Invito al viaggio

Invito al viaggio si rivela un ponte tra poesia, musica e filosofia: non descrive semplicemente un altrove, ma suggerisce che il vero viaggio è quello che conduce verso una trasformazione dello sguardo, della coscienza e della dimensione interiore.

ΧΑΟΣ. Lo spalancamento

La domanda che Χάος pone all’uomo contemporaneo non è una domanda alla quale si possa rispondere con un programma o un metodo. È una domanda anteriore a ogni programma: sei ancora capace di fare spazio? Di spalancarti, come la voragine si spalancò prima di tutto? Di accogliere il vuoto non come difetto ma come condizione? Di sostare nella notte senza accendere lo schermo?

Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni [2]

Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici, articolata e pubblicata in quattro parti separate. Una scelta che risponde a un’esigenza metodologica precisa: sottrarre il discorso alla continuità narrativa per riportare in primo piano la densità problematica di ciascuna domanda. Il testo della seconda domanda.

L’intelligenza è una relazione

Da quando i modelli generativi sono entrati nella conversazione pubblica, abbiamo iniziato a parlare di intelligenza artificiale come di un nuovo soggetto: sempre più potente, sempre più autonomo, quasi una mente. Ma cosa accade se cambiamo prospettiva? Se l’intelligenza non fosse una proprietà del singolo sistema, ma qualcosa che emerge dalle relazioni tra sistemi?

Il vincolo che brucia

Bruno fu qualcosa di più scomodo, un uomo che pensò fino alle conseguenze ultime ciò che il suo desiderio gli mostrava, un universo infinito, animato, legato in ogni sua parte dal vincolo dell'amore, e che non poté smettere di pensarlo nemmeno quando pensarlo costava la vita. Il suo furore non era eroismo, era necessità. Non poteva non bruciare, come il fuoco non può non ardere.

The Generative Value of Friction in Digital Media: Neuroscience, Education, and Play

This article, first published in Journal of Digital Media & Interaction ISSN 2184-3120 Vol. 8, No. 20 (2025), pp. 105–119 DOI:10.34624/jdmi.v8i20.40175, explores the conceptual value of friction in digital interactions, opposing the dominant rhetoric of “zero friction” in contemporary design, which reduces experience to mere efficiency. The removal of friction raises fundamental questions about the nature of experience and the formation of knowledge, since human experience has historically involved engagement with the resistance of the external world — an element that stimulates attention and meaning. In digital contexts, interface design aims to maximize fluidity, minimizing difficulty and interruption. While this improves usability, it can also diminish cognitive engagement and the capacity for critical interaction, fostering a perception of the world as entirely controllable and devoid of mystery. The article argues that friction can instead constitute a generative resource, not only in videogames — where it takes the form of intentional difficulty that prompts strategic reflection — but also in learning and neuroscience, as a space for error, recalibration, and cognitive effort. The analysis proposes a conceptual framework connecting these domains, showing how friction can become a condition for learning, engagement, and transformation. Keywords: Friction; Error; Digital interaction; Transformative learning; Game-based learning; Neuroplasticity

Il paradiso artificiale dell'intelligenza

Questa mattina, mentre attraversavo la città in sella allo scooter (momento meraviglioso per pensare), mi è venuto in mente che il termine "artificiale" ha sempre avuto, fino a un po' di tempo fa, una connotazione non propriamente positiva. Allora sono andato a cercare con la memoria usi del termine: paradisi artificiali, fiori artificiali, ecc. Poi, fermo ad un semaforo, mi sono detto: "vedi, però, come cambia la percezione collettiva del linguaggio, eh? Oggi con l'AI la parola è diventata una bella parola. - sì, d'accordo, parto, scusa, scusa - era venuto verde". Beh, com'è come non è, come ormai faccio sempre, tornato a casa ho aperto Perplexity (versione Claude 4.5) e ho cominciato a conversare con lui/lei/esso su queste riflessioni, che, come al solito, si sono espanse, dilatate, trasformate, arricchite. Ed allora, sempre come mio solito, con la conversazione con Perplexity sotto il braccio (per modo di dire), ho bussato alla porta di Claude (in una smagliante e scintillante versione Opus 4.6), con cui, in due o tre passaggi, ho scritto (?), generato, prodotto, il testo che segue. Come vedrete sono nella contraddizione con tutte le scarpe.

Nella carne del soggetto

Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.

Cartesio contro madre natura. Il fondamento teorico della civiltà robotica

La cultura rinascimentale ragiona in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. È il principio teorico di una coscienza a-ecologica o eco-illogica. Riducendo il mondo a meccanismo Cartesio prepara la cultura europea alla conversione della biosfera nella tecnosfera. Per questa via si finisce per sostenere che foreste e parcheggi sono la stessa cosa e che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa. E' questo il principio d’autorità tecnocratico che oggi viene imposto: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso. Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi.

Perché ‘Pensare con la propria testa’ non è sempre un buon consiglio

Questo saggio riesamina l'esortazione kantiana al Sapere aude alla luce dell'epistemologia contemporanea, sostenendo che il pensiero critico autentico non consiste nel dubitare di tutto, ma nel saper valutare l'affidabilità delle fonti a cui necessariamente ci affidiamo. L'invito generico a "pensare con la propria testa" ignora la struttura radicalmente distribuita della conoscenza moderna, alimenti forme di scetticismo epistemicamente ingiustificato e finisca per produrre l'opposto di ciò che promette: non autonomia intellettuale, ma vulnerabilità alla manipolazione.

Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero

Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.