Un penny per Shakespeare

Un penny alla settimana: tanto versavano i lavoratori di Oakdale per il loro istituto, biblioteca compresa. Da quella fame di cultura prende avvio questo invito a leggere Jonathan Rose e a riflettere su questioni attualissime: il tempo che dedichiamo ai libri, l’abitudine a delegare le nostre scelte, la tentazione di accontentarci di un riassunto. Il volume presenta due ostacoli: è in inglese e conta 560 pagine; potete però leggerlo a pezzi, saltare fra i capitoli e riprenderlo quando volete. Non risulta disponibile un’edizione italiana ed è un vero peccato. Lasciate dunque che in questo articolo vi racconti il libro attraverso alcuni dei suoi personaggi: persone che, fra un turno di lavoro e le preoccupazioni quotidiane, coltivavano ambizioni intellettuali capaci di mettere in imbarazzo le nostre scuse. Le loro storie parlano anche di noi e di ciò che facciamo della libertà di leggere.

Millelire per sempre

Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.

Lettera del guardiano del faro Gerogompos

Quel giorno ci avevano mandato a cercare l’acqua per la compagnia, eravamo felici come ragazzi in gita sulla camionetta di servizio carica di taniche vuote. Durante un ritiro di scrittura nell'isola di Cefalonia sono stata profondamente colpita dalla vicenda dei soldati italiani della Divisione Acqui, abbandonati dall'Italia dopo l'8 settembre senza ordini nè aiuti, e sterminati dopo un'aspra battaglia dall'esercito tedesco. Durante una visita al Faro Gerogompos ci è stato chiesto di scrivere una lettera da parte del guardiano, ed io non ho potuto fare a meno di pensare alle storie di quei soldati...

La teologia politica del ritorno - Mito, sovranità e sacrificio nel cinema di Christopher Nolan

Che cosa accade quando il mito del ritorno diventa una teoria della sovranità? In Odissea, Christopher Nolan sembra portare a compimento una riflessione sul rapporto fra decisione, tecnica, violenza e sacrificio già presente nella sua filmografia. Questo saggio propone di leggere il cinema di Nolan attraverso la categoria della teologia politica.

Scrivere con due linguaggi

Nasciamo ‘all’interno’ di una madre lingua. Ma scegliere la lingua tramite la quale esprimersi è una opzione sempre aperta. Scopriamo ‘chi siamo’ e riusciamo a parlare di ‘cosa vediamo’ passando da una lingua all’altra. In questo articolo si giustappongono l’italiano, lingua madre, e l’inglese, lingua profondamente conosciuta e vissuta. Lingue differenti portano alla luce in modi differenti poesia e culture. E ogni lingua naturale usata contribuisce alla personale ‘lingua’ di ognuno di noi.

Il dono

Cos'è un giorno ferito? Può essere una luce che ha mancato la sua traiettoria, una cicatrice che ancora non guarisce, un mancato perdono. Guardiamolo con amore silenzioso, perchè nella penombra, insegna ancora molto.

TORNARE A ITACA nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Dopo l’Odissea di Christopher Nolan: leadership, attesa, memoria e il rischio di diventare stranieri a noi stessi. “𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗰𝗼𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗺𝗮𝗿𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮.” Una riflessione personale.

Odissea. Il poema delle conseguenze

Sono andato a vedere l'Odissea di Nolan in una sala di Milano, a luglio, nell'ora in cui il cinema è ancora il posto più fresco del quartiere. Tre ore dopo ne sono uscito con un'idea sbagliata, che è il modo migliore di uscire da un film: le idee giuste si consumano in fretta, quelle sbagliate lavorano.

Della trasmissione e di ciò che si riceve.

Il presente saggio nasce come replica all’articolo di Pietro Cattana «La procreazione come atto eversivo. Filosofia della demografia nel Tecnoevo» (Stultifera Navis, 20 giugno 2026). Non lo confuta punto per punto: ne assume la diagnosi dove coglie un sintomo reale e ne mostra il rovescio dove scambia la privazione per eccesso. Il confronto non è polemica, ma il riconoscimento che una diagnosi parzialmente vera merita una lettura più profonda di quella che le ha dato il suo autore.

Il Fondamento assente

Questo studio mette a confronto due architetture del pensiero che non si sono mai incontrate sulla pagina, ma che condividono un medesimo sottosuolo. Da un lato il saggio di Giuseppe Massimiliano Salamone, costruito intorno al frammento eracliteo ἦθος ἀνθρώπῳ δαίμων (êthos anthrópoi daímon), il carattere come daimon dell’uomo; dall’altro il pessimismo cosmico di Arthur Schopenhauer, tra i primi nell’Ottocento a porre alla radice del reale non un logos ordinatore, ma una Volontà cieca e senza scopo.² Il metodo è quello del saggio comparativo continentale: non confronto di tesi da arbitrare, ma riconoscimento di strutture che si chiamano e si respingono.

Φιλότης — Generare con l’altro

φιλότης (philótēs) indica lo stato della vicinanza-cara, dell’appartenenza-stretta; e nelle formule omeriche ed esiodee questo stato si specifica fino a coprire l’unione intima, sessuale, dei corpi. La locuzione φιλότητι μιγεῖσα (philótēti migeîsa, «unitasi in φιλότης») è formulare: μίγνυμι (mígnymi) è il verbo del mescolarsi, e φιλότης (philótēs) ne è il modo proprio quando a mescolarsi sono due esseri.