Intelligenti pauca

Oggi al supermercato volevo comprare un chilo dei miei pomodori di Pachino. Il prezzo era raddoppiato. Ho rinunciato. Tornando a casa mi chiedevo perché, senza trovare risposta. La risposta, l'ho capita stasera, davanti a un piatto di pasta al sugo che aveva il sapore del nulla: c'entra il presidente degli Stati Uniti, lo Stretto di Hormuz, il mercato assicurativo londinese e una direttiva europea che nessuno, a quanto pare, aveva pensato di menzionare prima di lanciare la più vasta operazione militare americana degli ultimi vent'anni. Quello che segue è il tentativo di un terrestre, coinvolto nei fatti come chiunque faccia la spesa, di capire come sia possibile che tante persone indiscutibilmente intelligenti, quelle che almeno nei film di Hollywood appaiono come eroi, strateghi e menti sopraffine al cui confronto Umberto Eco e Leonardo da Vinci sembrerebbero scolaretti, abbiano prodotto una decisione che un singolo analista ucraino, lavorando da casa con fonti aperte, ha smontato in tremila parole. Intelligenti pauca.

Tre quadrati e una congiunzione: pensare per immagini, comprendere per intero

Un post su LinkedIn, pubblicato da Marco Malacarne, mostra tre coppie di quadrati e tre frasi identiche, fatta eccezione per la congiunzione che le unisce. «Oggi è una bella giornata ma domani pioverà». «Oggi è una bella giornata e domani pioverà». «Oggi è una bella giornata anche se domani pioverà». La stessa informazione fattuale, lo stesso contenuto proposizionale, eppure tre architetture cognitive completamente diverse. Nel primo caso, il quadrato scuro invade quello chiaro: il «ma» schiaccia il presente sotto il peso del futuro. Nel secondo caso, i due quadrati convivono fianco a fianco, alla pari: la congiunzione «e» si limita ad accostare senza gerarchizzare. Nel terzo caso, il quadrato chiaro domina e quello scuro arretra sullo sfondo: l'«anche se» libera il presente dalla tirannia dell'anticipazione. Tre disegni. Nessuna slide. Nessun framework. Nessuna certificazione necessaria per comprenderli. Eppure in quei tre disegni c'è una lezione di priorità, di framing cognitivo e di retorica applicata che molti manuali di management da trecento pagine faticano a trasmettere. La domanda che quell'immagine pone, con una semplicità quasi irritante, è la seguente: cosa metti in primo piano, cosa metti sullo stesso piano, cosa lasci sullo sfondo? La risposta a questa domanda definisce la qualità delle decisioni che prendiamo, la struttura delle strategie che elaboriamo, il modo in cui comunichiamo, e, in ultima analisi, la forma stessa del nostro pensiero.

San Francesco e la sostenibilità

Nell’anno che celebra San Francesco di Assisi, il gran cantore del creato, si impone una riflessione sul rapporto tra umanità e natura. Una dicotomia già sbagliata in partenza che non dovrebbe nemmeno esistere. Per quanto mi riguarda infatti l’umanità fa parte della natura anche se quasi da sempre, gli esseri umani hanno fatto di tutto per rompere quell’armonia ed ergersi come arroganti conquistatori e distruttori della stessa, sulla base di una presunta superiorità. La storia recente e di tutti i secoli precedenti è lì a ricordarcelo. Arrivo perciò a dire che nel distruggere la natura in realtà l’umanità sta distruggendo sé stessa. A causa di tutto questo oggi si parla insistentemente e giustamente di sostenibilità. Fino a quando saremo sopportati su questo pianeta prima che quest’ultimo ci cacci a calci nel sedere?

3P2A episteme del Marketing

Nessuno ha ancora detto che l'intelligenza artificiale è solo compilativa. Serve alle persone per compilare le proprie teorie. Determinazione dei fatti rilevanti, confronto dei fatti rilevanti con la teoria (logica compilativa), sviluppo della teoria. Questo schema non è essere solo paradigma della scienza come indicato da T. S. Kuhn, ma, per mezzo dalla IA che in questo periodo storico è emersa con forte determinazione, logica paradigmatica delle persone.

A proposito della 'patente di essere umano' recentemente proposta da uno pseudofilosofo

Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'. Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso. La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.

Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia

La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

Prima del sempre

Ringrazio Andrea Rompianesi per questa sua recensione a "Prima del sempre", apparsa il 27 maggio 2024 su "Il blog di Enea Biumi. Scrittura nomade": QUI

Si o no (Poesia)

Qui il SI e il NO si riferiscono a un altro referendum, quello del 2016, che seguì quello del 2006 fino all'ultimo del 2026 (la legge del 6 dice qualcuno).

Elogio dell’errore: perché l’arte ci ricorda chi siamo

Viviamo in un tempo in cui, sempre più influenzati dall’AI, tendiamo a imitare il suo modo di scrivere: usiamo una scrittura lineare, levigata, senza inciampi, per sembrare professionali, per non essere giudicati, per non mostrare fragilità. Una lingua che non trema, non rischia, non si contraddice. È la tentazione di una comunicazione “perfetta”, priva di fratture. Ma questa perfezione è un inganno: non ci assomiglia.

Chi governa l’attenzione? (POV #29)

Jonathan Crary vs Tristan Harris: Se il potere si costruisce oggi attraverso la progettazione dei comportamenti, quale spazio resta per una soggettività politica autonoma? Chi decide cosa entra nel nostro campo visivo riguarda oggi le infrastrutture che organizzano la circolazione delle immagini. I contenuti passano attraverso sistemi che classificano e stabiliscono in anticipo cosa può emergere come rilevante e cosa resta fuori campo. Anche il tempo davanti agli schermi viene progettato. I ritmi dell’attenzione, la sequenza degli stimoli, la possibilità di interrompere sono modulati da interfacce che costruiscono un flusso continuo. La scelta individuale rimane, ma si esercita dentro un ambiente già orientato.

Vendersi l'AnIma

La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale  derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.