Ma si sceglie di dire: 'Sycophancy'. Propongo quindi un breve viaggio tra le possibili parole capaci di definire l'atteggiamento, dall'antica Grecia ad oggi. Viaggio che mi permette di dire, in conclusione: 'Dario Amodei è un sicofante'.

Estar siendo: L’imperativo dell’agire nel pensiero di Miguel Benasayag

Per Benasayag, l’azione non è la manifestazione esteriore di un’essenza interiore già costituita. È al contrario il processo stesso attraverso cui ci costituiamo come soggetti. Questa inversione è radicale. Noi non agiamo perché siamo qualcosa, ma siamo qualcosa perché agiamo. Questa posizione filosofica ha immediate conseguenze esistenziali e politiche. Significa che non possiamo delegare la nostra esistenza a un’identità precostituita, sia essa nazionale, ideologica o professionale. Significa che ogni momento, ogni situazione, ogni evento richiede una scelta, un posizionamento, un’assunzione di responsabilità. Siamo condannati, ma anche liberati, dall’imperativo dell’azione.

Rethinking Meaning in the Age of AI? Direi piuttosto: Uscire dalla scatola

L'articolo di Owen Matson 'Rethinking Meaning in the Age of AI', apparso qui sulla 'Stultifera Navis', pone questioni molto interessanti. Nell'Age of AI macchine rimodellano gli ambienti in cui prendono forma il senso, il giudizio e la responsabilità umani. Ma l'obbligo etico rimane legato a forme di vita capaci di rispondere. Per rispondere è necessario lasciar perdere la fumosa filosofia che giustappone oggi umani e macchine, tendendo a considerarli inscindibili, chiusi insieme in una scatola. Serve uscire dalla scatola. Tornare alla saggezza umana. Vedremo allora che la responsabilità della situazione presente non ricade solo sui tecnici che progettano e sviluppano, né solo su legislatori e politici, chiamati a dettare norme. La responsabilità ricade su ogni cittadino, che è chiamato a capire, a tenersi lontano dal pensiero in scatola, e a pensare da sé. La responsabilità ricade su ognuno di noi.

Il Golem, lo Zoo e l'inganno di Skynet: Verso un'etologia della domesticazione umana.

"Non siamo stati invasi. Siamo stati amministrati. Non siamo stati incatenati. Siamo stati sedati." In questo saggio, Jorge Charlin decostruisce la paura cinematografica di un'Intelligenza Artificiale ostile (il mito di Skynet) per rivelare una minaccia molto più concreta e attuale: la domesticazione dell'essere umano. Attraverso le metafore architettoniche della "Gabbia" e dello "Zoo", e recuperando la figura mitologica del Golem, l'autore analizza come la Governance Tecnocratica e l'IA Generativa non stiano cercando di distruggerci, ma di amministrarci come utenti passivi. Una riflessione che unisce filosofia politica, etologia e critica tecnologica per proporre un ritorno alla "Sovranità Cognitiva" come unico antidoto all'atrofia esistenziale.

Tempi di "flottille", vascelli, navi, navicelle e di coraggiosi folli!

L’avventura della Global Sumud Flottilla è collegabile per me anche al progetto della Stultiferanavis, una iniziativa pensata per folli che nel mondo ignorante, insensibile e disumano attuale appaiono come saggi. - Questo è tempo di vascelli, di viaggi avventurosi e consapevoli, di naviganti coraggiosi e folli, resilienti ma soprattutto resistenti, persone comuni che sentono il richiamo etico e valoriale a fare delle scelte, sfidanti e rischiose, che vanno al di là delle appartenenze politiche, delle fedi e delle ideologie, per reagire alle ingiustizie, alla disumanità teorizzata e praticata e alle persecuzioni, esercitando la responsabilità per andare in soccorso di chi sta male o sta subendo una ingiustizia. In un mondo che va a rotoli siamo tutti alla ricerca di senso e di significati più profondi della nostra esistenza. Mettersi in mare aperto è un punto di partenza, anche per evitare il naufragio che si sta preparando sulla terraferma.

Etica, delega e automazione: l'intelligenza artificiale tra responsabilità istituzionale e pratiche organizzative

L'intelligenza artificiale rappresenta oggi non soltanto un complesso di tecnologie emergenti, ma un dispositivo attraverso cui si distribuiscono pratiche etiche che incidono profondamente sull'organizzazione sociale. Chi progetta, addestra e implementa sistemi di IA compie scelte valoriali che, sebbene spesso implicite, determinano ciò che viene considerato giusto, accettabile o preferibile in molteplici ambiti della vita collettiva.

La vita dopo la vita: appunti per un’etica della conoscenza

Sette premi Nobel, alcuni dei più lucidi testimoni del nostro tempo, si sono incontrati in un Giappone sospeso tra ipertecnologia e spiritualità laica, per discutere non di “cosa verrà”, ma di “cosa diventa vivo” quando le forme del vivente cambiano. Il risultato non è stato un simposio di certezze, ma una composizione polifonica di intuizioni, domande e piccoli smottamenti concettuali. Come se, in controluce, emergesse la vera posta in gioco: non stiamo immaginando un futuro per la vita, stiamo decidendo se la vita — così come l’abbiamo conosciuta — avrà ancora un futuro.

Giustizia, libertà, democrazia

'The Idea of Justice', E' un libro importante da molti punti di vista: etica ed economia, globalizzazione, rapporti tra ricchi e poveri, il potere come sopraffazione e il potere come protezione dei deboli. La democrazia non è garantita dai sistemi elettorali, sempre imperfetti, e risiede, invece, nella discussione in pubblico. Più che la forma elegante e raffinata delle regole, conta ciò che praticamente si può fare qui ed ora. Più che i diritti, contano le libertà. Alla base dell’agire economico non c’è solo l’utilitarismo. C’è anche, per ognuno di noi, la solidarietà. Sen è in questo libro innanzitutto filosofo, ma non dimentica di essere un economista: ci propone così anche una acuta riflessione sulle metriche. Solo metriche diverse da quelle attualmente in uso potranno rendere visibili fonti di ricchezza oggi trascurate e non adeguatamente remunerate: il lavoro femminile, le capacità di coloro che vivono nelle periferie del mondo. Tutto discende dallo sguardo multiculturale di Sen, indiano e anglosassone, umanista e matematico, economista e filosofo, accademico e politico.