Esiste già un Intelligenza Artificiale al di fuori della Terra?

L'Intelligenza Artificiale è destinata a rivoluzionare il progresso scientifico dell'umanità. Ma fino a che punto questo cambiamento trasformativo è casuale? Potrebbe inserirsi nella normale evoluzione della nostra specie? Dalle ipotesi della panspermia per indagare le origini della vita all'idea che a un certo punto quella stessa vita si evolva passando attraverso o in simbiosi alle macchine intelligenti. L'Universo e la nostra Galassia conoscono già la presenza di un'Ai?

Magnifica Humanitas e T.E.S.C.R.E.A.L.

Veniamo da una cultura che ci ha insegnato a farci delle domande e a capire prima ancora di applicare o utilizzare; parliamo e scriviamo di Gemini, ChatGPT, Anthropic, Google, DeepMind, Meta etc. ma ci siamo mai chiesti quali sono le logiche e le ideologie, l’idea di fondo, alla base di questi strumenti di cui parliamo costantemente (e utilizziamo) ogni giorno?

Il campo è più largo del dibattito

Replica a Martino Pirella sulla sua risposta del 14 maggio. Esomente e inclinazioni digitali non sono in concorrenza, operano su piani diversi di un campo più largo. La ricerca di Anthropic sull'interpretabilità, le posizioni di Hinton, i compagni romantici AI: il dibattito italiano ha materiali empirici che ancora non ha messo a fuoco.

Il deserto che produce branchi

Una riflessione sul disagio giovanile, il fallimento della comunità educante e il progressivo impoverimento culturale ed emotivo della società contemporanea. Dalle periferie all’analfabetismo funzionale, dai social trasformati in arene emotive permanenti alla solitudine della scuola, il testo prova a interrogarsi sulle radici profonde della violenza e sulla fragilità democratica di una società che smette di coltivare coscienza critica, interiorità e relazioni umane.

L’intelligenza come forma di stupidità?

Uno slalom promettente tra Kant, Carmelo Bene, i Casino Royale e l’IA L’Intelligenza Artificiale, cambiando l’approccio alla realtà, si propone come istanza di ridefinizione, non sappiamo ancora quanto radicale, del concetto stesso di intelligenza e di intelletto, costringendoci ad una riflessione, insieme inquietante, feconda e visionaria, su cosa sia l’intelligenza e cosa significhi comprendere.

Distruggete queste IA e fatele sparire per sempre assieme a chi le ha fatte?

Dai telai del 1811 ai modelli linguistici del 2024: il conflitto non è mai stato con la tecnologia, ma con ciò che erode del nostro modo di pensare. L’AI non prende decisioni al posto nostro: modella il terreno cognitivo su cui le prendiamo. Una riflessione sulla colonizzazione silenziosa del linguaggio, sul pensiero che si adatta al frame della macchina, e su ciò che rischiamo di perdere mentre tutto diventa più efficiente, più scalabile, meno umano.

Il lavoro rubato, secondo Asimov. Una profezia sul declassamento umano

Molto prima dell’IA generativa, Isaac Asimov aveva già raccontato il trauma sociale della sostituzione del lavoro umano con le macchine umanoidi. In Abissi d’acciaio i robot sostituiscono dapprima il lavoro di commessi e fattorini, ma la loro diffusione minaccia presto di soffiare il posto anche a poliziotti, impiegati, colletti sempre più bianchi. Ci sono proteste, declassamenti, folle inferocite e uomini che capiscono di poter essere rimpiazzati non solo nella forza lavoro, ma anche nel giudizio, nelle competenze, nelle funzioni mentali. Ma il bersaglio vero del romanzo non è la macchina in sé. Asimov mostra con lucidità sorprendente che una società senza protezioni trasforma ogni progresso in una minaccia, e che il vero incubo non è la macchina che lavora meglio dell’uomo, ma il sistema che rende quella superiorità una condanna per chi resta indietro.

La delega cognitiva

Per secoli la tecnologia ha esteso le nostre capacità fisiche. Le macchine hanno sollevato pesi, accelerato movimenti, moltiplicato la forza del lavoro umano. Con l’intelligenza artificiale sta accadendo qualcosa di diverso. Non stiamo più delegando soltanto il fare. Stiamo iniziando, lentamente e quasi senza accorgercene, a delegare parti del nostro processo cognitivo: la sintesi, l’analisi, la scrittura, perfino le prime forme di giudizio.

[Mediocrità]

Una lirica scritta per sottolineare ahimè la mediocrità imperante in molti settori della vita quotidiana. Mediocrità aumentata a livello esponenziale perché molti esseri umani hanno delegato molte delle loro attività a dei tutori automatizzati e soprattutto hanno chiuso il pensiero nello sgabuzzino. Alimentando una preoccupante e colpevole passività che non può far altro che creare, come vediamo giornalmente, situazioni negative e difficili da tollerare.

Oltre il postumano computazionale di N. Katherine Hayles

Questo testo sta dentro la sfida umanistica, culturale e filosofica posta da una tecnologia che con l’Intelligenza Artificiale ha creato una nuova frontiera, quella di macchine intelligenti capaci di pensare e di toglierci sempre più spazi di autonomia cognitiva e decisionale. L’idea di questo testo è nata dalla lettura dei testi che 𝐌𝐚𝐭𝐬𝐨𝐧 𝐎𝐰𝐞𝐧 sta pubblicando sulla 𝐒𝐓𝐔𝐋𝐓𝐈𝐅𝐄𝐑𝐀𝐍𝐀𝐕𝐈𝐒 di cui è Autore fin dal varo della nave. Leggendo Owen mi è capitato di interrogarmi spesso sul perché sia un fan così poco critico del lavoro di Katherine Hayles, un’autrice, teorica e critica letteraria, da me frequentata in passato leggendo alcuni suoi libri, tra i quali How We Became Posthuman: Virtual Bodies in Cybernetics, Literature, and Informatics. Owen la cita in ogni suo testo, noncurante della sua “furia iconoclasta contro la persona come sede del flusso di coscienza”, la cita al punto da avermi convinto a studiare meglio questa autrice dalla quale mi separano idee diverse sul futuro della specie umana sulla terra e sul postumanesimo. Per scrivere questo testo mi sono semplicemente messo a navigare tra gli scaffali della mia libreria per estrarre tutti o quasi i testi da me letti di autori (Lanier, Stiegler, Morozov, Zuboff, ecc.) che con la Hayles hanno sempre avuto una posizione critica. Il risultato è un testo che mi ha permesso di evidenziare ciò che mi separa dal pensiero della Hayles e quindi anche dell’amico Matson Owen.