Educatrice professionale laureata presso l'università di Firenze.
Lavoro per promuovere l'inclusione della disabilità nel nostro tessuto sociale, per integrare e sostenere persone affette da malattie neurodegenerative siano essi anziani, giovani e bambini utilizzando varie tecniche psico-educative e olistiche apprese all'interno dei miei percorsi di studi.
Abilitata all'insegnamento ho anche frequentato il corso universitario di Psicologia Clinica e di Comunità Presso L’università di Psicologia di Firenze.
Parallelamente il mio ruolo di educatrice si esprime anche nell'ambito olistico, le due cose non possono essere certo disgiunte, occuparsi della cura del prossimo vuol dire occuparsene a tutto tondo.
Αἰθήρ — La luce generata dal buio
Un mondo reso interamente luminoso e interamente disponibile non è un mondo finalmente conquistato; è, per dirla con Rosa, un mondo muto, silenziato, da cui si è ritirato tutto ciò che — sottraendosi al possesso e allo sguardo — lo faceva risuonare.
Il Fondamento assente
Questo studio mette a confronto due architetture del pensiero che non si sono mai incontrate sulla pagina, ma che condividono un medesimo sottosuolo. Da un lato il saggio di Giuseppe Massimiliano Salamone, costruito intorno al frammento eracliteo ἦθος ἀνθρώπῳ δαίμων (êthos anthrópoi daímon), il carattere come daimon dell’uomo; dall’altro il pessimismo cosmico di Arthur Schopenhauer, tra i primi nell’Ottocento a porre alla radice del reale non un logos ordinatore, ma una Volontà cieca e senza scopo.² Il metodo è quello del saggio comparativo continentale: non confronto di tesi da arbitrare, ma riconoscimento di strutture che si chiamano e si respingono.
Φιλότης — Generare con l’altro
φιλότης (philótēs) indica lo stato della vicinanza-cara, dell’appartenenza-stretta; e nelle formule omeriche ed esiodee questo stato si specifica fino a coprire l’unione intima, sessuale, dei corpi. La locuzione φιλότητι μιγεῖσα (philótēti migeîsa, «unitasi in φιλότης») è formulare: μίγνυμι (mígnymi) è il verbo del mescolarsi, e φιλότης (philótēs) ne è il modo proprio quando a mescolarsi sono due esseri.
Ἐπιμέλεια ἑαυτοῦ'. Chi non si abita non può ospitare.
La cura di sé prima della cura dell’altro» Un solo gesto, dal mondo ellenico alla psicologia del profondo.
Νύξ δμήτειρα — La Notte domatrice degli dèi e degli uomini
C’è un gesto antico che nessuna tecnologia della luce può replicare e nessuna accelerazione può sostituire: alzare gli occhi verso il cielo nel momento in cui le ultime luci si spengono e la Notte, come scrive Hölderlin, viene piena di stelle e ben poco preoccupata di noi. In quel gesto non c’è nostalgia, non c’è rifiuto della modernità, non c’è arcaismo sentimentale: c’è l’accettazione della soglia di bronzo, il riconoscimento che l’alternanza tra visibile e invisibile non è un problema da risolvere ma il ritmo stesso dell’essere.
Ἔρεβος — La permanenza dell’oscuro
Ciò che la struttura genealogica dei versi esiodei consente di pensare — e che la filosofia occidentale, nella sua lunga fedeltà alle metafisiche della luce, non ha quasi mai voluto raccogliere — è che l’oscurità non sia privazione, non sia στέρησις del chiaro, non sia l’assenza da cui la luce ci riscatta, ma il grembo da cui la luce discende per generazione diretta. Il Giorno non è l’altro della Notte: è sua figlia. L’Etere non è il contrario dell’Ἔρεβος: è la sua prole. Chi vuole la luce senza riconoscere l’oscurità da cui viene, onora un fantasma; chi teme l’oscurità come semplice negatività, teme la propria origine.
Παρθενογένεσις — Generare senza l'altro
La transizione dalla custodia all'esposizione non è un atto di volontà, è il momento in cui ciò che è in gestazione ha raggiunto una forma sufficientemente stabile per reggere il confronto con il mondo. Non una forma definitiva, ma una forma che non viene distrutta dall'incontro.
La stirpe di ΧΑΟΣ
La tentazione è di addomesticare questa stirpe, di tradurla in allegoria morale o in catalogo di psicopatologie. Ma Esiodo non allegorizza, non nel senso in cui allegorizzeranno i commentatori posteriori, nomina. E ogni nome che pronuncia è un volto dell’ineliminabile, non il contrario dell’ordine, ma ciò senza cui nessun ordine sarebbe necessario, ciò che dà all’ordine la sua urgenza e il suo tremore. Scendere nella stirpe di Χάος (Cháos) significa accettare che il primo gesto del cosmo non fu un atto d’amore ma un aprirsi senza ragione, e che da quell’apertura sorse una notte che ancora genera, senza padre e senza fine.
ΑΡΧΙΤΕΚΤΟΝΙΚΗ ΤΟΥ ΠΡΩΤΑΡΧΙΚΟΥ - Architettura del Primordiale
Questo ciclo è nato da una convinzione: che fosse necessario ritornare alla radice, non per nostalgia, ma per ritendersi prima di scoccare la freccia. La parola «caos» ridotta a sinonimo di disordine, la parola «eros» appiattita su sentimento, la parola «necessità» confusa con costrizione, la parola «terra» trasformata in risorsa da sfruttare, dietro ciascuna di queste riduzioni c’era una Potenza dimenticata, e la dimenticanza non era innocente. Ogni parola maltrattata è una Potenza che non viene più riconosciuta; e ogni Potenza che non viene più riconosciuta non cessa di agire, agisce al buio, senza nome, senza il contenimento che il riconoscimento offre.
Ἔρως
ΤΑΡΤΑΡΟΣ — L'abisso
Antigone, Edipo e la trappola della cura: codipendenza senso di colpa e falso abbandono
Attraverso il mito di Antigone ed Edipo a Colono, questo articolo esplora la codipendenza nella relazione assistito-caregiver. Un veleno silenzioso che intossica entrambi, per nominare ciò che resta taciuto e attraversarlo diversamente.
ὙΠΑΤΙΑ L’ultima luce di Alessandria
Marzo 2026. Milleseicentoundici anni. Di Ipazia non resta una riga, eppure il suo silenzio parla più forte di interi corpus filosofici.
ΓΑΙΑ — Il fondamento
Gaia insegna che il fondamento autentico include la possibilità del terremoto. Che la terra che sorregge è la stessa che può spaccarsi, e deve spaccarsi, quando ciò che è stato costruito su di essa diventa prigione.
ΧΑΟΣ. Lo spalancamento
La domanda che Χάος pone all’uomo contemporaneo non è una domanda alla quale si possa rispondere con un programma o un metodo. È una domanda anteriore a ogni programma: sei ancora capace di fare spazio? Di spalancarti, come la voragine si spalancò prima di tutto? Di accogliere il vuoto non come difetto ma come condizione? Di sostare nella notte senza accendere lo schermo?
ΓΕΝΕΣΙΣ - Il venire all'Essere
L’individuo moderno non «viene all’essere» secondo una φύσις propria. Viene prodotto da istituzioni, sistemi, tecniche. La scuola «produce» diplomati; l’università «produce» laureati; il mercato del lavoro «produce» professionisti; i media «producono» consumatori. Il vocabolario non è neutro.
Χρόνος — Chronos
La modernità ha separato ciò che il mito univa. Ha dissociato il tempo dalla necessità interiore della trasformazione. Ha dissociato Senex da Puer, producendo insieme ossessione della giovinezza e tirannia delle procedure. E ora, ultimo inganno, ci offre il "qui ed ora" come salvezza.
Una mattina qualunque e una sola parola
Dal profondo di questa confusione emerge una parola sola, netta: RAPPORTO. Scrivere "rapporto" è già un atto di scelta consapevole, perché quella parola non è neutra, né pacificata. È carica di significato, esigente: richiede relazione, misura, equilibrio. È uno dei grandi denominatori comuni della vita umana.