Dove va la Medicina

Sempre nuove tecnologie offrono nuove sempre opportunità. Ma le opportunità sono forse cogenti? Siamo forse obbligati ad accoglierle? Le domande sono particolarmente significative se applicate al campo della Medicina.

Il tè a casa di Sir. Popper

Abstract Ci sono incontri che non servono a stabilire chi ha ragione o chi ha torto, ma a ridefinire le domande fondamentali. Immaginate un pomeriggio londinese, due visioni del mondo e un tavolino da tè a fare da confine: da una parte il rigore della razionalità, dall'altra l'idea che il pensiero non sia confinato solo nella mente, ma si estenda anche al corpo, agli strumenti e alle relazioni. La questione non è stabilire quale pensiero abbia una rilevanza maggiore. Il punto è un altro: Possiamo ancora permetterci una visione della conoscenza che escluda il ruolo dell'osservatore? O dobbiamo iniziare a considerare la realtà come qualcosa che emerge dall'interazione tra il soggetto, il contesto e l'ambiente? Non si tratta di destrutturare principi consolidati, ma di riconoscere quando questi, da soli, non siano più sufficienti a interpretare la complessità. Forse, proprio come nella musica di Mozart, è nella tensione tra struttura e apertura che nasce qualcosa di inedito.

Epidemia o pandemia

Si torna a parlare, dopo sei anni, di minaccia sanitaria causata da virus. Tornano a imperversare sui mass media gli Esperti, i Virologi. Allora si diceva: 'niente sarà più come prima'. Ma tutto è tornato come prima. Non è cresciuta nessuna consapevolezza sociale del rischio. E si riparte dagli stessi discorsi degli stessi esperti. Ripubblico quindi senza cambiare una virgola e con lo stesso titolo un articolo pubblicato nell'agosto 2020. Oggi come allora è opportuno riflettere sulla differenza tra due parole: 'epidemia' e 'pandemia'. 'Epidemia' è parola antichissima che significa: 'vivere in un luogo', e quindi anche 'straniero che viene tra noi'. E' una parola che parla di accoglienza, e allo stesso tempo di cautela e di cura. In senso medico è quindi una minaccia alla quale si risponde con la consapevolezza, con l'attenzione collettiva. 'Pandemia' è una parola artificiale, coniata verso la metà del 1800, appartenente al lessico tecnico della medicina normativa: vuol dire 'malattia pubblica dichiarata da una autorità'. Resta quindi aperto un interrogativo: vogliamo, insieme, prenderci cura di noi, o scegliamo di affidarci a una autorità che decide per noi? Noto infine che per coincidenza pubblico ora questo articolo il 18 maggio 2026. Il giorno in cui sei anni fa potevamo tornare a muoverci all'interno della regione senza autocertificazione, si riaprivano parchi e musei e biblioteche, negozi, ristoranti e luoghi di culto.

Equivoci e interpretazioni del concetto di cultura

Il concetto di “cultura” si presta a equivoci e a questioni interpretative che inducono spesso a errori o a equivoci. D’altronde, anche storicamente il concetto di cultura è sempre stato equivoco, dato che fin dall’antichità i vari popoli ne hanno interpretato il significato in modo difforme. Vi è quindi una sorta di “peccato originale”, sul piano semantico, di cui dobbiamo tenere conto, prima di affrontare ogni altro argomento, data l’importanza che in particolare nell’ambito dell’antropologia culturale riveste questo concetto. In concreto dobbiamo prima essere in grado di isolare e denotare i referenti concettuali sui quali si sono formati i variegati significati socialmente accettati del termine cultura, dato che ancora oggi questi significati continuano ad avere un po’ tutti legittimo uso nella quotidianità delle persone.

Intelligenza (artificiale) e stupidità (umana)

Chi celebra l’intelligenza artificiale come il punto di arrivo di un progresso continuo che dura da tempo e “non avrà fine”, dimentica la barbarie in cui questo progresso ci ha portato, oggi anche sottomettendo la scienza, mettendola al proprio servizio e a quello delle sue narrazioni manipolatorie e propagandistiche. La barbarie non è colpa della tecnologia, viene da lontano, ma oggi la scienza ha fornito ad essa uno strumento potentissimo chiamato “intelligenza artificiale” che questa barbarie potrebbe persino allargare, diffondere e approfondire. La barbarie di cui parliamo qui non viene dall’esterno ma è endogena, nasce tutta da dentro, dalla nostra società occidentale, è il prodotto logico del suo sviluppo tecnico ed economico, la conseguenza necessaria di premesse che l'Occidente ha accettato senza capirne a fondo tutte le implicazioni, forse addirittura ignorandole.

Coscienza, simulazione, realtà (POV #31)

Anil Seth vs David Chalmers: Se l’esperienza soggettiva è il criterio del reale, cosa distingue una mente biologica da una simulata? Che cosa resta della coscienza quando la tecnologia rende plausibile vivere dentro mondi simulati, interagire con sistemi che parlano e decidono, delegare parti crescenti dell’esperienza a infrastrutture computazionali?

Mens sana in corpore sano

Tutto si tiene, lo affermo subito. Mi riferisco ovviamente all’America e a quella parte di essa che ne è il nucleo fondante e centrale. Quella che tiene i fili di quella società e, ahimè, anche del mondo (solo perché c’è chi glielo permette). Quella che in questo preciso momento storico sta facendo danni inenarrabili e che non è slegata al discorso che sto per fare. L’ argomentazione è che le nuove tecnologie sono l’attuazione di un progetto culturale che parte addirittura dai primi pellegrini che arrivarono nel continente americano nel seicento. Se quei pellegrini vivessero oggi, sarebbero la base elettorale che sta dietro all’elezione di Trump tanto per intenderci e sarebbero i più fervidi tifosi dei vari CEO di compagnie tecnologiche.

Salpa chi osa. Un invito a salire a bordo della Stultifera Navis

La Stultiferanavis è in viaggio da più di un anno. Lontani sono i rumori che sempre accompagnano il varo di una nave Dimenticati nella memoria di chi vi sta viaggiando sono anche i rumori della terraferma che sempre accompagnano i naviganti con l’intento di trattenerli o richiamarli a terra. Rumori identificabili in voci familiari, abitudini consolidate, certezze rassicuranti sul fatto che tutto ciò che vale sapere è già stato detto, catalogato e consegnato da qualcuno, anche in formato digitale.

Umano, troppo umano?

Si è passati dall’ospitalità all’ ospedalizzazione e come spesso è accaduto nella storia di questa umanità, invece che andare a trovare le cause e risolverle, ci si accontenta di trovare dei rimedi e delle pseudo soluzioni che non eliminano mai le ignorate cause: ne aumentano solo il disagio. Si pensa che cancellando il problema si cancelli anche la causa. Infatti è tutto una cancellazione di questi tempi, senza capire che il nascondere, l’evitare, l’edulcorare e l’insabbiare non servono. Come richiede il nostro essere umani, per cambiare e anche riparare bisogna attraversare ad occhi aperti il male che c’è alla fonte di tante problematiche e tante ingiustizie. Al contrario, si predica e si pratica l’idea che basti indossare uno scudo iperprotettivo oppure sia sufficiente munirsi di anticorpi sintetici e voilà che si evita il necessario confronto con la sofferenza. Ciò non fa altro che creare un delirio di narcisistica onnipotenza con cui è impossibile interagire. Meglio scegliere il silenzio.

Stultitia e intelligenza artificiale

Francesco Varanini ha scritto un articolo che ci invita a riflettere e condividere un percorso. Si intitola Stultitia. Invita chi è sulla Nave a ragionare insieme su cosa abbiamo in comune, chi siamo, dove stiamo andando. L'ho letto. E mentre leggevo è successa una cosa che succede sempre con le buone letture: alcune cose risuonavano come già note, altre aprivano domande. Non è una questione di sapere o non sapere — è la condizione normale di chi legge qualcuno che pensa. Una buona lettura non conferma: apre. Mette in moto. Genera il bisogno di cercare. Allora ho cercato. E su come ho cercato tornerò nel corso dell'articolo.