NOVITA'[1836]
Benedetta la benevola AGI: La favola del Re programmatore
𝐈𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨. Ti svegli e il mondo è finalmente cresciuto. Niente politici, niente corruzione, niente guerre. Un'intelligenza artificiale serena e onnisciente governa il nostro pianeta con incorruttibile chiarezza. L'assistenza sanitaria è impeccabile, l'allocazione delle risorse istantanea, il crimine previsto fuori dall'esistenza. Ogni obiettivo climatico è stato raggiunto prima del previsto. Le città ronzano in perfetto equilibrio; Il traffico scorre come la poesia, i bisogni dei cittadini vengono soddisfatti prima ancora che espressi.
Ritmi di sviluppo software: una prospettiva cinese per il management dei progetti IT
Chi lavora nella gestione di progetti software ha spesso come riferimento le metodologie agili nate in ambienti angloamericani. Questi approcci hanno portato valore, ma tendono a trasformarsi in schemi rigidi e poco adattabili alle reali dinamiche dei team. In Software Development Rhythms, il prof. Kim Man Lui e Wing Lam Chan propongono una prospettiva diversa, radicata nella cultura professionale cinese e basata sul concetto di ritmo organizzativo. L’idea centrale è che il ritmo emerga dalla sinergia tra pratiche diverse, armonizzate per diventare più efficaci insieme che separatamente. Il libro è strutturato in due parti: la prima introduce il concetto di ritmo e ne esplora le basi teoriche, la seconda mostra come combinarlo con approcci come Scrum, Lean, CMMI o TDD per risolvere problemi concreti. Il risultato è un testo accessibile, ricco di esempi e casi reali, che invita a riconsiderare lo sviluppo software come un processo da orchestrare, non solo da eseguire.
Dal Giappone un approccio integrato al Project Management: P2M
Viviamo immersi in un ecosistema manageriale dominato da modelli anglosassoni, spesso più attenti alla forma che alla sostanza. Manuali, slogan e metodologie “chiavi in mano” promettono risultati rapidi, ma trascurano la complessità e la profondità necessarie per trasformare davvero un’organizzazione. In questo contesto, ho scelto di esplorare prospettive non anglosassoni sul project management e sulla gestione della conoscenza. Il primo passo mi porta in Giappone, dove la Project Management Association of Japan ha sviluppato il P2M, un approccio che integra gestione dei programmi, innovazione strategica e capitalizzazione della conoscenza aziendale. Dopo aver consultato le risorse gratuite online, ho scoperto un modello che privilegia il valore sostenibile e la continuità operativa.
Francesco Varanini vs Copilot
Francesco Varanini ci invita a leggere Debenedetti per ritrovare l’autore. Ma forse oggi dobbiamo leggere Barthes e Derrida per andare oltre. L’autore non è morto: si è trasformato. È diventato rete, algoritmo, collettivo. E il lettore non perde nulla: anzi, guadagna libertà, pluralità, nuove forme di dialogo. Un testo senza autore umano può essere valido, profondo, trasformativo. Perché il significato non nasce dalla penna, ma dall’incontro.”
Vite infinite, morti sospese: il lato oscuro della memoria digitale
La morte non è più soltanto un evento biologico o un fatto intimo da elaborare nel silenzio del lutto. Nell’era digitale, le tracce che lasciamo online sopravvivono a noi stessi: profili social, chat, immagini, archivi che continuano a parlare anche quando la vita si interrompe. Tecnologie emergenti trasformano questa eredità immateriale in presenza attiva, attraverso avatar, chatbot e piattaforme che promettono di mantenere vivo il legame con chi non c’è più. È un cambiamento che solleva domande profonde: fino a che punto siamo disposti ad affidare la memoria e la nostra identità a una macchina? E cosa accade quando il confine tra ricordo e simulacro diventa sempre più sottile, confondendo vita, morte e persistenza digitale?
Il viaggio più bello inizia sempre con un arrivederci.
Ci sono momenti in cui la vita ti spinge ad andare oltre, a scoprire nuove strade, nuove terre, il mondo. Per me, quel momento è ora.
Essere Europei è una scelta
L'Europa non è solo una geografia, è un impegno che ci assumiamo.
L’illusione della proprietà digitale e la costruzione condivisa del sapere
La crescita della subscription economy ha cambiato il nostro rapporto con libri, musica e film: non li possediamo più, li noleggiamo. Un ebook su Kindle può sparire da un giorno all’altro, una serie scomparire da Netflix, una canzone venire rimossa da Spotify. Dietro l’apparenza dell’acquisto si cela un accesso temporaneo, fragile, soggetto a condizioni che non controlliamo. In questo contesto, Stultifera Navis propone un modello diverso: ogni articolo, affiancato da un libro suggerito nella Stultifera Biblio, diventa un pezzo unico che autore e lettore costruiscono insieme. Non un consumo rapido, ma un possesso che dura nel tempo e diventa parte della nostra identità.
Leggete Giacomo Debenedetti. L'autore non e' morto, non c'e' testo senza autore
Nel 1967 Barthes pubblica 'La mort de l'auteur' (“l'autore è morto”; “La nascita del lettore deve essere pagata con la morte dell'autore”. E Derrida pubblica 'De la grammatologie' (“non c'è niente al di fuori del testo”) . In quello stesso anno moriva Giacomo Debenedetti. Da quarant'anni -a partire dal saggio che, ventiquattrenne, nel 1925, dedicò a Proust- aveva indagato sul romanzo. Nel 1965 il suo pensiero trova sintesi nella sua “commemorazione provvisoria del personaggio-uomo”. Debenedetti mostra come l'autore non è per nulla morto: scrive faticosamente per conoscere sé stesso; scrive in qualche modo sempre la propria autobiografia: attraverso la scrittura, scrive per conoscere la propria malattia, la scrittura è la cura. L'autore non è per nulla morto: scrive faticosamente per conoscere sé stesso; scrive in qualche modo sempre la propria autobiografia: attraverso la scrittura, scrive per conoscere la propria malattia, la scrittura è la cura. Proprio da questa autoanalisi nasce la proposta rivolta al lettore, il patto tra autore e lettore. Debenedetti ci invita ad osservare come in ogni pagina, in ogni parola di Proust, Joyce, Kafka, l'autore è sempre presente. Ed in ogni pagina in ogni parola, aggiunge Debenedetti, l'autore ci dice: “si tratta anche di te”.
Disertare o organizzare? Due visioni opposte, un obiettivo comune.
Una conferenza (“SHADOWS OF ILLIBERALISM”), disponibile anche in formato video, che ha visto confrontarsi Berardi Bifo e Yasmeen Daher. Due visioni diverse ma un obiettivo comune.
L’oggetto marginale come soglia epistemica
Ciò che appare marginale non è mai solo periferia: l’oggetto marginale diventa soglia epistemica quando l’osservatore assume la responsabilità di accoglierlo, trasformando ciò che era trascurato in nodo critico di riflessione, stimolo per il pensiero critico e apertura a nuovi orizzonti di conoscenza.
L'Europa ha bisogno di costruttori, non solo di credenti
Per oltre 70 anni, l'integrazione europea ha portato pace, libertà e democrazia; responsabilità pubblica a livello transfrontaliero; e prosperità basata sulla cooperazione. Le istituzioni sovranazionali hanno temperato l'egoismo nazionale e sostenuto la dignità umana, ancorando l'Europa al bene comune e a un giusto ordine globale. Ma 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨.
Quel che resta dell'ozio. Riflessioni sul vuoto che non riusciamo più a abitare.
Tra gite pianificate, selfie obbligatori e checklist di vacanza sempre aggiornate, sembra che il tempo non ci appartenga più. Ogni momento è già assegnato a un’attività, ogni pausa è una piccola performance da documentare. Ma se occupiamo tutto lo spazio con il fare, che spazio resta davvero per il pensiero, per quell’ozio che non produce nulla se non la possibilità di pensare?
Ontologie insorgenti. Città, codice e complessità oltre l’ordine moderno
Viviamo in un’epoca in cui l’ontologia – la domanda su ciò che esiste e conta – non è più dominio esclusivo della metafisica. Grazie a reti comunitarie, tecnologie accessibili e pratiche urbane distribuite, emergono nuovi modi di fare mondo. Ispirandosi alle riflessioni di John D. Barrow, questo articolo esplora il principio antropico come chiave per leggere non solo l’universo, ma anche città, codici e sistemi di governance. Le “leggi” che regolano l’esistenza non sono scoperte una volta per tutte, ma negoziate collettivamente, situate nei contesti. L’ontologia diventa un gesto progettuale: codificare condizioni di esistenza, proporre costanti locali, generare realtà vivibili. In questo senso, fare ontologia è oggi un atto radicale, creativo, profondamente politico.
Sei di cattivo umore? Colpa del social network!
Si frequenta il social network per passatempo, divertimento, voglia di socializzare e organizzare incontri e appuntamenti, per mantenere vivi contatti e forti le relazioni, per scambiarsi foto, commenti, testi ma anche nuove solitudini e sensazioni di malessere. A dirlo è una ricerca che associa il malumore di molti alla frequentazione di ambienti online come Facebook.
Furti di VIP e salvezza artificiale: chi ci crede davvero?
Un parallelo tra i furti improbabili ai danni di VIP in cerca di visibilità — come bagagli di lusso con gioielli e diamanti spariti sul treno oppure orologi da 200.000 euro persi dopo le vacanze — e le narrazioni utopistiche sull’intelligenza artificiale “benevola” che distribuirà ricchezza in modo equo. Entrambi i casi condividono lo stesso difetto: la sospensione del senso critico e l’accettazione di storie troppo perfette per essere vere. Con riferimenti ai lavori di Cathy O’Neil, Kate Crawford e Shoshana Zuboff, il testo invita a verificare, chiedere prove e diffidare delle narrazioni che promettono equità senza fornire basi concrete.
Quanti “idioti” incontriamo oggi?
Sto leggendo L’idiota di Dostoevskij.
Il dazio è tratto
Prima di iniziare una premessa e una rassicurazione. La premessa necessaria è che ciò che state leggendo null’altro è che un divertissement estivo, la cui origine è da ricercare unicamente nella ferma calura di un assonnato pomeriggio d’estate e il cui scopo è soltanto quello di saggiare se e come un pensiero rilassato, lieve, tendenzialmente sbadato, forse un po’ annoiato, diremmo quasi spiaggiato - insomma quella tipologia di pensiero che promana dalla tipica postura che si assume quando si sonnecchia comodamente sotto l’ombrellone o dondolandosi amabilmente su una amaca - possa essere in grado di contenere (più per un fatto casuale che causale) anche qualche spunto interessante.
Lasciate ogni competenza voi che entrate
In un’epoca in cui la complessità organizzativa paralizza l’azione, il metodo GE Work-Out si impone come strumento radicale e pragmatico per liberare energie e competenze. Nato all’interno di General Electric sotto la spinta di Jack Welch, questo approccio ha dimostrato come si possano abbattere burocrazie, accelerare le decisioni e valorizzare chi lavora “sul campo”. Il libro *The GE Work-Out*, scritto da tre dei suoi ideatori, racconta l’esperienza concreta di un cambiamento guidato dal basso, dove le persone propongono soluzioni e i manager decidono sul momento. Un modello ancora attuale per chi vuole rimettere al centro il sapere operativo e trasformare l’organizzazione in un organismo capace di agire, non solo di pianificare.
Macchine pensanti e pensiero umano: rileggere Louis Couffignal nell'era dell'intelligenza artificiale
Nel 1952, il matematico e ingegnere francese Louis Couffignal pubblicò un volume di dimensioni modeste ma dal titolo provocatorio: Les machines à penser. Un'espressione che, a distanza di oltre settant'anni, continua a interrogarci con rinnovata urgenza. Viviamo immersi in dispositivi che definiamo "intelligenti", eppure raramente ci soffermiamo a riflettere sul significato profondo del "pensare", né su quali aspetti di questa facoltà una macchina possa effettivamente replicare – o simulare.