Arte, estetica e cultura
Intelligenza umana e artificiale nell’arte contemporanea (POV #18)
Francesco D’Isa e Kate Crawford: la ridefinizione di creatività, autorialità e potere Che cosa succede all’arte quando l’intelligenza artificiale entra stabilmente nella cultura visiva e nei processi creativi?
La privatizzazione del pensiero
Ovvero: la questione non è se il Re sia buono o cattivo. La questione è perché ci sia un Re.
Stakeholder, Consenso e Conflitto: Machiavelli consulente di Corporate Strategy
Lezioni Rinascimentali per la governance del XXI secolo 3 - di Luca Sesini e Beppe Carrella
Il Principe in Azienda: Lezioni Rinascimentali per la Governance del XXI Secolo
Lezioni Rinascimentali per la governance del XXI secolo 1 - di Luca Sesini e Beppe Carrella
Meno capitale, più visione
Come sta cambiando il modo di costruire startup (e perché l’Italia può giocare un ruolo chiave). C’è un cambiamento nell’aria della Silicon Valley. Non lo si percepisce nei titoli dei giornali o nei megadeal miliardari, ma nei dettagli più sottili: nei pitch meno enfatici, nelle slide più essenziali, nelle parole dei founder che iniziano a parlare meno di fundraising e più di prodotto. È come se qualcosa si fosse rotto — o forse si fosse semplicemente concluso. Un ciclo si è chiuso, e un altro si sta aprendo. E come spesso accade, tutto parte dai corridoi di Y Combinator.
Raging old males
Today old males, drunk with power and afraid of death, are raging. Do not despair: the legends tell us that their stupidity cause their fall.
RIP America...
A closed society is more than conservative. It refuses all changes to the point of fossilization, that is death and good preservation of a corpse.
Lo humano no automatizable: Cuando la creatividad deja de necesitar humanos
Tal vez lo humano no sea lo que produce mejor lenguaje, ni lo que genera más imágenes, ni lo que optimiza más rápido. Tal vez lo humano empiece justo donde la automatización se detiene.
Cinque saggi su nichilismo e crisi della democrazia
I saggi qui raccolti interrogano la condizione politica contemporanea a partire dal nesso strutturale tra nichilismo, rappresentanza e democrazia. Attraverso un percorso che intreccia filosofia politica, teoria critica, storia delle idee ed estetica, i saggi analizzano la disaffezione politica non come semplice apatia, ma come sintomo di una crisi più profonda del legame comunitario e della capacità di immaginare alternative al presente. Ne emerge un quadro unitario: il nichilismo politico non coincide con il vuoto di senso, ma con l’impossibilità di trasformarlo, rendendo urgente una riflessione sulle condizioni teoriche e storiche per una possibile reinvenzione della democrazia.
Il deserto di noi stessi: critica radicale all'intelligenza artificiale
Una recensione sull'ultimo libro di Éric Sadin, un autore che seguo da sempre. Il libro, "Le désert de nous-mêmes. Le tournant intellectuel et créatif de l'intelligence artificielle", è stato pubblicato in Francia da L'Échappée (2025). Non ancora disponibile le versione italiana.
Stultiferanavis: produrre conoscenza, fare opinione!
L’immagine della Stultiferanavis che vogliamo emerga non è una entità statica, è un processo in continuo divenire, un continuo presentarsi. Per questo motivo non esiste una descrizione statica del progetto ma sulla nave sono presenti molteplici racconti dedicati a raccontare la nave nel suo navigare. La nave sta dentro le crisi dell’era delle macchine, ne attraversa i codici, gli effetti, le crepe e gli interstizi. Non offre soluzioni perché non ha dogmi o istanze di fede a cui aggrapparsi o da predicare. Propone una forma comunitaria di esperienze intellettuali ed esistenziali. L’approccio comunitario serve per assumere le differenze che caratterizzano i naviganti (gli autori) saliti a bordo, un modo per amplificare l’efficacia della collaborazione e dell’azione collettiva. Nel testo che segue provo a raccontare la Stultiferanavis come luogo di conoscenza utile per fare opinione, sia essa individuale o pubblica.
Dalla pira di Olimpia alla manicure di Cortina, viaggio di una fiamma in svendita nel teatro dell’effimero
La fiamma che un tempo ardeva solo per gli Dèi e per i corpi spezzati dal dolore della vittoria, oggi è in mano a chi non ha mai sudato un minuto in vita sua: attrici, registi, cantanti tatuati ed ereditiere della Roma bene. Da Olimpia a Cortina, la fiaccola ha smesso di correre e ha imparato a strisciare su tacchi a spillo e a inchinarsi al potere. Una resa definitiva dello spirito agonistico all’intrattenimento da quattro soldi o, forse, solo l’ultimo atto di un Paese che ha deciso di spegnere se stesso con eleganza.
Intervista ImPossibile a Pablo Picasso (IIP #12)
Il minotauro e l’algoritmo Che cosa resta dell’istinto creativo nell’epoca delle immagini generate automaticamente? In che modo la tecnologia sta trasformando la nostra idea di autenticità, responsabilità e libertà artistica? Da una parte c’è il minotauro, la creatura metà uomo e metà animale che Picasso. Dall’altra parte c’è l’algoritmo, il simbolo della nostra epoca digitale, una logica impersonale che ordina, calcola e genera immagini decidendo cosa possiamo vedere ogni giorno. Accostare queste due figure significa raccontare la tensione tra ciò che nasce dall’esperienza umana e ciò che viene prodotto da sistemi che imitano tutto senza vivere nulla. Il Minotauro rappresenta la parte irrazionale, emotiva e imprevedibile della creazione, l’Algoritmo, la macchina che combina e simula. Pablo Picasso è stato un’esplosione di energia creativa e distruttiva al tempo stesso, che ha spesso usato come suo alter ego, il minotauro, una figura istintiva, capace di incarnare la forza creativa ma anche la violenza del mondo. Un artista che ha denunciato la violenza, ha rifiutato compromessi e ha sempre rivendicato la responsabilità dell’artista. La sua visione dell’arte è ancora attuale, come ad esempio l’idea che “l’arte sia una menzogna che ci permette di conoscere la verità”. Questa Intervista ImPossibile prova a interrogarlo per un confronto immaginario su arte, falsificazione, allucinazioni algoritmiche e potere delle immagini in un periodo in cui il confine tra vero e falso è diventato il cuore del dibattito sulla crisi dell’autenticità, sulla delega creativa e sul futuro della libertà artistica nell’era delle macchine generative.
Il declino della lettura profonda
Quando la scuola rinuncia alla complessità e l’aiuto dell’AI
Intervista ImPossibile a Stanley Kubrick (IIP #09)
AI, potere e fine dell’umano Come leggere l’intelligenza artificiale attraverso lo sguardo di Stanley Kubrick? Stanley Kubrick (1928–1999), regista, sceneggiatore e fotografo, è stato uno dei più lucidi interpreti del rapporto tra essere umano, potere e tecnologia. La sua opera ha raccontato il Novecento come un laboratorio di controllo e alienazione, ma anche come una tensione costante verso il mistero e l’insondabile. Da 2001: Odissea nello spazio a Arancia meccanica, da Shining a Full Metal Jacket, Kubrick ha osservato l’essere umano nel momento in cui la tecnica smette di essere strumento e diventa habitat, quando la macchina si fa specchio del suo creatore. Il suo cinema non immagina il futuro, lo interroga. Ogni film è un esperimento morale che indaga i limiti della ragione, la fragilità della coscienza e l’impossibilità di separare l’etica dalla conoscenza.
Corpo e identità
Nel dibattito contemporaneo attorno all’identità si confrontano visioni profondamente diverse, che raramente trovano un terreno comune.
La nave dei folli, metafora dei nostri tempi!
Che il mondo tutto stia vivendo un periodo di follia è quasi una ovvietà, almeno per chi coltiva ancora uno sguardo critico ed è attraversato da una sensibilità umana, compassionevole, etica, sulle cose e sugli esseri viventi (compresi i tanti “pappagalli stocastici” che la stanno popolando) della Terra.
I luoghi non luoghi di Internet ai tempi dell'intelligenza artificiale
Una riflessione personale sullo stato di salute di Internet, su quanto si è allontanata dalle sue origine e dalle sue stesse mitologie cyberpunk e libertarie, si come si è trasformata e su cosa è diventata. Una riflessione che parte dalla consapevolezza della rivoluzione delle IA e dalla rilettura del libro di Marc Augè sui non-luoghi.
La medicina di cui il mondo ha bisogno
Cosa significa davvero viaggiare? Non solo muoversi nello spazio, ma aprire la mente e il cuore ad un'altra forma di esistenza, a un modo diverso di essere umani. Il Giappone, con la sua grazia silenziosa e la sua gentilezza sacra, mi ha regalato qualcosa che va ben oltre la semplice esperienza turistica: una lezione di umanità. In un mondo che perde spesso il senso del rispetto, dell'ascolto e della cura, quel viaggio è diventato per me la medicina di cui tutti avremmo bisogno. Questa non è la cronaca di un viaggio, ma un invito a riscoprire l'essenziale: rallentare, osservare con attenzione, imparare con umiltà e portare con sé ciò che si è ricevuto, ovunque si vada.