Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia

La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.

Prima del sempre

Ringrazio Andrea Rompianesi per questa sua recensione a "Prima del sempre", apparsa il 27 maggio 2024 su "Il blog di Enea Biumi. Scrittura nomade": QUI

Si o no (Poesia)

Qui il SI e il NO si riferiscono a un altro referendum, quello del 2016, che seguì quello del 2006 fino all'ultimo del 2026 (la legge del 6 dice qualcuno).

Elogio dell’errore: perché l’arte ci ricorda chi siamo

Viviamo in un tempo in cui, sempre più influenzati dall’AI, tendiamo a imitare il suo modo di scrivere: usiamo una scrittura lineare, levigata, senza inciampi, per sembrare professionali, per non essere giudicati, per non mostrare fragilità. Una lingua che non trema, non rischia, non si contraddice. È la tentazione di una comunicazione “perfetta”, priva di fratture. Ma questa perfezione è un inganno: non ci assomiglia.

Chi governa l’attenzione? (POV #29)

Jonathan Crary vs Tristan Harris: Se il potere si costruisce oggi attraverso la progettazione dei comportamenti, quale spazio resta per una soggettività politica autonoma? Chi decide cosa entra nel nostro campo visivo riguarda oggi le infrastrutture che organizzano la circolazione delle immagini. I contenuti passano attraverso sistemi che classificano e stabiliscono in anticipo cosa può emergere come rilevante e cosa resta fuori campo. Anche il tempo davanti agli schermi viene progettato. I ritmi dell’attenzione, la sequenza degli stimoli, la possibilità di interrompere sono modulati da interfacce che costruiscono un flusso continuo. La scelta individuale rimane, ma si esercita dentro un ambiente già orientato.

Vendersi l'AnIma

La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale  derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.

Quando l’AI diventa un terapeuta: limiti, rischi e illusioni

Sempre più persone usano l’intelligenza artificiale per sfogarsi, chiedere consigli, sentirsi ascoltate. Ma cosa succede quando questo supporto diventa una presenza stabile nelle nostre dinamiche emotive? Tra opportunità reali e rischi emergenti, l’articolo esplora i limiti dell’AI nel campo della salute mentale e il ruolo che scegliamo di darle nelle nostre vite.

In mezzo al guado... del tempo presente

Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più…”. In tre piccoli versi di una famosa canzone ho dichiarato lo spirito di questo articolo che, come è giusto che sia, non andrà a scomodare nessun intellettuale né dei tempi passati né del tempo presente né, tantomeno, interpretare o reinterpretare il loro pensiero anche se dei richiami saranno inevitabili.

Ritorno al futuro… con l'AI

E se il prossimo sistema operativo non fosse più uno strumento, ma un interlocutore? L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostando il focus dalle azioni agli obiettivi. Un cambiamento progressivo, quasi invisibile, che riduce la frizione ma ridefinisce anche il nostro ruolo nel processo decisionale. Perché semplificare non significa solo fare prima. Significa anche vedere meno.