NOVITA'[2500]
C'è bisogno di poesia
La poesia è una forma d’arte antichissima il cui principale scopo, all’inizio, era quello di instaurare un contatto tra cielo e terra e per questo motivo aveva un valore sacro.
L'intelligenza artificiale non pensa. Parla
L'hype vale anche per la tecnologia. Ad alimentarlo ci pensano le narrazioni esaltate e mediatiche che la circondano. Questo hype è particolarmente evidente con l'inteligenza artificiale. Per questo leggere un libro che tratta degli inganni delle IA può essere salutare.
L'italiano che non è nostro
Elogio dell’errore: perché l’arte ci ricorda chi siamo
Viviamo in un tempo in cui, sempre più influenzati dall’AI, tendiamo a imitare il suo modo di scrivere: usiamo una scrittura lineare, levigata, senza inciampi, per sembrare professionali, per non essere giudicati, per non mostrare fragilità. Una lingua che non trema, non rischia, non si contraddice. È la tentazione di una comunicazione “perfetta”, priva di fratture. Ma questa perfezione è un inganno: non ci assomiglia.
Chi governa l’attenzione? (POV #29)
Jonathan Crary vs Tristan Harris: Se il potere si costruisce oggi attraverso la progettazione dei comportamenti, quale spazio resta per una soggettività politica autonoma? Chi decide cosa entra nel nostro campo visivo riguarda oggi le infrastrutture che organizzano la circolazione delle immagini. I contenuti passano attraverso sistemi che classificano e stabiliscono in anticipo cosa può emergere come rilevante e cosa resta fuori campo. Anche il tempo davanti agli schermi viene progettato. I ritmi dell’attenzione, la sequenza degli stimoli, la possibilità di interrompere sono modulati da interfacce che costruiscono un flusso continuo. La scelta individuale rimane, ma si esercita dentro un ambiente già orientato.
Vendersi l'AnIma
La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.
Adventures in Fantasy Diplomacy
Trump says he's negotiating with Iran. Iran says he isn't. Who are you gonna believe?
Le macchine sono vive, noi siamo tutti morti
Siamo ancora vivi? Ma soprattutto ci importa abbastanza per rispondere?
I miei studenti ripetono a pappagallo
Cosa capiscono veramente i nostri studenti di quello che gli diciamo a lezione o che leggono nei manuali?
Quando l’AI diventa un terapeuta: limiti, rischi e illusioni
Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli, sentirsi ascoltate. Ma cosa succede quando questo supporto diventa una presenza stabile nelle nostre dinamiche emotive? Tra opportunità reali e rischi emergenti, l’articolo esplora i limiti dell’AI nel campo della salute mentale e il ruolo che scegliamo di darle nelle nostre vite.
Velocità di fuga della tecnologia e ritardi molto umani
Gli spunti per questo articolo sono venuti da un testo di Jan Dawson su Techpinions e dal libro di Miguel Benasayag Il cervello aumentato e l’uomo diminuito, che consiglio a tutti per la sua lettura. Il testo risale al 2016 ma ancora attuale. Pubbicato origariamente sul mio progetto online SoloTablet.
In mezzo al guado... del tempo presente
Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più…”. In tre piccoli versi di una famosa canzone ho dichiarato lo spirito di questo articolo che, come è giusto che sia, non andrà a scomodare nessun intellettuale né dei tempi passati né del tempo presente né, tantomeno, interpretare o reinterpretare il loro pensiero anche se dei richiami saranno inevitabili.
Ritorno al futuro… con l'AI
E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.
Intervista ImPossibile a Norbert Wiener (IIP #28)
Cibernetica e macchine autonome La cibernetica come chiave per comprendere l’intelligenza artificiale: informazione, feedback, previsione e responsabilità nel rapporto tra esseri umani e macchine è una griglia di lettura che permette di conoscere i sistemi contemporanei. Ciò che chiamiamo intelligenza artificiale non è altro che una forma avanzata di organizzazione dell’informazione, capace di apprendere da flussi di dati e di adattarsi attraverso cicli di retroazione sempre più complessi. In questo senso, le cosiddette macchine autonome non sono autonome in senso forte, ma sistemi che operano entro architetture di controllo distribuite in cui la decisione emerge da processi statistici e non da intenzioni.
Corrompere i giovani della GenZ
Giovani ribelli, rivoluzionari, e anziani coriacei e critici, hanno oggi il bisogno di trovare forme militanti di ribellione con l’obiettivo di contrastare la narrazione dominante, che li vorrebbe eternamente giovani e passivi, disorientati e “interminabilmente privi di ogni marca di esistenza positiva”. La collaborazione tra anziani e giovani deve nascere dalla comune percezione di trovarsi sulla soglia di un nuovo mondo, dentro una crisi dalla quale gli scenari futuri che potrebbero presentarsi romperanno ogni residuale collegamento con le tradizioni millenarie passate.
Il ritorno del conflitto
Dalla fine della Guerra Fredda, l'ordine liberale ha eroso sistematicamente tutti quei corpi intermedi (sindacati, chiese, governi locali, associazioni professionali) che per secoli avevano fatto da cuscinetto tra individuo e potere. Il risultato non è stato l'individuo libero e cosmopolita promesso dall'ideologia, ma una società atomizzata in cui il conflitto politico è diventato totale, il divario tra élite e masse incolmabile, e il capro espiatorio una pratica industrializzata dai social media. Attraverso una rilettura atipica di Schmitt, Strauss e Girard, il saggio che segue mostra come il globalismo non ha superato le dinamiche più oscure della condizione umana, quanto semplicemente liberate dai contenitori che le tenevano a bada.
Antigone e Lady Loki. Il coraggio di disobbedire agli algoritmi
di Luca Sesini e Beppe Carrella
Trovare lavoro ai tempi dell’Intelligenza Artificiale
Oggi cercare lavoro non significa più inviare un CV. Significa essere valutati da algoritmi e osservati attraverso la propria identità digitale. Tra sistemi di screening automatizzati e tracce lasciate online, la selezione cambia forma: non riguarda più solo ciò che dichiariamo, ma ciò che emerge nel tempo. Un’analisi tra aspetti pratici ed etici su come AI e social stanno trasformando il modo in cui veniamo scelti.
Dalle campagne vuote al futuro che manca
Un viaggio tra storia, spopolamento, lavoro, democrazia e immigrazione: dalle campagne svuotate della Rivoluzione agricola inglese all’Italia di oggi, dove i territori che perdono giovani e lavoro rischiano di perdere anche il futuro.
81.000 persone hanno tracciato il Codice Etico dell’IA
Da una recente survey di Anthropic è emersa una mappa della psiche umana di fronte allo stupor mundi artificiale. Il dibattito sull'IA è fermo al 2022. Anthropic supera la dualità tra entusiasmo cieco e paura catastrofica con un'indagine globale sul campo: cosa ne pensa davvero chi utilizza l'IA quotidianamente?