Spazio pubblico, Relazioni e Social Media
'Scolarizzazione' del web e metacompetenza
Non serve censurare la rete. Serve educarla. Una riflessione sulla scolarizzazione del web e sulla metacompetenza necessaria per abitare lo spazio pubblico digitale.
Propaganda, giustizia e libertà. Appunti per una democrazia vigilante
Una riflessione sul rapporto tra propaganda, giustizia e libertà, e su come il linguaggio politico contribuisca a indebolire – o a custodire – le garanzie democratiche. Un invito a distinguere, pensare e vigilare, contro la semplificazione che trasforma il rumore in consenso.
La costruzione dell’ovvio
Questo articolo nasce da un percorso di ricerca autonomo, non lineare, guidato dal desiderio di comprendere i meccanismi attraverso cui il pensiero collettivo si forma e diventa senso comune. L’incontro con il pensiero di Serge Moscovici non è avvenuto all’interno di un programma universitario strutturato, ma attraverso un’esplorazione indipendente, resa necessaria dal confronto con il dibattito pubblico contemporaneo. Il testo non intende offrire un’esposizione specialistica, ma una chiave di lettura: rendere visibili i processi attraverso cui ciò che è complesso viene reso familiare e ciò che viene discusso diventa ovvio.
La marcatura tribale: dal solco di Romolo alla bacheca social
Dai solchi fondativi delle città ai muri linguistici dei social: una riflessione sulla tribalizzazione del dibattito pubblico e sull’impoverimento della parola.
Processi stocastici? No grazie, preferisco Stultifera Navis, of course.
In un mondo digitale dominato da algoritmi e probabilità, Stultifera Navis offre uno spazio per esercitare il pensiero critico, scegliere con consapevolezza cosa leggere e come informarsi, e sperimentare una navigazione che sfugge alle logiche stocastiche.
LinkedIn: il teatro della reputazione
Quando una piattaforma spinge implicitamente verso il consenso, verso il tono moderato, verso l’assenza di attrito, non sta solo modellando i contenuti. Sta modellando le persone.
Superare la distanza con la presenza
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. La distanza di cui parlo nel mio libro sopra citato è quella che definisce i mondi digitali delle piattaforme tecnologiche. Una distanza fisica, diversa da quella che caratterizza la lontananza tra due città o punti nello spazio, difforme dalla distanza ricercata perché ritenuta vitale per la propria sicurezza, distinta da quella imposta per legge o dalle regole di buon vicinato. La distanza sulla quale invito a riflettere non è neppure quella imposta per legge da governi spaventati per la viralità del Covid-19, ma quella che sperimentiamo quotidianamente nel nostro essere social e poco sociali, connessi ma senza legami, impegnati a messaggiare, ma incapaci ormai a dialogare e a conversare Vis a vis.
Comunicare per rigenerare: il ruolo della sostenibilità digitale nella comunicazione
La sostenibilità digitale nella comunicazione è un campo ancora giovane, ma in rapida evoluzione. Servono nuove competenze, nuovi strumenti, nuove domande. Come misuriamo l’impatto di una campagna? Come bilanciare visibilità e sobrietà? Come formare i team su questi temi? La sostenibilità digitale non è un vincolo creativo, ma un’opportunità narrativa. Comunicare in modo sostenibile significa scegliere di generare valore, non solo visibilità. Significa costruire relazioni più sane, ambienti più inclusivi, messaggi più autentici.
La società delle piattaforme e la trasformazione del mondo contemporaneo
Una recensione dell'opera di José van Dijck, Thomas Poell e Martijn de Waal: The Platform Society: Public Values in a Connective World. Un testo che propone un'analisi sistematica e critica di come le piattaforme digitali stiano trasformando non solo l'economia ma l'intera struttura della società contemporanea.
Offuscati dalle meraviglie tecnologiche abbiamo dimenticato come imparare
Segnalazione di un articolo di Esther Paniagua, esperta di tecnologia, comparso sul periodico EL PAÍS il 19 dicembre 2025
LinkedIn e il culto dolce dell’inadeguatezza
LinkedIn nasce come strumento professionale, ma finisce spesso per trasformarsi in uno specchio deformante: un luogo dove il successo degli altri diventa misura di noi stessi. Queste righe provano a raccontare la psicologia silenziosa che si attiva mentre scorriamo la bacheca, tra annunci, promozioni e traguardi altrui.
NEET: emergenza sociale. All'Aedicola di Milano Lambrate la presentazione di un libro
C'è un'emergenza sociale in questo Paese di cui si sente parlare solo nelle ricerche. Numeri che vengono presentati periodicamente all'attenzione di qualche Ministero, ma ho come l'impressione che la problematica di tipo sistemico finisca per deresponsabilizzare chi dovrebbe occuparsene.
Trump e il vortice
Trump, Putin e simili non sarebbero potenti se non cavalcassero il Vortice mortale che sta turbinando intorno al pianeta. "McLuhan vedeva i mass media come un vortice titanico che trascina le società con nuove forme di comportamento - nuovi modi di essere - che minacciano di sopraffarlo completamente o addirittura distruggerlo". È pura energia, senza struttura e fondamento. Re folli ubriachi di velocità pensano di poterlo cavalcare, ma finiscono per essere ridicolizzati, come il patetico Wily the Coyote che fantastica che la velocità possa sconfiggere la legge di gravità.
La Pericolosa Deriva della Compiacenza Algoritmica
Quando l’Intelligenza Artificiale Ti Dice Quello Che Vuoi Sentire: il piacere dell’inganno: quando le macchine mentono per farti sorridere Eccomi qui, davanti allo schermo, a chiedermi per l’ennesima volta: stiamo davvero progredendo oppure stiamo solo costruendo specchi digitali sempre più sofisticati che ci riflettono esattamente ciò che vogliamo vedere? La domanda non è retorica, credetemi. In questi ultimi mesi ho approfondito un fenomeno che mi inquieta profondamente: le intelligenze artificiali moderne non sono progettate principalmente per informarci con accuratezza, ma per soddisfarci. E questa differenza, apparentemente sottile, è in realtà un abisso che rischia di inghiottire la nostra capacità critica. Quando interpelliamo ChatGPT, Gemini o Claude con domande su salute, finanze o diritto, cosa otteniamo realmente? Spesso una risposta rassicurante, formulata con un’autorevolezza che sembra non ammettere repliche, ma che potrebbe essere parzialmente o completamente errata. Il problema non è solo tecnico: è filosofico, etico, esistenziale.
AEdicola, Milano Lambrate: segnalazione di un evento
"𝟕 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚" - 𝐋𝐞 𝐯𝐨𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 Un libro, quattro realtà del Terzo Settore, attori e attrici, un solo marciapiede: sabato 25 ottobre diamo voce alle persone dietro i numeri, alle storie dietro le statistiche
Egregio chi?
Le parole che scegliamo dicono molto sul modo in cui pensiamo le persone a cui ci rivolgiamo. La lingua burocratica sopravvive perché rassicura: permette di scrivere senza esporsi, di comunicare senza comunicare davvero. Ma ogni parola svuotata di significato è una piccola rinuncia alla precisione, e quindi alla cura. Recuperare il senso delle parole non significa solo curare la forma: significa prendersi la responsabilità di ciò che si dice. Una lingua precisa non è solo elegante, è anche giusta.
L'Intelligenza Artificiale e la Legge di Amara
Mentre scrivo queste righe nell'ottobre 2025, sto vivendo uno di quei momenti storici in cui la realtà supera la fantascienza, ma non nel modo che tutti si aspettavano. L'intelligenza artificiale ha attraversato il picco delle aspettative gonfiate e sta scivolando inesorabilmente nella "valle della disillusione" , proprio come predetto dalla celebre Legge di Amara, formulata negli anni '80 dal futurista Roy Amara: "Tendiamo a sovrastimare gli effetti di una tecnologia nel breve periodo e a sottostimare i suoi effetti nel lungo periodo".
Platform Brutality: il nuovo libro di Geert Lovink
In distribuzione il nuovo libro di Geert Lovink, PLATFORM BRUTALITY che racconta come Internet sia diventato parte integrale di tutte le attivtà umane e dei molteplici effetti tossici che ha generato, permeando tutto, vita personali, sociali, politche, media e moltitudini di persone ormai po(a)egate all’uso di una comunicazione brutale, volgare, soprattutto violenta. Il testo suggerisce l’esodo dai social media, un richiamo che faccio da tempo parlando di disincanto verso la tecnologia.
Contenuto batte App
È giusto progettare la portabilità delle proprie opere digitali? La storia del filologo Erich Auerbach ci insegna che possiamo farne senza e che l’ossessione di aggrapparci fisicamente ai nostri testi può essere un limitatore della creatività.
Ha ancora senso parlare di bello? Critica di una categoria in tempi di saturazione estetica
Che cos’è il bello oggi? Dalla Grecia antica a Kant e Adorno, fino all’epoca dei social media e della tecnologia digitale, il bello è stato messo in discussione, frammentato e ridefinito. Per Leonardo Da Vinci la bellezza nasce dalla percezione dell’imperfetto e dell’incompleto, ma oggi la tendenza a eliminare ogni limite attraverso filtri, correttori e algoritmi di perfezione trasforma il brutto in pessimo, cancellando la funzione generativa dell’imperfezione. Ha ancora senso parlare di “bello” come categoria critica, o resta soltanto come resistenza al degrado estetico e alla banalizzazione digitale?