Filosofia, Pensiero Critico e Conoscenza
Alla ricerca del τί ἐστί: la lezione dell'Eutifrone
Dal sapere al credere di sapere
Non tutto ciò che sappiamo è conoscenza. A volte è soltanto la convinzione di sapere. Una riflessione sul pensiero critico, sui bias cognitivi e sul valore del dubbio.
Le tre modalità di funzionamento della consapevolezza in base alla teoria degli archetipi di Jean Bolen
La consapevolezza è la nostra capacità di avere una rappresentazione delle cose e di noi stessi. Essa determina il nostro modo di stare nel mondo.
La stanza cinese di Searle: un computer può davvero capire?
Si immagini di chiudere in una stanza una persona che non conosce una parola di cinese....
La scienza come esperienza e il chiarimento filosofico
Breve storia critica dell'epistemologia nel Ventesimo Secolo. Si inizia avendo come riferimento Cartesio e Leibniz, e si finisce -magari senza rendersene conto- Spinoza. Passando attraverso il pensiero di Russel, Frege, Hilbert, Gödel, Turing, Heisenberg. Da un lato si cerca poi di trovarsi a proprio agio nell'assenza di fondamenti; dall'altro si torna a Kant. Il luogo chiave di questa narrazione è il Circolo di Vienna. L'innovativa lezione di Moritz Schlick, l'influenza di Wittgenstein, sullo sfondo di Vienna, crogiuolo di arte, letteratura e scienza. Scienza come ricerca di una società aperta. Pensiero viennese che non separa mai la teoria dalla pratica, la ricerca scientifica dalla politica. Lontano dall'Europa, a causa del nazismo e della guerra, il pensiero viennese si esalta in America. Per un verso si volge verso la complessità e la transdiscilinarità. Per l'altro -con Carnap come figura esemplare- finisce in un adeguamento -o forse una resa- ad una filosofia del nuovo mondo: pragmatica, orientata ad una visione della scienza connessa alla tecnologia, vincolata al business, lontana dall'arte e dalla società. (Questo articolo riprende materiali già presentati da Francesco Varanini in 'Macchine per pensare. L'informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi', 2016).
Il dolore che chiamiamo “gli altri”
Partendo da un suggerimento rivolto ai genitori dal pediatra Benjamin Spock, l’articolo esplora il modo in cui il dolore non riconosciuto può trasformarsi in rabbia verso gli altri. Una riflessione sul disagio collettivo e sul suo sfruttamento politico: dalla mancata presa di coscienza al controllo delle coscienze, fino alla costruzione del nemico e del capro espiatorio.
ΝΥΝ. Il presente che non si abita
Il presente si fa in un presente che il presente non abita.
Cosa sta accadendo ai legami tra le persone?
Da una semplice domanda sul linguaggio nasce una riflessione sulla crisi delle relazioni umane. Perché forse il problema non è trovare nuove parole, ma imparare a custodire i legami che danno senso alle nostre vite.
Il conte di Montecristo e la memoria del cuore
Αἰθήρ — La luce generata dal buio
Un mondo reso interamente luminoso e interamente disponibile non è un mondo finalmente conquistato; è, per dirla con Rosa, un mondo muto, silenziato, da cui si è ritirato tutto ciò che — sottraendosi al possesso e allo sguardo — lo faceva risuonare.
I negazionisti negheranno fino alla morte: impegnati in una danza macabra
PERCHÉ I NEGAZIONISTI NEGANO FINO ALLA MORTE? Si racconta che di negazionismo si può vivere ma non si può sopravvivere alla negazione. Una verità negata dai fatti visto quanto sono diffuse e potenti le campagne di negazionismo in atto, per di più sempre ben finanziate e sostenute dai media. Proteggersi dal negazionismo è diventato quasi impossibile, ci si può forse, se si hanno gli strumenti giusti, proteggere emotivamente e intellettualmente ma se il contesto è tutto infettato, melmoso, indecifrabile, la missione diventa quasi impossibile. Non serve neppure adattarsi per sopravvivere.
Appunti su Peter Shor
Non ricordo esattamente il momento in cui ho incontrato Peter Shor. Ricordo invece con estrema precisione la domanda che mi è venuta subito dopo.