Is Amazon evil?

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Il Bombo. Breve storia di un insetto aristotelico

Il bombo non sfida le leggi della fisica: le rispetta alla lettera, a 230 battiti alari al secondo. A sfidare qualcosa sono stati, semmai, i calcoli di un entomologo francese nel 1934 — sbagliati, poi corretti, e tuttavia immortalati nella leggenda. Partendo dallo smontaggio di un mito tenace, l'articolo arriva dove non ci si aspetta: alla coppia aristotelica di potenza e atto, alla priorità ontologica dell'atto sul possibile, e alla domanda su cosa significhi davvero guardare un fenomeno invece di dedurlo da un modello.

Strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei progetti

A sedici anni, ruotando la manopola di un ricevitore a onde corte, appresi un principio che ha governato, con una costanza di cui ho preso piena coscienza soltanto molto tardi, ogni aspetto della mia vita professionale: ciò che è invisibile ai sensi è presente nello spazio, e attende soltanto che qualcuno costruisca lo strumento adatto a percepirlo. Le onde radio attraversano continuamente l'aria intorno a noi, portando informazioni, segnali, messaggi. Restano impercettibili finché un'antenna, un ricevitore, un demodulatore le trasformano in qualcosa di intellegibile. L'informazione esisteva prima dello strumento. Lo strumento l'ha resa disponibile alla coscienza.

Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia

La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

In mezzo al guado... del tempo presente

Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più…”. In tre piccoli versi di una famosa canzone ho dichiarato lo spirito di questo articolo che, come è giusto che sia, non andrà a scomodare nessun intellettuale né dei tempi passati né del tempo presente né, tantomeno, interpretare o reinterpretare il loro pensiero anche se dei richiami saranno inevitabili.

[Etica]

‘Etica’ e ‘morale’ sono termini strettamente connessi. E al di là di cavillose e sottili distinzioni concepite dai filosofi, indicano una cosa semplice e precisa:  il sistema  di concetti, giudizi, norme, valori a cui fa riferimento, nella sua condotta, ogni singolo uomo.

Sull’equinozio e sull’arte dimenticata di attraversare le soglie

Oggi abbiamo perso il senso delle soglie che ci ricordano la nostra collocazione nel cosmo. Tecnicamente avanzatissimo e ritualmente analfabeta, l'uomo occidentale cambia continuamente posizione restando, nel profondo, fermo. Eppure l'esigenza non è scomparsa: è parte costitutiva del nostro essere-umani. L'equinozio è un'offerta che ci fa l'universo. Serve soltanto lasciarsi attraversare da tre domande: da cosa mi sto separando? Verso cosa mi sto muovendo? Sono disposto a stare nel mezzo il tempo necessario? L'equinozio di primavera come metafora per riflettere sul significato dei riti di passaggio, sulla perdita del senso delle soglie nella cultura occidentale e sull'esigenza, mai scomparsa, di sincronizzare il ritmo individuale con qualcosa di più grande

Paul Valéry e le parole

Il rapporto tra linguaggio e pensiero è uno dei problemi più affascinanti della filosofia e della teoria della letteratura. Tra gli autori che hanno riflettuto con maggiore profondità su questa relazione vi è certamente Paul Valéry, poeta e saggista che nei suoi celebri Cahiers analizzò con straordinaria finezza il funzionamento della mente e il ruolo delle parole nella formazione del pensiero.

Perché scriviamo? Per abitare, per lasciare?

Due concezioni radicalmente diverse della scrittura: la scrittura come dimora — il luogo altro che l'autore costruisce per abitarci, come in Proust — e la scrittura come abbandono, come gesto di trasformazione e affidamento, come in Foucault. Attraverso la lettura dell'intervista con Duccio Trombadori, emerge una concezione dell'opera filosofica in cui scrivere non significa depositare un pensiero già formato, ma attraversarlo fino a consumarlo — lasciandolo al mondo perché il mondo lo custodisca, liberi chi ha scritto di procedere altrove.

Referendum e ideologia

Questo mondo manca di profondità, l’ha persa. Chiunque si sente legittimato a sparare qualsiasi boiata, a credere che quella boiata sia una verità assoluta e a incazzarsi pure quando qualcun altro ribalta quella boiata, normalmente con un’altra simile. Questa processione di opinioni verso il santuario della riconosciuta popolarità è francamente insopportabile. Si è passati dal pensiero debole alla debolezza senza pensiero. Non sono contrario alla libertà di parola, anzi. Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimersi. Sono contrario alle parole in libertà, quelle che non sono state veramente pensate e perciò rimangono superficiali. Vogliamo parlare poi del linguaggio? Io me ne intendo di linguaggio, è il mio lavoro. Il linguaggio non serve più a comunicare ma piuttosto a scomunicare. Scomunicare tutti quelli che non la pensano come quelli dell’ideologia dominante o di quella di turno oppure che dicono parole o frasi che potrebbero offendere qualcuno.