L'Intelligenza Artificiale risolve uno dei 7 problemi del Millennio. Riflessioni su aspetti positivi e rischi delle scoperte tramite Ai.

L'Ai avrebbe risolto uno degli storici problemi mai risolti dall'umanità denominati problemi matematici del millennio. Segnatamente l'equazione di Navier-Stokes che descrive il movimento dei fluidi viscosi, come l'acqua e l'aria, fondamentali per progettare aerei o fare previsioni metereologiche come pure per analizzare la diffusione degli agenti inquinanti. Come rammenteranno alcuni lettori dei miei articoli avevo già presagito oltre un anno fa che fra i passaggi più indicativi della fase di miglioramento di questa tecnologia che precede quella di accelerazione, ci sarebbero stati dei rilevanti risultati anzitutto nella matematica e nella fisica. Tuttavia occorre riflettere su cosa tutto ciò può significare. Che implicazioni abbiano scoperte così fondamentali attraverso l'Ai. Il ruolo che si prospetta per la ricerca umana e che significato potrebbe avere nell'immediato futuro una presenza "irrinunciabile" dell'Ai in ogni stadio o fase della ricerca. Esisterà un'innovazione senza l'Ai? Chi detiene le chiavi del controllo dei sistemi più avanzati potrebbe usarli per se stesso come in una trama da "Avengers"? Sono domande importanti che dovrebbero aprire a considerazioni pratiche che tuttavia vengono ignorate da chi dovrebbe vigilare. Cerchiamo quindi di osservare più da vicino i vantaggi e i potenziali rischi, a cominciare da questa notizia sulla risoluzione di uno dei 7 problemi matematici del millennio.

The supremacy of the 1%: its ideology

How a simplistic, if not utterly stupid, ideology gradually dominated the American psyche. The madness started well before trump This is the unpublished explanation (big part of Haine Froide) The progression of "the madness" has been slow at the beginning but it is now exploding as Trump has associated with Putin and Netanyahu . Removing Trump will not be enough : the foundations are rotting if not rotten

Dalla memoria alla conoscenza. L'uso consapevole dell'intelligenza artificiale.

Una parola dimenticata, una filastrocca imparata alle scuole medie, il ricordo frammentario di un racconto letto quasi sessant'anni fa. Da questi indizi prende avvio una ricerca che diventa l'occasione per riflettere sul rapporto tra memoria, conoscenza e intelligenza artificiale. L'articolo mostra come un uso consapevole dell'IA possa affiancare il pensiero umano nella ricerca, nella verifica delle fonti e nella ricostruzione della memoria, senza mai sostituirsi alla curiosità, allo spirito critico e alla cultura di chi la utilizza.

L’uomo che inventò la macchina per vedere i mostri (e perché potrebbe servirci)

Nel modello matematico dello psicologo cognitivo Donald Hoffman, la realtà è una matrice infinita di stati possibili di cui ciascun osservatore percepisce solo una finestra. La coscienza incarnata è solo una delle tante tipologie di osservatore, e tra le più limitate. Più che possibili, secondo questo modello forme di coscienza invisibili alla nostra banda percettiva sono altamente probabili. La scienza occidentale non ha ancora inventato nessuna tecnologia per interagire con loro, ma le grandi tradizioni del passato sì. In una fase in cui ci accingiamo a ridefinire il concetto di coscienza e il suo ruolo nell’universo, potrebbe essere il momento di riscoprirle.

Cognitive Blindness in Superficialism

Il primato dell'apparenza sul contenuto nella cognizione Nel corso della storia biologica umana, le differenze visibili e strutturali tra gli agenti ambientali sono state tra i fattori più influenti nel plasmare l'interpretazione e il giudizio umano nel modo in cui interagisce con l'ambiente. Questo approccio, plasmato dalle sfide della sopravvivenza a breve termine, ha richiesto rapidità nel processo decisionale e una focalizzazione su dati ambientali più limitati e selettivi.

Nixi Pãe | La medicina sacra della foresta

Abstract Nel cuore della foresta amazzonica, dove il respiro si fonde con quello della terra e ogni suono sembra custodire una memoria, esiste uno spazio in cui la coscienza smette di essere lineare e inizia a trasformarsi. La cerimonia dell’Ayahuasca, o Nixi Pãe, lo “Spirito Madre delle Acque”, non è solo un'esperienza rituale, ma un processo profondo di auto-organizzazione della coscienza. In uno stato liminale, privo di strutture rigide, la mente, il corpo e le emozioni entrano in una dinamica emergente: ciò che era frammentato si riconnette e ciò che era silenzioso prende forma. Non si tratta di un viaggio controllato. È una frattura. È proprio in questa frattura che nasce qualcosa di nuovo. Le visioni non sono semplici immagini, ma configurazioni di senso che emergono spontaneamente. Una casa trasparente, simbolo di contenimento e integrazione, e la jibóia, incarnazione della metamorfosi e del legame con la Madre Terra. Ogni elemento diventa un centro di coerenza attorno al quale la coscienza rinegozia sé stessa. In questo processo: il caos non è una perdita, ma una condizione generativa; l’instabilità non è una debolezza, ma un’apertura; il senso non viene costruito, ma emerge. La presenza dello sciamano, degli anziani, i canti (icaros), i suoni e il respiro della foresta diventano catalizzatori di una profonda risonanza tra interno ed esterno. È qui che la coscienza trova un nuovo equilibrio, non tornando a ciò che era, ma trasformandosi. La "metamorfosi" non è un evento straordinario, ma una possibilità intrinseca: la capacità della coscienza di rigenerarsi integrando ciò che era dissonante senza perdere la propria identità. E quando l’esperienza si dissolve, qualcosa resta. Non la sostanza. Non il rito. Ma la visione.

Il pensiero critico già non stava benissimo prima. E la valutazione con lui.

Una risposta a Leonardo Lastilla. Leonardo Lastilla ha scritto su questa rivista un pezzo che mi ha fatto stare a disagio nel modo giusto. Lo consiglio a chiunque insegni, o abbia insegnato, o abbia avuto la fortuna di essere stato a scuola. Il disagio che produce è il segno che tocca qualcosa di reale. Concordo con quasi tutto. La desertificazione cognitiva esiste. Lo studente che nega il plagio mentre lo ammette, che sostiene che le idee erano sue anche se le parole non lo erano, è un dato etnografico preciso, non un'esagerazione polemica. Lo scenario che Lastilla immagina, quello in cui gli studenti confrontano il voto del professore con quello dell'AI e poi contestano il primo in nome dell'oggettività della seconda, appartiene a una traiettoria logica già in moto da tempo. Qui, però, la mia risposta comincia a divergere dalla sua.

La morte del pensiero critico e della valutazione

Infatti, e a onor del vero, le prime nuove tecnologie facilitavano la valutazione oggettive per la presenza sulle piattaforme di insegnamento, quali Canvas o Blackboard, di strumenti atti a misurare la produzione degli studenti. Come se tutto l’impianto dell’educazione dovesse essere misurabile. Aspetto che tuttavia rifiuto perché secondo me, imparare significa sviluppare le capacità emotive e cognitive che permettano di diventare individui a tutto tondo con un ben definito spirito critico. In quel nuovo contesto, che ne era, appunto, della valutazione del pensiero critico, analitico e narrativo degli studenti? Già allora ci si sarebbe dovuti preoccupare del progressivo ridimensionamento di quella parte fondamentale dell’apprendimento. Se lo si fosse fatto, oggi forse non vedremmo la desertificazione cognitiva che avanza inesorabile in tante aule. Negli ultimissimi anni è arrivata l’intelligenza artificiale e c’è seriamente da domandarsi se non sia arrivata la morte del pensiero critico e della valutazione tout court.