La rotta non è contro l’Intelligenza Artificiale, ma contro la rinuncia all’intelligenza umana

C’è una differenza fondamentale tra salire su una nave per scappare dalla tempesta e salirci per imparare a navigarla. Il manifesto di Stultifera Navis mi interpella esattamente in questo modo: non come spettatore di un cambiamento che accade “là fuori”, ma come professionista che vive dentro la tecnologia, ne tocca i limiti e ne intuisce le promesse ogni giorno.

Che tipo di civiltà ci aspetta tramite l'evoluzione tecnologica dell'Ai?

Tutti affermano che l'Ai é una tecnologia rivoluzionaria e si é affermato il termine "di frontiera" il che rende utile pensare a come questa tecnologia trasformerà la nostra civiltà. Partendo dal presupposto che noi siamo la realtà che percepiamo. Con cui possiamo relazionarci e interagire. Ma l'Ai potrebbe andare molto oltre questi nostri limiti. E allora che cosa accadrebbe? Provo a riflettere su alcuni concetti, anzitutto le dimensioni (che sono essenziali per noi), ma anche i principi della termodinamica e la tavola periodica degli elementi. Perché una tecnologia trasformativa andrà molto oltre il significato di scoperta per come lo conosciamo. E allora cosa potrebbe accadere alla nostra civiltà?

Lo specchio e il pharmakon

Sulla paura dell'intelligenza artificiale, ovvero sulla paura di noi stessi «Questa scoperta renderà gli uomini smemorati, perché cesseranno di esercitare la memoria: fidandosi dello scritto, richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei.» — Platone, Fedro, 275a (il re Thamus a Theuth, inventore della scrittura)

I negazionisti negheranno fino alla morte: impegnati in una danza macabra

PERCHÉ I NEGAZIONISTI NEGANO FINO ALLA MORTE? Si racconta che di negazionismo si può vivere ma non si può sopravvivere alla negazione. Una verità negata dai fatti visto quanto sono diffuse e potenti le campagne di negazionismo in atto, per di più sempre ben finanziate e sostenute dai media. Proteggersi dal negazionismo è diventato quasi impossibile, ci si può forse, se si hanno gli strumenti giusti, proteggere emotivamente e intellettualmente ma se il contesto è tutto infettato, melmoso, indecifrabile, la missione diventa quasi impossibile. Non serve neppure adattarsi per sopravvivere.

Appunti su Peter Shor

Non ricordo esattamente il momento in cui ho incontrato Peter Shor. Ricordo invece con estrema precisione la domanda che mi è venuta subito dopo.

Quando il Progresso presenta il conto: Welfare State e Intelligenza Artificiale

Tutti noi stiamo percependo che non siamo in una fase di trasformazione graduale che lascia tempo per adattarsi. Siamo dentro una singolarità in emergenza, in una fase di accelerazione esponenziale in cui le istituzioni, i sistemi di welfare, le categorie giuridiche, i contratti sociali sono stati pensati per un mondo che sta scomparendo sotto i nostri occhi.

Dove va la Medicina

Sempre nuove tecnologie offrono nuove sempre opportunità. Ma le opportunità sono forse cogenti? Siamo forse obbligati ad accoglierle? Le domande sono particolarmente significative se applicate al campo della Medicina.

Il tè a casa di Sir. Popper

Abstract Ci sono incontri che non servono a stabilire chi ha ragione o chi ha torto, ma a ridefinire le domande fondamentali. Immaginate un pomeriggio londinese, due visioni del mondo e un tavolino da tè a fare da confine: da una parte il rigore della razionalità, dall'altra l'idea che il pensiero non sia confinato solo nella mente, ma si estenda anche al corpo, agli strumenti e alle relazioni. La questione non è stabilire quale pensiero abbia una rilevanza maggiore. Il punto è un altro: Possiamo ancora permetterci una visione della conoscenza che escluda il ruolo dell'osservatore? O dobbiamo iniziare a considerare la realtà come qualcosa che emerge dall'interazione tra il soggetto, il contesto e l'ambiente? Non si tratta di destrutturare principi consolidati, ma di riconoscere quando questi, da soli, non siano più sufficienti a interpretare la complessità. Forse, proprio come nella musica di Mozart, è nella tensione tra struttura e apertura che nasce qualcosa di inedito.

Epidemia o pandemia

Si torna a parlare, dopo sei anni, di minaccia sanitaria causata da virus. Tornano a imperversare sui mass media gli Esperti, i Virologi. Allora si diceva: 'niente sarà più come prima'. Ma tutto è tornato come prima. Non è cresciuta nessuna consapevolezza sociale del rischio. E si riparte dagli stessi discorsi degli stessi esperti. Ripubblico quindi senza cambiare una virgola e con lo stesso titolo un articolo pubblicato nell'agosto 2020. Oggi come allora è opportuno riflettere sulla differenza tra due parole: 'epidemia' e 'pandemia'. 'Epidemia' è parola antichissima che significa: 'vivere in un luogo', e quindi anche 'straniero che viene tra noi'. E' una parola che parla di accoglienza, e allo stesso tempo di cautela e di cura. In senso medico è quindi una minaccia alla quale si risponde con la consapevolezza, con l'attenzione collettiva. 'Pandemia' è una parola artificiale, coniata verso la metà del 1800, appartenente al lessico tecnico della medicina normativa: vuol dire 'malattia pubblica dichiarata da una autorità'. Resta quindi aperto un interrogativo: vogliamo, insieme, prenderci cura di noi, o scegliamo di affidarci a una autorità che decide per noi? Noto infine che per coincidenza pubblico ora questo articolo il 18 maggio 2026. Il giorno in cui sei anni fa potevamo tornare a muoverci all'interno della regione senza autocertificazione, si riaprivano parchi e musei e biblioteche, negozi, ristoranti e luoghi di culto.

Equivoci e interpretazioni del concetto di cultura

Il concetto di “cultura” si presta a equivoci e a questioni interpretative che inducono spesso a errori o a equivoci. D’altronde, anche storicamente il concetto di cultura è sempre stato equivoco, dato che fin dall’antichità i vari popoli ne hanno interpretato il significato in modo difforme. Vi è quindi una sorta di “peccato originale”, sul piano semantico, di cui dobbiamo tenere conto, prima di affrontare ogni altro argomento, data l’importanza che in particolare nell’ambito dell’antropologia culturale riveste questo concetto. In concreto dobbiamo prima essere in grado di isolare e denotare i referenti concettuali sui quali si sono formati i variegati significati socialmente accettati del termine cultura, dato che ancora oggi questi significati continuano ad avere un po’ tutti legittimo uso nella quotidianità delle persone.

Intelligenza (artificiale) e stupidità (umana)

Chi celebra l’intelligenza artificiale come il punto di arrivo di un progresso continuo che dura da tempo e “non avrà fine”, dimentica la barbarie in cui questo progresso ci ha portato, oggi anche sottomettendo la scienza, mettendola al proprio servizio e a quello delle sue narrazioni manipolatorie e propagandistiche. La barbarie non è colpa della tecnologia, viene da lontano, ma oggi la scienza ha fornito ad essa uno strumento potentissimo chiamato “intelligenza artificiale” che questa barbarie potrebbe persino allargare, diffondere e approfondire. La barbarie di cui parliamo qui non viene dall’esterno ma è endogena, nasce tutta da dentro, dalla nostra società occidentale, è il prodotto logico del suo sviluppo tecnico ed economico, la conseguenza necessaria di premesse che l'Occidente ha accettato senza capirne a fondo tutte le implicazioni, forse addirittura ignorandole.

Coscienza, simulazione, realtà (POV #31)

Anil Seth vs David Chalmers: Se l’esperienza soggettiva è il criterio del reale, cosa distingue una mente biologica da una simulata? Che cosa resta della coscienza quando la tecnologia rende plausibile vivere dentro mondi simulati, interagire con sistemi che parlano e decidono, delegare parti crescenti dell’esperienza a infrastrutture computazionali?

Mens sana in corpore sano

Tutto si tiene, lo affermo subito. Mi riferisco ovviamente all’America e a quella parte di essa che ne è il nucleo fondante e centrale. Quella che tiene i fili di quella società e, ahimè, anche del mondo (solo perché c’è chi glielo permette). Quella che in questo preciso momento storico sta facendo danni inenarrabili e che non è slegata al discorso che sto per fare. L’ argomentazione è che le nuove tecnologie sono l’attuazione di un progetto culturale che parte addirittura dai primi pellegrini che arrivarono nel continente americano nel seicento. Se quei pellegrini vivessero oggi, sarebbero la base elettorale che sta dietro all’elezione di Trump tanto per intenderci e sarebbero i più fervidi tifosi dei vari CEO di compagnie tecnologiche.

Salpa chi osa. Un invito a salire a bordo della Stultifera Navis

La Stultiferanavis è in viaggio da più di un anno. Lontani sono i rumori che sempre accompagnano il varo di una nave Dimenticati nella memoria di chi vi sta viaggiando sono anche i rumori della terraferma che sempre accompagnano i naviganti con l’intento di trattenerli o richiamarli a terra. Rumori identificabili in voci familiari, abitudini consolidate, certezze rassicuranti sul fatto che tutto ciò che vale sapere è già stato detto, catalogato e consegnato da qualcuno, anche in formato digitale.