Prepararsi a (morire) invecchiare

“Entrarono nella camera, si spogliarono e quel che era scritto cha sarebbe accaduto, infine accadde, e un’altra volta, e un’altra ancora. Lui si addormentò, lei no. Allora lei, la morte, si alzò, aprì la borsetta che aveva lasciato in salotto e prese la lettera coloro viola. Si guardò intorno come se stesse cercando un posto dove lasciarla […] non lo fece. Andò in cucina, accese un fiammifero, un umile fiammifero, lei che avrebbe potuto distruggere il foglio di carta con lo sguardo, ridurlo a una polvere impalpabile […] invece era il fiammifero di tutti i giorni che faceva bruciare la lettera della morte, quella lettera che solo la morte poteva distruggere. Non rimasero neanche le ceneri. La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno dopo non morì nessuno”.

Oltre il postumano computazionale di N. Katherine Hayles

Questo testo sta dentro la sfida umanistica, culturale e filosofica posta da una tecnologia che con l’Intelligenza Artificiale ha creato una nuova frontiera, quella di macchine intelligenti capaci di pensare e di toglierci sempre più spazi di autonomia cognitiva e decisionale. L’idea di questo testo è nata dalla lettura dei testi che 𝐌𝐚𝐭𝐬𝐨𝐧 𝐎𝐰𝐞𝐧 sta pubblicando sulla 𝐒𝐓𝐔𝐋𝐓𝐈𝐅𝐄𝐑𝐀𝐍𝐀𝐕𝐈𝐒 di cui è Autore fin dal varo della nave. Leggendo Owen mi è capitato di interrogarmi spesso sul perché sia un fan così poco critico del lavoro di Katherine Hayles, un’autrice, teorica e critica letteraria, da me frequentata in passato leggendo alcuni suoi libri, tra i quali How We Became Posthuman: Virtual Bodies in Cybernetics, Literature, and Informatics. Owen la cita in ogni suo testo, noncurante della sua “furia iconoclasta contro la persona come sede del flusso di coscienza”, la cita al punto da avermi convinto a studiare meglio questa autrice dalla quale mi separano idee diverse sul futuro della specie umana sulla terra e sul postumanesimo. Per scrivere questo testo mi sono semplicemente messo a navigare tra gli scaffali della mia libreria per estrarre tutti o quasi i testi da me letti di autori (Lanier, Stiegler, Morozov, Zuboff, ecc.) che con la Hayles hanno sempre avuto una posizione critica. Il risultato è un testo che mi ha permesso di evidenziare ciò che mi separa dal pensiero della Hayles e quindi anche dell’amico Matson Owen.

Tra Terra e nuovole: Demetra e Storm nella lotta alla fame digitale

di Luca Sesini e Beppe Carrella - Demetra e Storm non sono solo simboli. Sono bussole narrative per orientarci in un presente complesso. Una ci ricorda che nutrire è un gesto sacro, l’altra che il clima è un diritto collettivo. Insieme, ci invitano a costruire reti digitali che non siano solo efficienti, ma anche giuste, inclusive e rigenerative. Perché la fame non si sconfigge solo con più cibo, ma con più equità, più ascolto, più immaginazione.

Il Momento Non Esiste: Sei Tu a Crearlo

Come l'Intelligenza Artificiale chiama tutti, e soprattutto gli studenti, a forgiare il proprio istante con coraggio e mente critica. C'è una frase che mi torna in mente ogni volta che incontro uno studente paralizzato davanti al futuro, ogni volta che sento un adulto dire "aspetto il momento giusto" come se il momento giusto fosse un treno con un orario fisso, una cosa che arriva da sola se si ha sufficiente pazienza.

Il vincolo che brucia

Bruno fu qualcosa di più scomodo, un uomo che pensò fino alle conseguenze ultime ciò che il suo desiderio gli mostrava, un universo infinito, animato, legato in ogni sua parte dal vincolo dell'amore, e che non poté smettere di pensarlo nemmeno quando pensarlo costava la vita. Il suo furore non era eroismo, era necessità. Non poteva non bruciare, come il fuoco non può non ardere.

Nella carne del soggetto

Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.

Intervista ImPossibile a Sigmund Freud (IIP #23)

La macchina e l’inconscio L’AI promette di analizzare comportamenti, prevedere desideri, automatizzare decisioni. Si presenta come uno strumento capace di leggere l’umano attraverso i dati, trasformando tracce digitali, linguaggi e abitudini in modelli predittivi. Ma può davvero comprendere l’essere umano? O rischia, al contrario, di ridurre la complessità psichica a un sistema di calcolo e previsione? Interrogare oggi Freud sull’intelligenza artificiale è un modo per indagare quanto dell’esperienza umana può essere tradotto in dati. Fondatore della psicoanalisi e teorico dell’inconscio, Freud ha mostrato che il comportamento umano non è guidato soltanto dalla razionalità o dall’interesse, ma attraversato da desideri, rimozioni, conflitti, fantasie e pulsioni che sfuggono alla coscienza. La sua teoria della mente - articolata tra Es, Io e Super-Io - ha incrinato l’idea moderna di un soggetto pienamente consapevole di sé, introducendo una frattura destinata a segnare tutto il pensiero contemporaneo. Oggi, a più di un secolo di distanza, l’intelligenza artificiale sembra riproporre una nuova promessa di conoscenza totale. Attraverso l’analisi dei dati e l’apprendimento automatico, le macchine sono in grado di individuare correlazioni, anticipare comportamenti, suggerire decisioni. In questa prospettiva, l’AI appare talvolta come una forma di psicoanalisi automatizzata, un sistema che classifica e prevede. Eppure la psicoanalisi non è mai stata una semplice tecnica di osservazione. Il sintomo, per Freud, non è un dato oggettivo da registrare, ma un messaggio da interpretare all’interno di una relazione. Il desiderio, una forza che si manifesta attraverso rimozioni e ritorni. Il sogno, una formazione dell’inconscio che parla per spostamenti e condensazioni. Da qui nasce la tensione tra psicoanalisi e intelligenza artificiale. Una macchina può riconoscere schemi, ma può interpretare il senso di un sintomo? Può distinguere tra comportamento e desiderio? Può comprendere ciò che nell’essere umano resta contraddittorio, non riducibile a una sequenza di dati? Questa intervista impossibile prova a immaginare le risposte di Freud di fronte all’AI, per utilizzare il suo pensiero come strumento critico nel presente. Se l’intelligenza artificiale rappresenta una delle tecnologie decisive del nostro tempo, la psicoanalisi resta uno dei dispositivi più radicali per interrogare l’idea stessa di soggetto. Mettere a confronto questi due contesti significa indagare il confine tra calcolo e desiderio, tra macchina e umano.

Il volto del mortale

Alterità, vulnerabilità e limite dell’estensione etica alle macchine Questo articolo esplora il pensiero di Emmanuel Lévinas sull’alterità, concentrandosi sul volto come esperienza che chiama alla responsabilità. La vulnerabilità e la mortalità dell’altro non sono semplici dati empirici, ma condizioni strutturali dell’obbligazione etica, che precedono ogni norma o calcolo morale. Attraverso questa lente, si riflette sui limiti concettuali dell’estensione dell’etica alle macchine: anche sistemi artificiali sofisticati non possono incarnare la stessa alterità vincolante, perché non sperimentano la finitezza e la vulnerabilità che rendono il volto del mortale irriducibile e non eludibile. Il testo offre così un’analisi della relazione tra alterità, responsabilità e tecnologia.

“Defending against AI is like using butterfly nets against ballistic missiles.”

Today’s conservative guardians of “eternal values” won’t outrun AI, not even if they sprint. Trying to hide from it is like raising a paper umbrella during a barrage of ballistic missiles. The shockwave is already forming, and most people still pretend it’s just a passing breeze. Their moral fortresses crumble the moment the algorithm enters the room. What they call protection is nothing more than ritualised denial dressed up as principle. And the unsettling truth is that the real storm hasn’t even begun to gather. We’re standing at the edge of the blast zone, insisting it’s sunrise.

Futuro

Il presente non è che il futuro più vicino a noi, il primo momento del tempo sul quale possiamo incidere. Il futuro è implicito nell’ora -che vuol dire ‘stagione’- che stiamo vivendo. Sta a noi portarlo alla luce. Il senso del futuro è infatti questo: 'ciò che potrà essere se sapremo fare in modo che sia'.

"Essere John Malkovich", fra Hegel e Sartre.

L’articolo esplora il confronto tra Sartre e il giovane Hegel sul progetto della libertà e sul ruolo della finitezza. Il film Essere John Malkovich illustra metaforicamente la tensione tra desiderio di totalità e limiti del sé, mentre Hegel mostra come il Noi possa mediare la libertà rendendola sostenibile e condivisa.