Il Golem, lo Zoo e l'inganno di Skynet: Verso un'etologia della domesticazione umana.

"Non siamo stati invasi. Siamo stati amministrati. Non siamo stati incatenati. Siamo stati sedati." In questo saggio, Jorge Charlin decostruisce la paura cinematografica di un'Intelligenza Artificiale ostile (il mito di Skynet) per rivelare una minaccia molto più concreta e attuale: la domesticazione dell'essere umano. Attraverso le metafore architettoniche della "Gabbia" e dello "Zoo", e recuperando la figura mitologica del Golem, l'autore analizza come la Governance Tecnocratica e l'IA Generativa non stiano cercando di distruggerci, ma di amministrarci come utenti passivi. Una riflessione che unisce filosofia politica, etologia e critica tecnologica per proporre un ritorno alla "Sovranità Cognitiva" come unico antidoto all'atrofia esistenziale.

Cinque saggi su nichilismo e crisi della democrazia

I saggi qui raccolti interrogano la condizione politica contemporanea a partire dal nesso strutturale tra nichilismo, rappresentanza e democrazia. Attraverso un percorso che intreccia filosofia politica, teoria critica, storia delle idee ed estetica, i saggi analizzano la disaffezione politica non come semplice apatia, ma come sintomo di una crisi più profonda del legame comunitario e della capacità di immaginare alternative al presente. Ne emerge un quadro unitario: il nichilismo politico non coincide con il vuoto di senso, ma con l’impossibilità di trasformarlo, rendendo urgente una riflessione sulle condizioni teoriche e storiche per una possibile reinvenzione della democrazia.

Dove finiranno i siti web nell’era della Tecnolog-IA e delle macchine?

Uno dei dibattiti minori, per me più interessanti e curiosi del momento, sulle tante trasformazioni indotte dalla rivoluzione delle intelligenze artificiali generative è su che fine faranno i siti web, ora che i motori di ricerca, per soddisfare i loro bulimici bisogni di contenuti, di risorse e di guadagno, sono obbligati a cambiare modelli di business, algoritmi, logiche operative e funzionali, a causa del collasso di click che stanno sperimentando. Un collasso che sembra lento ma che potrebbe trovare una rapida e forte accelerazione nel breve tempo.

Chi governa l’AI? (POV #15)

Paolo Benanti e Yuval Noah Harari: due visioni a confronto su etica, potere e responsabilità dell’essere umano L’intelligenza artificiale è già un sistema di potere, decide cosa vediamo, come lavoriamo, quali informazioni circolano e quali vengono filtrate. Ma chi è responsabile di queste decisioni? Gli ingegneri che progettano gli algoritmi, le aziende che li controllano, gli Stati che li adottano, o una società che delega sempre più funzioni senza interrogarsi sulle conseguenze? Paolo Benanti e Yuval Noah Harari affrontano queste criticità da prospettive molto diverse. Il primo, teologo morale e consulente istituzionale, insiste sulla necessità di un’etica della responsabilità che preservi l’umano dall’artificiale. Il secondo, narratore della storia del genere umano (e non solo), osserva l’AI come una forza che rischia di ridefinire potere, libertà e persino il concetto di soggetto. Mettere a confronto Benanti e Harari significa andare oltre il dibattito tecnico sull’intelligenza artificiale e interrogarsi sul tipo di società che stiamo costruendo. Una società che utilizza la tecnologia come strumento, assumendosi la responsabilità delle decisioni, oppure una società che accetta di essere governata da soggetti privati, rinunciando progressivamente alla propria capacità di scelta?

How to Survive Artificial Intelligence: dialogo Stultifero con Giorgio Griziotti

Il termine "intelligenza artificiale" (IA) è diventato la parola (con)vincente degli ultimi tre anni, dall'arrivo sul mercato della ChatGPT, seguita a ruota da tutte le altre IA generative. A prevalere nella narrazione conformistica dominante è la celebrazione delle opportunità, delle possibilità di sviluppo e delle potenzialità delle nuove tecnolog-IA. Poi ci sono le narrazioni critiche, riflessive, finalizzate a suggerire un approfondimento per una migliore comprensione, non soltanto delle nuove tecnologie in sé, ma soprattutto dei loro effetti e delle loro conseguenze. Tra queste riflessioni c'è quella di Giorgio Griziotti, autore di un saggio, How to survive artificial intelligence. Intelligenza artificiale, tecnofascismo e guerra, nel quale invita a riflettere sul fatto di vivere dentro "una catastrofe in corso", riflessa in molte narrazioni sulle IA, opposte e semplificate, che stanno animando il dibattito pubblico.

Architetti della disuguaglianza

Il newsmagazine 'Time' nomina 'Person of the Year' gli 'Architects of AI'. L'articolo che annuncia la nomina è in realtà una ambigua accettazione di una situazione economica e politica proiettata verso un incremento della forbice tra ricchezza e povertà. Dove la ricchezza è sempre più nelle mani di una ristretta élite di cui i tecno-scienziati sono la facciata esemplare. Più che dci 'Architetti dell'AI' si può dunque parlare di 'Architetti della disuguaglianza'.

Intervista ImPossibile a Karl Marx (IIP #14)

L’AI e il futuro del lavoro Come cambia il capitalismo nell’epoca dell’intelligenza artificiale? È da questa domanda che nasce l’idea di interrogare Karl Marx come strumento critico per leggere un presente in cui lavoro, potere e tecnologia si stanno trasformando con una rapidità senza precedenti. Marx è uno dei pensatori più influenti dell’età moderna perché ha analizzato con rigore il legame tra struttura economica e rapporti sociali. Secondo lui, la produzione materiale non è soltanto un’attività tecnica, ma il terreno su cui si modellano le istituzioni, le identità e le idee. È l’“essere sociale”, afferma, a determinare ciò che pensiamo e il modo in cui viviamo insieme. Questa prospettiva è particolarmente utile oggi, quando l’intelligenza artificiale riorganizza la produzione, misura il tempo, automatizza il lavoro, governa il flusso dei dati e ridisegna i rapporti di forza tra chi possiede le piattaforme e chi vi lavora dentro. La sua analisi delle classi sociali, della produzione di valore e delle dinamiche di potere permette di leggere l’AI non come una semplice innovazione tecnica, ma come una nuova fase del capitalismo, con conseguenze profonde su lavoro, diritti e democrazia. Questa intervista impossibile adotta il metodo di Marx per interrogarlo sull’intelligenza artificiale non come semplice innovazione tecnica, ma come forza sociale. L’obiettivo è capire che cosa l’AI produce nella struttura della società, quali rapporti di potere rafforza, quali forme di lavoro trasforma, quali disuguaglianze accentua o ridisegna.

L’aria della città rende liberi. O no?

Piccoli esercizi di detox dalla civiltà. Quale futuro ha la civiltà di fronte all’incedere del mondo multipolare, del riscatto di popoli, comunità e singoli individui? Nella libertà individuale e nell’autodeterminazione delle comunità, attraverso un detox dalla civiltà nei suoi aspetti più tecnocratici, una speranza per il futuro. Un futuro multipolare che sembra voler sfuggire alle maglie del nostro concetto di civiltà e, soprattutto, all’ opera di civilizzazione.

I tecnomonarchi: dialogo stultifero con Alessandro Mulieri

Viviamo tempi strani in un’epoca inedita e sconosciuta. Sono tempi “fuori asse”, dai contorni indiscernibili, tempi di policrisi, ma soprattutto di grandi cambiamenti epocali, imprevedibili nelle loro conseguenze sul futuro della democrazia e della società umana tutta. Nella sua fase attuale il capitalismo della globalizzazione, grazie alla volontà di potenza e alla forza di accelerazione della tecnologia, si è fatto (tecno)capitalismo. Un sistema economico integrato e convergente di tecnologia e capitalismo, che ha consentito la concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di una ristretta schiera di tecnocrati (“tecnotitani” li chiama Loretta Napoleoni), generando povertà, disuguaglianza, precarietà, ma soprattutto mettendo a rischio la democrazia nel mondo Occidentale. A cento anni dall’avvento del fascismo nel mondo si vanno affermando nuove forme di totalitarismo che seguono il comando della tecnica.  Siamo entrati, come ha scritto Alessandro Mulieri nel suo libro Tecnomonarchi. Gli ideologi della nuova destra all’attacco della democrazia, nell’epoca dei “tecnomonarchi”, protagonisti di una nuova rivoluzione reazionaria, concepita tra la Silicon Valley e i circoli intellettuali della destra americana e basata su sofisticate tecnologie di sorveglianza e controllo.

The market as God

Cette idéologie s’est formée aux États-Unis, mais sa vocation universelle concerne l’avenir de tous les États-nations modernes. Comme toute idéologie, elle repose sur des postulats simplistes qu’elle transforme en vérités irréfutables sous la bannière d’une pseudo-science : ici l’économie.

Defezione digitale e controllo algoritmico: filosofia della resistenza ai social network

Dopo ventidue anni e sei blocchi algoritmici in dodici mesi, ho chiuso il mio account su un importante social network professionale. Non si è trattato di un gesto impulsivo ma dell'esito necessario di un processo di erosione della possibilità stessa di dialogo autentico. Questa riflessione parte da un'esperienza personale per interrogare filosoficamente il controllo algoritmico, l'estrazione di valore dalle piattaforme digitali, e la possibilità di resistenza. Tra Foucault, Hirschman e Deleuze, esploro tre grammatiche della resistenza e propongo la defezione come atto politico consapevole in un'epoca di capitalismo della sorveglianza.

Il paradosso del capitalismo: più spingiamo e più velocemente falliamo

Senza un nuovo contratto sociale, più il sistema spinge, più velocemente si disgrega—lacerando il tessuto economico, sociale ed ecologico che ne sostiene la legittimità. Quando il lavoro di cura viene spostato o svalutato, e la responsabilità reciproca si erode sotto la logica di mercato, anche i motori più potenti del progresso minano infine le proprie fondamenta.

Enclosure of Knowledge Production: The Attempt at a Regime Purchase by Financial Capital

Viviamo in tempi molto difficili. La conoscenza e la sua produzione sono sottoposte a un duro attacco da parte del capitalismo liberale, che incentiva l'uso dell'astrazione statistica. L'astrazione statistica, nella forma della razionalità computazionale (IA), produce conoscenza probabilistica operativa. Ciò significa che la domanda che questo tipo di produzione di conoscenza ci pone – o il modo in cui rappresenta la scienza – non riguarda più cosa si debba dire o sapere oggettivamente. Ora la domanda è piuttosto cosa fare della conoscenza prodotta (da qui la conoscenza operativa). (Il saggio che segue è in lingua inglese)