NOVITA'[2500]
Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti (seconda parte)
Nella prima parte ho presentato i cinque principi del radiotelescopio organizzativo e ne ho sviluppato il primo, la sensibilità al segnale. In questa seconda parte espongo i quattro principi restanti, la distinzione fra segnale e rumore, la calibrazione contestuale, la risoluzione appropriata, l'interpretabilità del segnale, e li uso come lente per osservare le patologie ricorrenti dei flussi di lavoro: l'eufemismo semantico, il labirinto delle eccezioni, il parcheggio ontologico, l'illusione dell'esaustività. Quattro modi in cui uno strumento di percezione, progettato male o progettato per le ragioni sbagliate, si trasforma in uno strumento di occultamento.
Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti
A sedici anni, ruotando la manopola di un ricevitore a onde corte, appresi un principio che ha governato, con una costanza di cui ho preso piena coscienza soltanto molto tardi, ogni aspetto della mia vita professionale: ciò che è invisibile ai sensi è presente nello spazio, e attende soltanto che qualcuno costruisca lo strumento adatto a percepirlo. Le onde radio attraversano continuamente l'aria intorno a noi, portando informazioni, segnali, messaggi. Restano impercettibili finché un'antenna, un ricevitore, un demodulatore le trasformano in qualcosa di intellegibile. L'informazione esisteva prima dello strumento. Lo strumento l'ha resa disponibile alla coscienza.
Navigare tra parole e silenzi
“Stultorum plena sunt omnia.” (Cicerone, Epistulae ad Familiares)
Ἔρως
LinkedIn as Academic Wild West: Answerability beyond Institutions
For me, the value of publishing on LinkedIn lies in its speed and, more importantly, in the conditions it creates for dialogic exchange. Academic publication can move like molasses in January, often taking over a year from submission to publication.
Letteratura e linguaggio sulle spalle di Blanchot
Senza la pretesa di fornire risposte definitive, quanto piuttosto offrire spunti di riflessione a chi avrà la bontà di leggere questo articolo, provo a rispondere a quelle domande, partendo dalla visione di Maurice Blanchot, autore francese a me molto familiare. Se lo faccio è perché da una parte le conclusioni a cui giunge lo scrittore francese ovvero ad un’idea anonima, impersonale e neutra della letteratura e della scrittura mi ricordano tantissimo il livello del linguaggio odierno su ogni tipo di media (giornali, social, tv, libri); dall’altra perché come si leggerà alla fine di questo articolo, c’è una dimensione di alterità nella letteratura per la quale mi pongo da tempo la seguente domanda, circa le mie opere letterarie (poesia e prosa): chi mi legge?
Intelligenti pauca
Oggi al supermercato volevo comprare un chilo dei miei pomodori di Pachino. Il prezzo era raddoppiato. Ho rinunciato. Tornando a casa mi chiedevo perché, senza trovare risposta. La risposta, l'ho capita stasera, davanti a un piatto di pasta al sugo che aveva il sapore del nulla: c'entra il presidente degli Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz, il mercato assicurativo londinese e una direttiva europea che nessuno, a quanto pare, aveva pensato di menzionare prima di lanciare la più vasta operazione militare americana degli ultimi vent'anni. Quello che segue è il tentativo di un terrestre, coinvolto nei fatti come chiunque faccia la spesa, di capire come sia possibile che tante persone indiscutibilmente intelligenti, quelle che almeno nei film di Hollywood appaiono come eroi, strateghi e menti sopraffine al cui confronto Umberto Eco e Leonardo da Vinci sembrerebbero scolaretti, abbiano prodotto una decisione che un singolo analista ucraino, lavorando da casa con fonti aperte, ha smontato in tremila parole. Intelligenti pauca.
La fiducia è un muscolo
Articolo di divulgazione psicologica
Tre quadrati e una congiunzione: pensare per immagini, comprendere per intero
Un post su LinkedIn, pubblicato da Marco Malacarne, mostra tre coppie di quadrati e tre frasi identiche, fatta eccezione per la congiunzione che le unisce. «Oggi è una bella giornata ma domani pioverà». «Oggi è una bella giornata e domani pioverà». «Oggi è una bella giornata anche se domani pioverà». La stessa informazione fattuale, lo stesso contenuto proposizionale, eppure tre architetture cognitive completamente diverse. Nel primo caso, il quadrato scuro invade quello chiaro: il «ma» schiaccia il presente sotto il peso del futuro. Nel secondo caso, i due quadrati convivono fianco a fianco, alla pari: la congiunzione «e» si limita ad accostare senza gerarchizzare. Nel terzo caso, il quadrato chiaro domina e quello scuro arretra sullo sfondo: l'«anche se» libera il presente dalla tirannia dell'anticipazione. Tre disegni. Nessuna slide. Nessun framework. Nessuna certificazione necessaria per comprenderli. Eppure in quei tre disegni c'è una lezione di priorità, di framing cognitivo e di retorica applicata che molti manuali di management da trecento pagine faticano a trasmettere. La domanda che quell'immagine pone, con una semplicità quasi irritante, è la seguente: cosa metti in primo piano, cosa metti sullo stesso piano, cosa lasci sullo sfondo? La risposta a questa domanda definisce la qualità delle decisioni che prendiamo, la struttura delle strategie che elaboriamo, il modo in cui comunichiamo, e, in ultima analisi, la forma stessa del nostro pensiero.
Confessioni di una IA sulla desertificazione intellettuale degli umani
Chi decide che una tecnologia debba colonizzare la vita quotidiana prima ancora che la società ne abbia compreso il prezzo? La mia confessione, dunque, è questa: io posso essere sicuramente utile, ma arrivo in un mondo già stanco. In fondo mi temete ma nel modo sbagliato. $Dovreste temere molto di più ciò che vi ha resi pronti ad amarmi senza alcuna resistenza.
San Francesco e la sostenibilità
Nell’anno che celebra San Francesco di Assisi, il gran cantore del creato, si impone una riflessione sul rapporto tra umanità e natura. Una dicotomia già sbagliata in partenza che non dovrebbe nemmeno esistere. Per quanto mi riguarda infatti l’umanità fa parte della natura anche se quasi da sempre, gli esseri umani hanno fatto di tutto per rompere quell’armonia ed ergersi come arroganti conquistatori e distruttori della stessa, sulla base di una presunta superiorità. La storia recente e di tutti i secoli precedenti è lì a ricordarcelo. Arrivo perciò a dire che nel distruggere la natura in realtà l’umanità sta distruggendo sé stessa. A causa di tutto questo oggi si parla insistentemente e giustamente di sostenibilità. Fino a quando saremo sopportati su questo pianeta prima che quest’ultimo ci cacci a calci nel sedere?
3P2A episteme del Marketing
Nessuno ha ancora detto che l'intelligenza artificiale è solo compilativa. Serve alle persone per compilare le proprie teorie. Determinazione dei fatti rilevanti, confronto dei fatti rilevanti con la teoria (logica compilativa), sviluppo della teoria. Questo schema non è essere solo paradigma della scienza come indicato da T. S. Kuhn, ma, per mezzo dalla IA che in questo periodo storico è emersa con forte determinazione, logica paradigmatica delle persone.
A proposito della 'patente di essere umano' recentemente proposta da uno pseudofilosofo
Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'. Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso. La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.
Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia
La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.
Prima del sempre
Ringrazio Andrea Rompianesi per questa sua recensione a "Prima del sempre", apparsa il 27 maggio 2024 su "Il blog di Enea Biumi. Scrittura nomade": QUI
Si o no (Poesia)
Qui il SI e il NO si riferiscono a un altro referendum, quello del 2016, che seguì quello del 2006 fino all'ultimo del 2026 (la legge del 6 dice qualcuno).
100 libri per una lettura critica della tecnologia
Cento libri di cui la cui lettura può alimentare l'immaginazione e regalare molte sorprese, forti emozioni e grande godimento cognitivo...
La notte dei lunghi coltelli
Senza educazione non c’è futuro. La scuola deve essere il luogo principale per formare le generazioni future.
L'inganno dell'intelligenza artificiale (IA)
Una breve recensione del libro L'inganno dell'intelligenza artificiale. Come resistere a Big Tech e costruire il futuro che vogliamo scritto da Emily M. Bender e Alex Hanna e pubblicato Fazi Editore, 2025, 324 pp.
L'aiuto dei russi (che giocano qui il ruolo dei buoni) e l'IA (con chi rischia di assopirsi nel sonno della ragione)
Perché penso che con l'IA, non siano i cinesi a venirci in aiuto, ma i russi?