Cronache di un detective bibliografico

Era la primavera del 1990, a Venezia. Ero "in Marciana", come si diceva tra noi studenti dello IUAV. Ormai ero arrivato veramente in fondo - quella era rifinitura. La tesi su territorialità e colonizzazione nel Marocco del Protettorato francese era praticamente finita: duecento e passa pagine su come i francesi avevano ri-costruito il loro mondo sopra quello marocchino, su Lyautey e Prost, sulle nouvelles villes accanto alle medine, sulla de-costruzione di una civiltà attraverso la "scienza urbanistica". Il mio relatore era Marcello Balbo. Il tema era nato da una fascinazione: capire come lo spazio coloniale fosse una territorialità artificiale impiantata sopra un'altra - quella marocchina, arabo-islamica - che veniva contemporaneamente de-costruita, marginalizzata, trasformata in "tradizionale" proprio nel momento in cui smetteva di essere l'unico modo possibile di abitare quel territorio. Avevo aperto con Fanon: "La città del colono è una città di cemento... La città del colonizzato è una città accovacciata, una città in ginocchio." Alla Marciana cercavo certi testi arabi tradotti in francese che non potevo più tornare a cercare in Francia. Non si potevano fare fotocopie. E quindi trascrivevo a mano, sul mio quadernone, parola per parola. La mano si stancava, i volumi pesavano, il silenzio era quello denso delle biblioteche vere. Era normale, allora. Quella normalità oggi sembra archeologia. Un paio di anni prima, ad Aix-en-Provence...

La Presenza di una Assenza

Una riflessione sulla speranza nei contesti di crisi, ispirata a Gabriel Marcel. La speranza non come attesa di un futuro migliore, ma come postura che resta davanti all’assenza senza colmarla, affrontando il presente senza illusioni.

Oltre le etichette

Viviamo immersi in una complessità senza precedenti. Come l'abbiamo affrontata? Frammentandoci noi stessi. Invece di abitare la complessità del reale, abbiamo moltiplicato all'infinito le categorie identitarie, nella convinzione che definire ogni sfumatura dell'essere ci avrebbe aiutato a orientarci. Il risultato è l'opposto: ci siamo persi in un labirinto di etichette.

How to Survive Artificial Intelligence: dialogo Stultifero con Giorgio Griziotti

Il termine "intelligenza artificiale" (IA) è diventato la parola (con)vincente degli ultimi tre anni, dall'arrivo sul mercato della ChatGPT, seguita a ruota da tutte le altre IA generative. A prevalere nella narrazione conformistica dominante è la celebrazione delle opportunità, delle possibilità di sviluppo e delle potenzialità delle nuove tecnolog-IA. Poi ci sono le narrazioni critiche, riflessive, finalizzate a suggerire un approfondimento per una migliore comprensione, non soltanto delle nuove tecnologie in sé, ma soprattutto dei loro effetti e delle loro conseguenze. Tra queste riflessioni c'è quella di Giorgio Griziotti, autore di un saggio, How to survive artificial intelligence. Intelligenza artificiale, tecnofascismo e guerra, nel quale invita a riflettere sul fatto di vivere dentro "una catastrofe in corso", riflessa in molte narrazioni sulle IA, opposte e semplificate, che stanno animando il dibattito pubblico.

Gli stolti della nave

«𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐥𝐭𝐨. 𝐒𝐞 𝐦𝐚𝐢 𝐜𝐞 𝐧’è 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐨… 𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨», rispose Gigi senza esitare. «Il tuo cuore è puro. Entra!» disse la voce ridacchiando, rivelando un capitano che sembrava uscito dalla pubblicità del tonno Nostromo.

In viaggio nel Nostroverso lontano dal Metaverso (Prefazione)

Tecnologia, ambiente, economia, salute e politica sono tanti ambiti tutti tra loro intrecciati e imparentati, anche dagli effetti su di essi generati dalle accelerazioni tecnologiche degli ultimi trent’anni. Un’accelerazione resa possibile dalla modellazione costante della mente moderna per coltivare le sue aspettative di progresso e di crescita continui, di espansione del consumo e di felicità. Le crisi che da questi effetti si stanno generando sottolineano quanto quelle aspettative fossero fallaci, impongono l’urgenza di qualche forma di pentimento, di tornare a pensare, a (auto)riflettere criticamente, a problematizzare il presente, a concentrarsi approfondendo, a cambiare schemi mentali, paradigmi di riferimento e punti di vista.

Un viaggio da sogno: il Fantastan

Questa è la bozza di itinerario che abbiamo costruito nella nostra mente e che, tutto sommato, potremmo provare anche a concretizzare quanto prima, stanchi delle solite mete; sicuramente immaginiamo possa essere un viaggio ...fuori dal comune. Qualcuno è interessato a condividerlo con noi? Se invece avete voglia di immaginare altri viaggi (im)possibili, potrete trovare nuovi spunti in alcuni libri che, tra il serio e il faceto, vi consentiranno di dare libero sfogo alla vostra fantasia, oltre a informarvi su luoghi realmente esistenti e altri inventati e da reinventare con la vostra immaginazione; a questo proposito vi consigliamo di leggere prima di tutto “Le città invisibili” del grande Italo Calvino, edito da Einaudi; e poi “Sovietistan” di Erika Fatland, edito da Marsilio, e “Molvania” di Santo Cilauro, Tom Gleisner e Rob Sitch, edito da Rizzoli; perché il primo luogo in cui germogliano i viaggi è proprio nella nostra mente, soprattutto quando la realtà è dura da sopportare...

La chiamata della Stultifera

Un invito inatteso, una nave immaginaria che attraversa la notte, una scelta di follia lucida. La chiamata della Stultifera è il racconto del mio imbarco simbolico sulla nave degli stolti: un viaggio verso la complessità, la cultura e il pensiero libero, lontano dalle rotte predefinite dell’era algoritmica.

Come andare avanti: speranza o coraggio?

Quando scrivo, il concetto sul quale mi soffermo spesso è quello della crisi. Nulla di casuale, anzi molto di contingente, visto che nella crisi ci troviamo tutti. Non tutti ne hanno piena consapevolezza, molti la esorcizzano rimuovendola, alcuni ne hanno già accettato un esito apocalittico e per questo parlano di collasso di una civiltà in atto. Tutti gli altri fingono di non sapere e accettano le narrazioni che la negano parlando d’altro (gli umani sono sempre stati bravi nella fuga…)!

[còr·po]

còrpo [latino cŏrpus «corpo, complesso, organismo»]. Termine generico con cui si indica qualsiasi porzione limitata di materia. La struttura fisica dell’uomo e degli animali. Con più preciso riferimento all’uomo, è in genere considerato, soprattutto in concezioni e dottrine religiose, l’elemento corruttibile, e come tale contrapposto all’anima e allo spirito. Parte principale, sostanziale di una cosa, o la parte di mezzo, la parte più grossa. Insieme di cose simili che formano un tutto omogeneo, un gruppo. Raccolta delle opere di un autore o di opere connesse per materia. Complesso di persone che formano un organismo ben determinato in sé. (Vocabolario Treccani)

Pensare con l'IA, pensare contro l'IA

Scrivere con l'intelligenza artificiale, pensare attraverso i LLM, usare l'esomente: è trasformazione generativa o alienazione? È possibilità di pensare in modo diverso o perdita di controllo? Può essere vissuta e interpretata in modi radicalmente diversi. E in questa divergenza apre un mondo di riflessioni: come stare nel presente, come fare critica strutturale del capitalismo digitale, come abitare la trasformazione senza né celebrarla né rifiutarla. Serve una posizione che non sia né luddismo né entusiasmo acritico. Una critica che sappia restare dentro per pensare tatticamente, che usi Marx, Gramsci, Fanon per smontare i nuovi rapporti di produzione, le nuove forme di alienazione, il colonialismo epistemico che l'AI sta consolidando. Perché l'intelligenza artificiale non è una tecnologia neutra: è l'infrastruttura materiale e simbolica di una nuova fase del capitalismo. E va guardata in faccia, con gli strumenti del pensiero critico. Pensare con l'AI per pensare contro l'AI. Senza fuggire.

Tempi di crepe

Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. La vera sfida del futuro non è tecnologica, non si annida nelle intelligenze artificiali o nei metaversi, sta dentro la vita biologica e psichica reale, è rappresentata dalla comunità di persone che la abitano, dalla loro capacità di immaginare futuri e costruire il divenire attraverso la prassi. Il benessere di tutti non può nascere da algoritmi che ne quantificano misurandoli livelli di felicità e gradi di soddisfazione individuali. Nasce dall’aderenza a ideali di felicità e giustizia comuni, dalla qualità delle relazioni, dal rapporto profondo da preservare in quanto favorevole alla vita umana che si riesce a stabilire con gli altri, con la natura e con l’ambiente, dal senso che riusciamo a dare alle cose, ai fatti e alle nostre esistenze.

Una provocazione intellettuale

Viviamo dentro la complessità, fatta di interdipendenze di tutto con tutto. Questa interdipendenza, globale e planetaria, è stata accelerata dalla tecnologia che ci ha dato l’illusione di poter progredire all’infinito, anche a scapito della natura, ritenuta ormai parte integrante dell’antroposfera.

La medicina di cui il mondo ha bisogno

Cosa significa davvero viaggiare? Non solo muoversi nello spazio, ma aprire la mente e il cuore ad un'altra forma di esistenza, a un modo diverso di essere umani. Il Giappone, con la sua grazia silenziosa e la sua gentilezza sacra, mi ha regalato qualcosa che va ben oltre la semplice esperienza turistica: una lezione di umanità. In un mondo che perde spesso il senso del rispetto, dell'ascolto e della cura, quel viaggio è diventato per me la medicina di cui tutti avremmo bisogno. Questa non è la cronaca di un viaggio, ma un invito a riscoprire l'essenziale: rallentare, osservare con attenzione, imparare con umiltà e portare con sé ciò che si è ricevuto, ovunque si vada.