NOVITA'[2179]
L’intelligenza è una relazione
Da quando i modelli generativi sono entrati nella conversazione pubblica, abbiamo iniziato a parlare di intelligenza artificiale come di un nuovo soggetto: sempre più potente, sempre più autonomo, quasi una mente. Ma cosa accade se cambiamo prospettiva? Se l’intelligenza non fosse una proprietà del singolo sistema, ma qualcosa che emerge dalle relazioni tra sistemi?
Esperti di IA? Sì. Ma non nel modo in cui pensiamo.
Parliamo spesso di “esperti di intelligenza artificiale” come se fosse una categoria compatta, definita, stabile. Ma l’AI non è un oggetto unico: è un territorio in continua espansione, fatto di ricerca, ingegneria, orchestrazione, agenti autonomi, impatti organizzativi ed etici. In questo scenario, forse la domanda non è se gli esperti esistano, ma cosa significhi davvero esserlo oggi. In un ecosistema che evolve più rapidamente dei nostri tempi di apprendimento, la competenza non è un’etichetta definitiva, ma una posizione da abitare con consapevolezza.
La marcatura tribale: dal solco di Romolo alla bacheca social
Dai solchi fondativi delle città ai muri linguistici dei social: una riflessione sulla tribalizzazione del dibattito pubblico e sull’impoverimento della parola.
KITT, iGeorge e il paradosso dell'innovazione conservatrice
di Luca Sesini e Beppe Carrella. - Oggi, mentre viviamo nell'epoca delle auto elettriche e dell'IA, il paradosso di Knight Rider ci interroga sulla sostenibilità digitale in modi inaspettati.
L’illusione della produttività infinita: quando l’AI accelera il vuoto
L’intelligenza artificiale rende il vuoto (di senso) scalabile, riproducibile, industriale. Accelerando la produzione di contenuti formalmente corretti ma spesso privi di direzione, l’AI rischia di saturare l’attenzione e indebolire la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Una riflessione sull’illusione della produttività infinita e sul valore, sempre più raro, dell’attrito cognitivo.
Gen X: La Generazione Invisibile che Porta il Peso del Mondo
Mentre il mondo piange per millennial e Gen Z, una generazione silenziosa affronta la tempesta perfetta Mi sono sempre considerato un osservatore privilegiato delle dinamiche generazionali. Come umanista digitale, ho passato anni a studiare come la tecnologia modelli le nostre vite, le nostre aspettative, le nostre sofferenze. Eppure, fino a pochi giorni fa, anch'io ero colpevole di una cecità collettiva che ci accomuna tutti: guardavamo verso il basso, preoccupati per i millennial senza casa e la Gen Z in burnout, e verso l'alto, infastiditi dai boomer che non mollano il potere. Ma nel mezzo? Nel mezzo c'è una generazione che sta implodendo nel silenzio più assordante che io abbia mai ascoltato.
ΓΕΝΕΣΙΣ - Il venire all'Essere
L’individuo moderno non «viene all’essere» secondo una φύσις propria. Viene prodotto da istituzioni, sistemi, tecniche. La scuola «produce» diplomati; l’università «produce» laureati; il mercato del lavoro «produce» professionisti; i media «producono» consumatori. Il vocabolario non è neutro.
La vera alfabetizzazione all’AI non è saperla usare. È sapere quando fermarsi.
L’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale viene spesso ridotta a una questione di competenza tecnica. Ma c’è una dimensione più sottile, e più umana, che riguarda il momento in cui scegliamo di non delegare. Questo testo esplora il valore cognitivo e morale del fermarsi, in un’epoca che ci spinge a ottimizzare tutto.
Identità dinamica vs profiling algoritmico
Negli ambienti digitali personalizzati l’AI sembra conoscerci sempre meglio. In realtà costruisce modelli del nostro passato, non della nostra identità in divenire. Questo testo riflette sul divario tra identità dinamica e profiling algoritmico, mostrando come i sistemi di raccomandazione tendano a restituirci versioni sempre più coerenti, e sempre meno vive, di noi stessi. Un’analisi non apocalittica, ma critica, di una proprietà emergente della personalizzazione: il congelamento silenzioso dell’evoluzione personale.
Seduti a un tavolo che si è spostato
Non stiamo uscendo di scena e non siamo stati cacciati dalla stanza, abbiamo continuato a parlare, a decidere, a lavorare, come se fossimo ancora a capotavola.
E se l’IA stesse distruggendo la nostra società dall’interno?
Woodrow Hartzog e Jessica Silbey, due professori della Boston University hanno condiviso un nuovo paper dal titolo "How AI Destroys Institutions", che si presenta a tutti come un insieme di molteplici spunti di riflessione sulle IA attuali e sulla loro volontà di potenza e di accelerazione nella conquista del “mondo”umano.
L'AI che si mangia da sola
Ogni intelligenza vive di ciò che osserva. Se l’AI smette di guardare il mondo e comincia a nutrirsi delle proprie simulazioni, ciò che perde non è precisione, ma realtà.
La responsabilità senza firma
L’AI non sta solo cambiando il modo in cui decidiamo, ma il modo in cui attribuiamo le decisioni. In questo testo esploriamo come la responsabilità si stia lentamente dissolvendo dentro i sistemi intelligenti.
Il Dio che stiamo creando
L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento, ma un’infrastruttura che genera e riorganizza significato. Voglio splorare cosa accade quando la tecnologia inizia a riflettere e modellare la nostra coscienza collettiva.
Il paradosso della semplicità
In un mondo progettato per eliminare ogni attrito, qualcosa di essenziale si sta assottigliando. Questo testo esplora cosa perdiamo quando la semplicità diventa totale
Il nostro rapporto tossico con il tempo
Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate.
La velocità come ideologia del nostro tempo
Nel futuro, chi vorrà descrivere le caratteristiche del nostro presente avrà l’imbarazzo della scelta: tempo della tecnologia, del superamento dell’umano, dell’illimitato, della privatizzazione del potere, dell’informatica. Ma anche dell’istante, della rapidità, del tempo reale
Filoponìa. Una proposta eumanistica e la sua sperimentazione cubana
Filoponìa: innovativa proposta formulata da Andrea Surbone, per una nuova umanità improntata al bene, e alla serena coesistenza fra ambiente, mercato e uguaglianza. Un modello sociale in grado di contrastare e sostituire, nella cultura come nella realtà, il modello basato dell’accumulazione. E' prevista una sperimentazione del modello a Cuba. Questo articolo è proposto in italiano, in spagnolo e in inglese.
Raging old males
Today old males, drunk with power and afraid of death, are raging. Do not despair: the legends tell us that their stupidity cause their fall.
La Morte di Eros: Come la tecnologia sta eliminando l'attrito che ci rende umani
La Morte di Eros: Perché la comodità digitale ci sta estinguendo. Nel 1968, l'esperimento "Universo 25" dimostrò che l'abbondanza senza sfide porta all'estinzione sociale. Oggi, l'Intelligenza Artificiale ci offre una gabbia dorata simile: una vita senza dolore, senza sforzo e senza Eros. Un'analisi su come la tecnologia agisce come una "madre iperprotettiva" che atrofizza la nostra volontà e perché la vera ribellione del XXI secolo consiste nell'abbracciare la difficoltà.