Oltre il postumano computazionale di N. Katherine Hayles

Questo testo sta dentro la sfida umanistica, culturale e filosofica posta da una tecnologia che con l’Intelligenza Artificiale ha creato una nuova frontiera, quella di macchine intelligenti capaci di pensare e di toglierci sempre più spazi di autonomia cognitiva e decisionale. L’idea di questo testo è nata dalla lettura dei testi che 𝐌𝐚𝐭𝐬𝐨𝐧 𝐎𝐰𝐞𝐧 sta pubblicando sulla 𝐒𝐓𝐔𝐋𝐓𝐈𝐅𝐄𝐑𝐀𝐍𝐀𝐕𝐈𝐒 di cui è Autore fin dal varo della nave. Leggendo Owen mi è capitato di interrogarmi spesso sul perché sia un fan così poco critico del lavoro di Katherine Hayles, un’autrice, teorica e critica letteraria, da me frequentata in passato leggendo alcuni suoi libri, tra i quali How We Became Posthuman: Virtual Bodies in Cybernetics, Literature, and Informatics. Owen la cita in ogni suo testo, noncurante della sua “furia iconoclasta contro la persona come sede del flusso di coscienza”, la cita al punto da avermi convinto a studiare meglio questa autrice dalla quale mi separano idee diverse sul futuro della specie umana sulla terra e sul postumanesimo. Per scrivere questo testo mi sono semplicemente messo a navigare tra gli scaffali della mia libreria per estrarre tutti o quasi i testi da me letti di autori (Lanier, Stiegler, Morozov, Zuboff, ecc.) che con la Hayles hanno sempre avuto una posizione critica. Il risultato è un testo che mi ha permesso di evidenziare ciò che mi separa dal pensiero della Hayles e quindi anche dell’amico Matson Owen.

L'AI e il paradosso della competenza

In un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno. La tecnologia amplifica. Ciò che viene amplificato dipende da ciò che si costruisce prima di incontrarla.in un’epoca dove molti promettono che la tecnologia penserà al posto nostro, la responsabilità di pensare bene resta irriducibilmente umana. Il paradosso dell’expertise è proprio questo: gli strumenti che dovrebbero liberarci dal pensiero richiedono più pensiero, non meno. Più disciplina, non meno. Più consapevolezza, non meno.

Il dilemma degli esperti: perché la Scatola Nera terrorizza i suoi Creatori

L'ingenuità della regolamentazione senza la costruzione della Sovranità Perché i profeti della Silicon Valley chiedono solo divieti? La paura della "Scatola Nera" nasconde una dimenticanza fatale: l'essere umano. Questo articolo analizza la cecità degli specialisti e propone un cambio di paradigma: smettere di riparare il recinto algoritmico e iniziare a rafforzare la mente che lo abita. Non è una questione di regole, è una questione di evoluzione.

Shalmaneser: “computer capace di rivaleggiare con il cervello umano”

Shalmaneser, personaggio non umano, Supercomputer onnisciente e quasi onnipotente, campeggia nel romanzo di John Brunner 'Stand on Zanzibar', 1968 ('Tutti a Zanzibar', Editrice Nord, 1977). La sua presenza ingombrante e incombente è la costante nella complessa struttura del romanzo. Non un testo sequenziale, ma punti di vista differenti sulla vicenda narrata che si accumulano e si intersecano: contesto, flusso di eventi, sguardi sulla miriade di personaggi, aggiornamenti sugli stati del mondo.

Il Biscotto Quantico

Un breve racconto pre natalizio nato da una riflessione sul tema della trasparenza dei dati di addestramento dei LLM commerciali. Come si sa, oggi come oggi, nessuno sa con esattezza che dati abbiano usato OpenAi per addestrare ChatGPT, Anthropic per Claude, Google per Gemini. Che importa, si dirà. Importa, importa. Quei dati, la loro composizione, culturale, linguistica, epidemica, condizionano il modo in cui i LLM ci parlano, rispondono, costruiscono "opinione" spacciandola per conoscenza. Conoscere la composizione dei dati di addestramento è quindi questione di democrazia. Buona lettura.

L’era del soft-fanatismo digitale

La dissoluzione del dibattito pubblico, fra camere d’eco e frammentazione epistemica. Viviamo in un'epoca paradossale: mai nella storia dell'umanità abbiamo avuto accesso a una tale abbondanza di informazioni, eppure mai come oggi il dibattito pubblico è apparso così frammentato, polarizzato e impermeabile al confronto razionale. Questa contraddizione non è casuale, ma rivela una trasformazione profonda nelle strutture attraverso cui formiamo credenze, valutiamo evidenze e ci confrontiamo con posizioni divergenti. Al centro di questa trasformazione sta un fenomeno che merita particolare attenzione: l'emergere di quello che potremmo chiamare "soft-fanatismo cognitivo", una forma diffusa di chiusura epistemica che si manifesta non attraverso dogmi espliciti o ideologie rigide, ma attraverso l'isolamento algoritmico in camere d'eco informative.