Economia, lavoro e organizzazioni
Una vetrina infranta fa più rumore di una schiena spezzata
Costanti e variabili sociologiche del tempo presente.
La mediazione sociale dall'età del welfare all'algoritmo C'è un modo di guardare alla società contemporanea che mi sembra oggi più utile di altri, e consiste nel chiedersi quali siano le costanti e quali le variabili del nostro stare insieme.
Notazione, osservazione e giudizio nel governo del lavoro digitale. Quando il processo non coincide con il lavoro reale.
Questo articolo nasce da una serie di appunti raccolti negli anni in cui ho svolto l'attività di consulente. Ho potuto osservare nel tempo come nei progetti di trasformazione digitale, vi sia una costante: quanto più accuratamente riusciamo a descrivere un processo, tanto più facilmente rischiamo di confondere la precisione della descrizione con la capacità di cambiarlo. Mi sono ispirato a un caso professionale che ho realmente vissuto, l'ho anonimizzato e l'ho usato per tracciare le prospettive teoriche provenienti da approcci differenti, ma anche dalla riflessione sul business process management per arrivare, immancabilmente, ad Aristotele.
Dalla memoria alla conoscenza. L'uso consapevole dell'intelligenza artificiale.
Una parola dimenticata, una filastrocca imparata alle scuole medie, il ricordo frammentario di un racconto letto quasi sessant'anni fa. Da questi indizi prende avvio una ricerca che diventa l'occasione per riflettere sul rapporto tra memoria, conoscenza e intelligenza artificiale. L'articolo mostra come un uso consapevole dell'IA possa affiancare il pensiero umano nella ricerca, nella verifica delle fonti e nella ricostruzione della memoria, senza mai sostituirsi alla curiosità, allo spirito critico e alla cultura di chi la utilizza.
Quando la produttività supera la comprensione
L'intelligenza artificiale ci permette di produrre software, documenti e decisioni sempre più velocemente. Ma cosa accade quando la velocità della produzione supera quella della comprensione? Nasce una nuova forma di fragilità organizzativa: il debito cognitivo.
Il valore della presenza. Una lezione orale
La 'presenza' non è mai condizione originaria. E' ritorno da una assenza.
Stiamo tornando analfabeti (e a qualcuno conviene)
Racconto di una curva che credevamo irreversibile. La storia comincia con un grafico che tutti abbiamo visto a scuola: la curva dell’analfabetismo che dal 1861 in poi scende, scende, scende… fino a scomparire. Una vittoria della civiltà, un trionfo della ragione. O almeno così ci hanno raccontato. Devo un ringraziamento a Andrea Passador, autore del video che mi ha ispirato e permesso di approfondire questo tema.
Not hungry, not foolish
Basta con la retorica e l'ipocrisia delle persone al centro, della people culture, dell’engagement. Ai carcerati non si chiede engagement, si chiede buona condotta, non di amare le sbarre e il secondino.
La doppia forbice
Ceto medio, disuguaglianza cognitiva e la lezione di Piketty nell’era del Leviatano algoritmico
Quando il Progresso presenta il conto: Welfare State e Intelligenza Artificiale
Tutti noi stiamo percependo che non siamo in una fase di trasformazione graduale che lascia tempo per adattarsi. Siamo dentro una singolarità in emergenza, in una fase di accelerazione esponenziale in cui le istituzioni, i sistemi di welfare, le categorie giuridiche, i contratti sociali sono stati pensati per un mondo che sta scomparendo sotto i nostri occhi.
Proletarian Cosplay
Logica del consumo e omologazione culturale stanno desertificando umanamente e moralmente le nostre città, che assomigliano sempre più a grandi centri commerciali all’aperto. Davvero possiamo chiamare questo progresso e riqualificazione? Questi outlet con posto letto e area food sono davvero le città di cui abbiamo bisogno come umani?
Milano, le nuove generazioni e il prezzo della prossimità
Milano è la città che funziona, e proprio per questo mostra meglio di ogni altra dove il funzionamento diventa esclusione. Produce lavoro qualificato in abbondanza, ma rende sempre più difficile, a chi quel lavoro lo comincia adesso, viverci: la gentrificazione non cambia solo i quartieri, cambia chi può entrare, e funziona come un filtro generazionale in cui l'accesso al centro dipende ormai più dal patrimonio dei genitori che dal merito. La lettura qui è dichiaratamente schierata, e si appoggia a una tradizione critica precisa: gli studi urbani radicali del diritto alla città (Lefebvre, Harvey) e dell'abitare diseguale (Hochstenbach), l'economia politica del precariato e della giustizia sociale (Standing, Fraser, Fumagalli), e quella psicologia critica del lavoro che, dal Manifesto di Bal alla psychology of working di Blustein, rifiuta di ridurre problemi strutturali a questioni di resilienza individuale. È uno sguardo che colloca il disagio non nelle persone, ma nei rapporti materiali tra lavoro, reddito e territorio. Il risultato è una città che lavora altrove: i suoi giovani la servono, la attraversano e poi se ne vanno, perché restare costa troppo. Resta la domanda più scomoda, quella da cui parte ogni lettura critica: chi può permettersi di lavorare nella città che ha bisogno del suo lavoro?
Ἐπιμέλεια ἑαυτοῦ'. Chi non si abita non può ospitare.
La cura di sé prima della cura dell’altro» Un solo gesto, dal mondo ellenico alla psicologia del profondo.
Filoponìa, una proposta di economia politica.
Nel suo saggio del 1933, “National Self-Sufficiency”, John Maynard Keynes espresse una critica profonda al capitalismo, affermando: «Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non mantiene le promesse. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi.» Da allora, il panorama globale ha subito notevoli trasformazioni, con l’evoluzione delle tecnologie, l’impatto delle guerre, la metamorfosi delle forme di lavoro e la ridefinizione stessa del concetto di denaro. Andrea Surbone ha individuato un fattore comune a queste dinamiche, denominandolo “accumulazione”. Egli adotta un approccio metodologico analogo a quello di uno studioso di archeologia, che indaga gli strati geologici per svelarne i segreti. Il suo metodo di ricerca si basa sull’analisi approfondita, o “scavo”, volto a individuare il denominatore comune che sottende i due principali problemi della nostra epoca: la disuguaglianza sociale e il degrado ambientale. Proprio l’accumulazione è il fattore determinante alla base di queste problematiche.
La Middle Class esisterà ancora?
L’intento di questo articolo è collegare le linee invisibili delle trasformazioni in atto; se, da un lato, i modelli di intelligenza artificiale stanno diventando troppo potenti per essere sviluppati esclusivamente secondo la logica della competizione economica, della velocità e del vantaggio strategico, dall’altro, cosa succederà al mondo del lavoro?
La barriera traslucida. AI e il rimescolamento del potere nelle organizzazioni
L'intelligenza artificiale sta ridisegnando le gerarchie interne alle organizzazioni, in silenzio, lungo una frattura che quasi nessuno nomina. Chi ha cinquant'anni o più è cresciuto con un'idea precisa del rapporto con la tecnologia: lo strumento veniva verso di te con una spiegazione, tu la imparavi, poi lo usavi. L'AI richiede una disposizione all'esplorazione continua, alla tolleranza dell'ambiguità, al non-sapere come metodo. Quella disposizione non si acquisisce con un corso. Si forma nel tempo, per esposizione a un certo paradigma. Chi non ce l'ha ha un altro punto di partenza. Questa differenza non viene quasi mai riconosciuta. I decisori senior, imprenditori, dirigenti, responsabili di studio, vengono corteggiati come compratori di tecnologia e ignorati come utenti. Qualcuno più giovane implementa, loro firmano. La comprensione reale di cosa fa lo strumento non arriva mai al livello dove si prendono le decisioni. Nel frattempo il collaboratore trentenne che sa muoversi con disinvoltura in questi ambienti acquisisce un'influenza informale che il suo ruolo formale non prevede e non regola. La governance dell'AI nelle organizzazioni diventa spesso una finzione condivisa. Il mondo del lavoro è stratificato per generazioni, posture cognitive, relazioni di autorità. L'AI sta rimescolando tutto questo adesso, nelle organizzazioni reali, nelle PMI, negli studi professionali, nelle aziende di medie dimensioni.
Le aziende volevano produttività ma hanno trovato un problema di governance
L’intelligenza artificiale sta entrando nelle aziende molto più velocemente della capacità di governarla. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulla produttività, sull’automazione e sull’efficienza. Oggi, però, molte organizzazioni stanno iniziando a confrontarsi con un problema più profondo: come mantenere controllo, responsabilità e fiducia dentro processi sempre più influenzati da sistemi generativi.
Bevi qualcosa?
Sono partito dalla lettura di un post di Nicola del Ben che raccontava dell’evoluzione di twitter e delle mire di Elon Musk sulla piattaforma, e mi sono reso conto che la convergenza dell’universo Muskiano è soltanto uno degli aspetti della convergenza in atto.
La disuguaglianza cognitiva sarà la nuova lotta di classe?
La frazione è più semplice del previsto: come numeratore stiamo delegando all’Intelligenza Artificiale memoria, decisione, interpretazione e orientamento atrofizzando alcune capacità fondamentali del pensiero umano; stiamo ricevendo, in cambio, un flusso informativo (che non significa conoscenza) enorme che comporta confusione, sovraccarico cognitivo, dipendenza dagli algoritmi di selezione. Come denominatore l’accesso all’informazione è sempre più mediato da piattaforme private, motori di ricerca, social network, recommendation system, assistenti intelligenti.