Educazione, Lavoro, Organizzazione e Apprendimento
I verbali delle riunioni purtroppo non sono più quelli di prima
L'organizzazione è fatta delle pratiche discorsive di noi che viviamo in quel mondo. Non possiamo fare a meno di osservare un enorme impoverimento cui va soggetta di questi tempi ogni organizzazione. Il 'parlare comune', che è la prima fonte dell'organizzazione, è subordinato al filtro della cosiddetta intelligenza artificiale. Basta confrontare un verbale scritto da un un umano membro dell'organizzazione e un verbale stilato dalla macchina. Leggete il verbale scritto dalla macchina. Piatto e grigio resoconto. Ogni verbale scritto dalla macchina sottrae qualcosa.
Tra Terra e nuovole: Demetra e Storm nella lotta alla fame digitale
di Luca Sesini e Beppe Carrella - Demetra e Storm non sono solo simboli. Sono bussole narrative per orientarci in un presente complesso. Una ci ricorda che nutrire è un gesto sacro, l’altra che il clima è un diritto collettivo. Insieme, ci invitano a costruire reti digitali che non siano solo efficienti, ma anche giuste, inclusive e rigenerative. Perché la fame non si sconfigge solo con più cibo, ma con più equità, più ascolto, più immaginazione.
'Scolarizzazione' del web e metacompetenza
Non serve censurare la rete. Serve educarla. Una riflessione sulla scolarizzazione del web e sulla metacompetenza necessaria per abitare lo spazio pubblico digitale.
Scrivere senza pagarne il prezzo
Abbiamo delegato la fatica del pensiero a una macchina che non perde il sonno, non rischia nulla e non risponde di nulla. Ma il problema non è la macchina. Il problema è che le abbiamo aperto la porta noi, e molto prima che esistesse.
Dal basso verso l’alto: perché la politica ha bisogno di esperienza reale
La politica nazionale può prescindere dall’esperienza reale? Una riflessione sul valore della responsabilità locale come fondamento di una democrazia più solida e meno improvvisata.
Quando l’intelligenza diventa un lusso che non possiamo più permetterci
Quando scrivo che l'intelligenza sta diventando un lusso che non possiamo più permetterci, non uso una metafora ad effetto né cedo alla tentazione del titolo provocatorio fine a se stesso. Parlo di qualcosa di molto concreto, di una trasformazione silenziosa ma inesorabile che sta ridisegnando i confini di chi avrà accesso al pensiero profondo e chi invece rimarrà imprigionato nella superficie scintillante di un'esistenza cognitivamente impoverita. È una tragedia che si consuma in silenzio, senza drammi visibili, con la discrezione inquietante delle ingiustizie che nessuno vuole nominare perché nominarle significherebbe assumersi la responsabilità di cambiarle.
Chi ha diritto al futuro? (POV #24)
Mariana Mazzucato vs Nick Srnicek: lavoro, reddito e dignità nel capitalismo dell’AI Se l’automazione riduce il bisogno di lavoro umano, la dignità sociale deve continuare a dipendere dall’occupazione o diventare un diritto incondizionato? Chi decide, oggi, che cosa ha valore nell’economia dell’AI? Queste domande tornano al centro del conflitto politico e non riguardano solo il futuro del lavoro, ma il rapporto tra produzione, reddito e cittadinanza in società sempre più automatizzate. Il confronto tra Mariana Mazzucato e Nick Srnicek si colloca esattamente su questa questione. Mazzucato, economista dell’innovazione e teorica dello Stato imprenditore, sostiene che la tecnologia debba essere orientata da politiche pubbliche capaci di creare valore sociale e lavoro di qualità. Srnicek, filosofo politico dell’economia digitale e teorico del post-lavoro, parte invece dalla crisi strutturale del lavoro salariato nel capitalismo delle piattaforme. L’automazione, per lui, apre la possibilità di separare reddito e occupazione e di immaginare nuove forme di libertà fondate su tempo liberato e sicurezza economica universale. Due prospettive divergenti, ma accomunate del medesimo obiettivo, ridefinire il significato della dignità sociale in un’economia in cui il lavoro non è più la misura esclusiva del valore umano.
[Talento]
[Solidarietà]
[Comunità]
Una convergenza inattesa tra value streams e zone d'ombra
Casey LaFrance, professore di Political Science alla Western Illinois University e consulente specializzato in value delivery, ha recentemente pubblicato un saggio sui vincoli relazionali nei flussi di valore organizzativi. Il suo lavoro, parte del progetto Listening for Value, converge in modo sorprendente con la mia ricerca sull'ingiustizia epistemica nelle organizzazioni. Arriviamo da genealogie intellettuali differenti — lui da Carl Rogers, Lean thinking e Theory of Constraints; io da Miranda Fricker, Marcel Mauss e André Leroi-Gourhan — eppure osserviamo lo stesso fenomeno strutturale: il significato si degrada sistematicamente prima che l'azione cominci. La tesi centrale di LaFrance sostiene che nelle organizzazioni contemporanee il valore fallisce principalmente per un motivo specifico: prima ancora di agire, le persone hanno già frainteso cosa si deve fare e perché. Il significato collassa nel momento in cui viene comunicato, indipendentemente da competenza, impegno o sforzo successivi. I vincoli relazionali nei value streams emergono dove l'interpretazione limita il movimento del significato attraverso il sistema. Un esempio: il manager chiede "migliora il servizio clienti". Il team ICT interpreta "automatizza le risposte". Il commerciale interpreta "assumi più personale". Il controller interpreta "riduci i tempi di attesa". Tutti agiscono con competenza su interpretazioni diverse dello stesso obiettivo. Il fallimento è già inscritto nella fase di comunicazione, non nell'esecuzione. Le organizzazioni investono enormemente in sistemi per produrre informazione — report, dashboard, metriche, compliance artifacts — faticando sistematicamente a tradurre quell'informazione in comprensione condivisa.
[Assemblea]
The Generative Value of Friction in Digital Media: Neuroscience, Education, and Play
This article, first published in Journal of Digital Media & Interaction ISSN 2184-3120 Vol. 8, No. 20 (2025), pp. 105–119 DOI:10.34624/jdmi.v8i20.40175, explores the conceptual value of friction in digital interactions, opposing the dominant rhetoric of “zero friction” in contemporary design, which reduces experience to mere efficiency. The removal of friction raises fundamental questions about the nature of experience and the formation of knowledge, since human experience has historically involved engagement with the resistance of the external world — an element that stimulates attention and meaning. In digital contexts, interface design aims to maximize fluidity, minimizing difficulty and interruption. While this improves usability, it can also diminish cognitive engagement and the capacity for critical interaction, fostering a perception of the world as entirely controllable and devoid of mystery. The article argues that friction can instead constitute a generative resource, not only in videogames — where it takes the form of intentional difficulty that prompts strategic reflection — but also in learning and neuroscience, as a space for error, recalibration, and cognitive effort. The analysis proposes a conceptual framework connecting these domains, showing how friction can become a condition for learning, engagement, and transformation. Keywords: Friction; Error; Digital interaction; Transformative learning; Game-based learning; Neuroplasticity
[Artifact]
[Agenda]
La classe fantasma: quando docenti e studenti copiano dalla stessa IA
Siamo di fronte a una biforcazione storica. L’AI può catalizzare una trasformazione positiva dell’educazione, liberando i docenti migliori da compiti ripetitivi per concentrarsi su ciò che solo l’umano può fare: coltivare curiosità, modellare rigore intellettuale, costruire relazioni educative autentiche. Ma può anche accelerare una deriva già in corso: la riduzione dell’insegnamento a trasferimento di informazioni processate, la perdita della relazione pedagogica come incontro trasformativo tra intelligenze umane, l’atrofia delle competenze sia dei docenti che non sviluppano mai maestria autonoma, sia degli studenti che non incontrano mai resistenza cognitiva produttiva. La differenza tra questi due futuri non risiede nella tecnologia. Risiede nelle scelte politiche, istituzionali e professionali che faremo.
[Attimo, Momento, Istante]
KITT, iGeorge e il paradosso dell'innovazione conservatrice
di Luca Sesini e Beppe Carrella. - Oggi, mentre viviamo nell'epoca delle auto elettriche e dell'IA, il paradosso di Knight Rider ci interroga sulla sostenibilità digitale in modi inaspettati.
Verso l'Enterprise della Sostenibilità Digitale
Alleanze strategiche, etica e tecnologia al servizio del pianeta. Di Luca Sesini e Beppe Carrella