Geopolitica dello rimosso: Iran, Groenlandia e la contraddizioni delle narrazioni imperiali alla prova della storia

Analizzando i casi dell'Iran e della Groenlandia, il saggio decostruisce le narrazioni mediatiche dominanti, mostrando come l'ordine del discorso contemporaneo si fondi sull'amnesia dei traumi storici. La rimozione del conflitto produce un'illusione di stabilità, ma il passato riemerge violentemente come sintomo inatteso e apparentemente incomprensibile.

Obiettivo raggiunto

Le petroliere salpano verso l’America, il vertice si prepara in Asia, e noi siamo a bordo di un’altra nave, quella dei folli di Brant, a discutere su chi tenga il timone senza che nessuno ci abbia chiesto dove vogliamo andare.

Disordini a Milano

Recenti avvenimenti -scrivo verso la fine dell'ottobre 2026- spingono a una riflessione sul ruolo degli adulti, sul senso della politica e della democrazia -che è essenzialmente 'discussione in pubblico'- e sul cosiddetto 'disagio giovanile'. Nel tentativo di non ricadere in luoghi comuni o in atteggiamenti difensivi o in formule stereotipate scelgo di scrivere tramite quella 'lingua franca', quella 'stenografia dei sentimenti' che è la poesia.

Un penny per Shakespeare

Un penny alla settimana: tanto versavano i lavoratori di Oakdale per il loro istituto, biblioteca compresa. Da quella fame di cultura prende avvio questo invito a leggere Jonathan Rose e a riflettere su questioni attualissime: il tempo che dedichiamo ai libri, l’abitudine a delegare le nostre scelte, la tentazione di accontentarci di un riassunto. Il volume presenta due ostacoli: è in inglese e conta 560 pagine; potete però leggerlo a pezzi, saltare fra i capitoli e riprenderlo quando volete. Non risulta disponibile un’edizione italiana ed è un vero peccato. Lasciate dunque che in questo articolo vi racconti il libro attraverso alcuni dei suoi personaggi: persone che, fra un turno di lavoro e le preoccupazioni quotidiane, coltivavano ambizioni intellettuali capaci di mettere in imbarazzo le nostre scuse. Le loro storie parlano anche di noi e di ciò che facciamo della libertà di leggere.

“Cara, e fattela una risata!”

Proseguo un filone che ho aperto con l’articolo precedente sul corpo delle donne (trovate il link in fondo alla pagina). Quel testo, condiviso su LinkedIn, ha acceso un acceso confronto: commenti con l’idea sottintesa che un uomo non abbia titolo per parlare di temi che riguardano il mondo delle donne. Io penso che gli uomini debbano parlarne, a patto di farlo mettendosi in discussione, con equilibrio, dentro un linguaggio e un territorio che non sono quelli abituali del maschile. Si sta scomodi, ci si espone. Stavolta parto da una frase che conosciamo tutti: “e fattela una risata” di fronte ad una battuta sessista e ad una reazione negativa ad essa. Ha la forma di un consiglio e la funzione di un ordine. Nel pezzo provo a guardare cosa fa davvero una risata in un gruppo, dove passa il confine del sessismo (se passa), e perché la risposta più efficace tocca a noi uomini: smettere di ridere, e rendere cara una battuta che finora non è costata niente a nessuno. Anche se, a ben vedere, il vaffanculo, però, resta un’opzione sempre efficace.

Le nuove coordinate del lavoro: individualizzazione, autonomia e potere nelle organizzazioni europee

Il testo sostiene che la domanda sullo spostamento politico delle culture del lavoro europee sia mal posta se formulata lungo un'unica scala destra-sinistra. Riprendendo la distinzione fra asse economico e asse socio-culturale adottata dal Chapel Hill Expert Survey, l'autore mostra come le organizzazioni possano muoversi insieme verso un maggiore pluralismo e verso una più marcata individualizzazione del rischio e della responsabilità. Attraverso i dati OECD sulla rappresentanza collettiva e le rilevazioni Eurofound sulle condizioni di lavoro e sul lavoro ibrido, il testo distingue autonomia operativa e potere decisionale, analizzando la flessibilità revocabile e il controllo incorporato nei sistemi digitali. L'apparato teorico combina Fraser su riconoscimento e redistribuzione, Boltanski e Chiapello sull'incorporazione della critica, Sennett e Standing sulla corrosione dei legami e il trasferimento del rischio, Argyris e Schön sulla teoria in uso, Hirschman sulla voice. La conclusione individua nel passaggio dal lavoratore alla persona responsabile di sé il mutamento più profondo e propone di spostare l'analisi dalla collocazione ideologica dell'organizzazione alla domanda su dove, al suo interno, si trovi il potere di cambiare le regole.

Clangore

"Quella volta grandinava. Era soltanto grandine. Ma la città, sotto, rispondeva come se fosse fatta apposta per amplificarla. Le lamiere, i vetri, le grondaie, i tetti. Noi eravamo dentro. E ascoltavamo. Dopo, cercando una parola per raccontare quel rumore, ne abbiamo trovata una vecchia. Clangore. Da lì, in qualche modo, è cominciato tutto."

Chi chiude la porta di una scuola, apre una prigione

In un’Italia che invecchia e vede diminuire ogni anno il numero dei bambini, chiudere una scuola può sembrare una scelta dettata dai numeri. Ma quanto costa davvero a una comunità perdere una scuola? Una riflessione che intreccia denatalità, immigrazione, integrazione e legalità, partendo da una convinzione maturata in tanti anni di insegnamento: **la scuola non trasmette soltanto conoscenze. Costruisce cittadini. E può arrivare dove la repressione arriva sempre troppo tardi.**

𝐃𝐞̂𝐦𝐨𝐬-𝐊𝐫𝐚́𝐭𝐨𝐬 : potere al popolo

Che cosa significa davvero democrazia? Partendo dall'etimologia Dêmos–Krátos, “potere del popolo”, una riflessione sulla libertà e sui rischi della sua degenerazione, sul richiamo dell'“uomo forte” e sulla responsabilità che ogni cittadino assume quando esercita il proprio diritto di voto. Perché la democrazia non è soltanto un sistema di governo: è cultura, consapevolezza, partecipazione e responsabilità.

Perché la geopolitica globale non riconosce la libertà di Kant

Non è un articolo sulla guerra, né sui confini, né sulla NATO, né sulla Russia o Cina, né sulla crisi dell’ordine liberale, anche se tutti questi elementi entrano nel ragionamento. La domanda è: che cosa succede al concetto di libertà (sicurezza nazionale) quando lo si trasferisce da una società (nazione) dotata di un’autorità politica a una società internazionale priva di un’autorità sovrana?