NOVITA'[2270]
Io non ho paura
Abstract Negli ultimi decenni abbiamo imparato a diffidare di tutto: media, istituzioni, élite. Ma raramente ci fermiamo a osservare come si costruisce questa diffidenza. Già nel 1922, Walter Lippmann spiegava che non reagiamo alla realtà, ma alle immagini che ne costruiamo. Più tardi, Michel Foucault mostrava che il potere più efficace non impone: normalizza. Oggi, con Shoshana Zuboff, vediamo come informazione, dati e previsione stiano convergendo. Il punto non è immaginare regie occulte. È capire una dinamica più sottile: In un sistema saturo di informazioni, non "vince" ciò che è più importante. Vince ciò che è più visibile, più emotivo, più ripetuto. E quando tutto diventa urgente, diventa sempre più difficile distinguere ciò che è davvero rilevante. Non è uno scontro tra libertà e controllo. È uno scontro tra “complessità” e “governabilità”. La domanda non è se il sistema stia cambiando. È già cambiato. La questione urgente è: Chi definisce i parametri entro cui funzionerà?
Il tè a casa di Sir. Popper
Abstract Ci sono incontri che non servono a stabilire chi ha ragione o chi ha torto, ma a ridefinire le domande fondamentali. Immaginate un pomeriggio londinese, due visioni del mondo e un tavolino da tè a fare da confine: da una parte il rigore della razionalità, dall'altra l'idea che il pensiero non sia confinato solo nella mente, ma si estenda anche al corpo, agli strumenti e alle relazioni. La questione non è stabilire quale pensiero abbia una rilevanza maggiore. Il punto è un altro: Possiamo ancora permetterci una visione della conoscenza che escluda il ruolo dell'osservatore? O dobbiamo iniziare a considerare la realtà come qualcosa che emerge dall'interazione tra il soggetto, il contesto e l'ambiente? Non si tratta di destrutturare principi consolidati, ma di riconoscere quando questi, da soli, non siano più sufficienti a interpretare la complessità. Forse, proprio come nella musica di Mozart, è nella tensione tra struttura e apertura che nasce qualcosa di inedito.
Vivi, sopravvissuti, zombie
Terminata da poco la lettura di Resistere ai tempi oscuri, l’ultimo libro di Asma Mhalla, recentemente pubblicato in versione italiana, mi sono ricordato di un breve scritto di Giorgio Agamben che, parlando dei nostri governanti argomentava dicendo che chi ci governa cerca oggi di organizzare la sopravvivenza dell’umanità, cerca cioè, di trasformare i vivi in sopravvissuti.
Troppo bella per essere vera
Quando una risposta è chiara, fluida e convincente, tendiamo a fidarci. Con l’intelligenza artificiale, però, è proprio questa apparente perfezione a rendere l’errore più difficile da riconoscere.
Il cannocchiale e il sigillo: quando la Scienza divenne autorità
Oltre il "lo dice la scienza": ritrovare il pensiero critico nell'era dell'autorità indiscussa
Il pensiero critico già non stava benissimo prima. E la valutazione con lui.
Una risposta a Leonardo Lastilla. Leonardo Lastilla ha scritto su questa rivista un pezzo che mi ha fatto stare a disagio nel modo giusto. Lo consiglio a chiunque insegni, o abbia insegnato, o abbia avuto la fortuna di essere stato a scuola. Il disagio che produce è il segno che tocca qualcosa di reale. Concordo con quasi tutto. La desertificazione cognitiva esiste. Lo studente che nega il plagio mentre lo ammette, che sostiene che le idee erano sue anche se le parole non lo erano, è un dato etnografico preciso, non un'esagerazione polemica. Lo scenario che Lastilla immagina, quello in cui gli studenti confrontano il voto del professore con quello dell'AI e poi contestano il primo in nome dell'oggettività della seconda, appartiene a una traiettoria logica già in moto da tempo. Qui, però, la mia risposta comincia a divergere dalla sua.
La morte del pensiero critico e della valutazione
Infatti, e a onor del vero, le prime nuove tecnologie facilitavano la valutazione oggettive per la presenza sulle piattaforme di insegnamento, quali Canvas o Blackboard, di strumenti atti a misurare la produzione degli studenti. Come se tutto l’impianto dell’educazione dovesse essere misurabile. Aspetto che tuttavia rifiuto perché secondo me, imparare significa sviluppare le capacità emotive e cognitive che permettano di diventare individui a tutto tondo con un ben definito spirito critico. In quel nuovo contesto, che ne era, appunto, della valutazione del pensiero critico, analitico e narrativo degli studenti? Già allora ci si sarebbe dovuti preoccupare del progressivo ridimensionamento di quella parte fondamentale dell’apprendimento. Se lo si fosse fatto, oggi forse non vedremmo la desertificazione cognitiva che avanza inesorabile in tante aule. Negli ultimissimi anni è arrivata l’intelligenza artificiale e c’è seriamente da domandarsi se non sia arrivata la morte del pensiero critico e della valutazione tout court.
Una domanda per niente capziosa: ma dove siamo finiti? All'inferno!
Dire che siamo all'inferno non è una metafora consolatoria. Non è il lamento di chi ha perso la speranza, né la provocazione di chi vuole scandalizzare. È una diagnosi. E come tutte le diagnosi serie, richiede precisione: quale inferno, per quale ragione, prodotto da chi.
L'ombra della ragione abbandonata: quando l'autorità diventa gabbia
“Non appena abbandoniamo la nostra ragione e ci accontentiamo di affidarci all’autorità, non c’è fine ai nostri problemi.” Bertrand Russell
Referendum e ideologia
Questo mondo manca di profondità, l’ha persa. Chiunque si sente legittimato a sparare qualsiasi boiata, a credere che quella boiata sia una verità assoluta e a incazzarsi pure quando qualcun altro ribalta quella boiata, normalmente con un’altra simile. Questa processione di opinioni verso il santuario della riconosciuta popolarità è francamente insopportabile. Si è passati dal pensiero debole alla debolezza senza pensiero. Non sono contrario alla libertà di parola, anzi. Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimersi. Sono contrario alle parole in libertà, quelle che non sono state veramente pensate e perciò rimangono superficiali. Vogliamo parlare poi del linguaggio? Io me ne intendo di linguaggio, è il mio lavoro. Il linguaggio non serve più a comunicare ma piuttosto a scomunicare. Scomunicare tutti quelli che non la pensano come quelli dell’ideologia dominante o di quella di turno oppure che dicono parole o frasi che potrebbero offendere qualcuno.
La teoria della stupidità
La stupidità è più pericolosa del male. Il male può essere combattuto, denunciato, limitato. La stupidità invece è impenetrabile alla ragione.
Contro l’isola e contro la fortezza
Contro la modernità dei legami intermittenti e contro la sacralizzazione della coppia, una riflessione su amore, fedeltà e relazione come forme non di chiusura, ma di continuità aperta nel mondo.
IA IA OH
Vi siete mai fermati un momento a pensare chi o cosa ha portato al passaggio alle cosiddette nuove tecnologie? Vi siete mai interrogati su come dal giorno alla notte miliardi di persone le hanno abbracciate senza chiedersi per un secondo i danni che avrebbero potuto fare e che oggi vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi (penso ad esempio agli smartphones costruiti su un principio psicologico ben preciso, si veda Skinner, che, è dimostrato, crea dei danni notevoli alla mente umana)? Come è successo? Ma soprattutto: vi siete accorti di come è successo?
Contro la delega del pensiero: ripartire da Umberto Eco per governare l’IA
19 febbraio 2026: Dieci anni senza Umberto Eco. Oggi, più che mai, è lui a parlarci del nostro presente. ChatGPT, Gemini e gli altri LLM sono, per dirla con il Professore, le massime espressioni di “macchina pigra”. Producono sintassi, ma non semantica. Calcolano probabilità, ma non creano senso. Mentre il mondo continua ad interrogarsi su reti neurali, algoritmi, bias e (presunta) intelligenza non umana, sono tornato su alcuni lasciti di Eco strettamente collegati ad una contemporaneità sempre più AI/DATA-DRIVEN. Non ci serviva un profeta per prevedere l’IA generativa, ma forse ci serve un semiologo per sopravviverle.
Scrivere senza pagarne il prezzo
Abbiamo delegato la fatica del pensiero a una macchina che non perde il sonno, non rischia nulla e non risponde di nulla. Ma il problema non è la macchina. Il problema è che le abbiamo aperto la porta noi, e molto prima che esistesse.
Stiamo smettendo di pensare?
Allenare il pensiero critico oggi non è solo una competenza. È una scelta etica. Una forma di cura verso noi stessi e verso la società nella quale viviamo.
Perché ‘Pensare con la propria testa’ non è sempre un buon consiglio
Questo saggio riesamina l'esortazione kantiana al Sapere aude alla luce dell'epistemologia contemporanea, sostenendo che il pensiero critico autentico non consiste nel dubitare di tutto, ma nel saper valutare l'affidabilità delle fonti a cui necessariamente ci affidiamo. L'invito generico a "pensare con la propria testa" ignora la struttura radicalmente distribuita della conoscenza moderna, alimenti forme di scetticismo epistemicamente ingiustificato e finisca per produrre l'opposto di ciò che promette: non autonomia intellettuale, ma vulnerabilità alla manipolazione.
La Guardianía del Sentido
Operacionalizar la guardianía del sentido no significa convertirla en un método cerrado, sino mantenerla como una práctica criterial, situada y reflexiva que introduce preguntas ineludibles en el diseño y despliegue tecnológico. Más que añadir métricas o protocolos, desplaza la atención hacia la lectura de sentido, la cultura organizativa y el contexto, evitando que la eficiencia técnica clausure prematuramente el mundo. No ofrece recetas universales, sino un umbral de responsabilidad desde el que seguir actuando sin abdicar de lo humano.
Credere è facile. Verificare è faticoso.
Credere è immediato, verificare richiede metodo. Quando la fatica del pensiero viene evitata, la disinformazione prospera.
L’uomo, la rete e l’identità liquida.
di Luca Sesini e Beppe Carrella. - Una riflessione sull’episodio 4 di Ghost in the Shell: Stand Alone Complex e la necessità di un'ecologia dell'essere