L’Organizzazione dei destini incrociati
Nell’Organizzazione il semplice fatto di sembrare disattenti poteva trasformarsi improvvisamente in un problema comportamentale. (...) Mi spiegò che avrei dovuto raggiungere la sala d’attesa B. (...). Sulle porte degli uffici comparivano targhette dai nomi lunghi e leggermente inquietanti — “Dipartimento Convergenze Strategiche Involontarie”, “Ufficio Gestione Aspettative Irrealistiche”, “Unità Resilienza Preventiva”, “Area Coordinamento Criticità Latenti” — e ogni stanza sembrava custodire una forma diversa di stanchezza professionale. (...) Sul monitor comparve un altro messaggio di congratulazioni e subito dopo il nome di una donna venne spostato dall’“Area Sviluppo Persone” a qualcosa chiamato “Presidio Continuità Relazionale Periferica”... Un racconto ispirato a Italo Calvino.
Organizzazione aziendale al Tropico
Nelle pieghe del romanzo di Gabriel García Márquez 'L'amore al tempo del colera' si trova descritto un interessante caso aziendale. C'è, tra le sezioni organizzative della Compañía Fluvial del Caribe, i cui battelli a ruota percorrono in río Magdalena, la Sezione Generale, "il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa". Resta aperta una domanda. Se si tratti di una buona soluzione, o se invece convenga eliminare la Sezione Generale, e restituire i problemi alle Sezioni di origine, perché solo lì i problemi potevano essere risolti. Mi torna in mente questa storia leggendo, qui su 'Stultifera Navis', il racconto di Davide Dalla Valle 'Organizzazione dei destini incrociati'. Perciò ripubblico qui, senza cambiare una virgola, l'articolo che trent'anni fa avevo dedicato al caso aziendale tropicale.
Un tiepido raggio di sole
Li vedevo, gli sguardi degli uomini, quando entravo in fabbrica, la mattina, al primo turno. E poi la sera c’era sempre qualcuno che mi chiedeva di...
Il Centro di Ir-Recupero
Si rese conto che la libertà dei trasparenti era una condanna dolcissima. Poteva camminare nelle piazze, passare davanti alle guardie, persino sfiorare il viso di chi aveva amato, e nessuno avrebbe battuto ciglio. Era diventata come il vento: una forza che sposta le cose ma non possiede un corpo.
Errore-Umano. Tra limite e possibilità
L’errore non è un elemento accidentale della conoscenza, né un semplice inciampo nel percorso del pensiero, ma una manifestazione essenziale della condizione umana. Esso non rappresenta una mera privazione o un limite da colmare, bensì l’apertura stessa al divenire, il segno di un’intelligenza che si misura con l’incompletezza e con la necessità di trascendersi. Ogni atto cognitivo autentico si radica in questa dialettica tra ciò che è dato e ciò che può essere ripensato, tra la stabilità del sapere e la sua continua ridefinizione. Lungi dall’essere una deviazione dalla verità, l’errore ne costituisce il motore segreto: disarticola le certezze consolidate, introduce uno scarto nell’ordine del già noto e rende possibile l’emergere di nuove prospettive.
Ripensare il potere delle organizzazioni
Per oltre un secolo, la teoria del management ha catalogato le forme organizzative: la burocrazia di Weber, gli archetipi di Mintzberg, le cooperative, le B Corp, le imprese sociali, le DAO. Eppure questa proliferazione nasconde una notevole evasione: praticamente nessun quadro mainstream utilizza sistematicamente strumenti filosofici per analizzare come il potere sia legittimato all'interno delle organizzazioni.
Metafore dell’organizzazione: sono stato alpinista e educatore
Il tempo è quello che è, ma ho già letto molto di quanto scritto in queste pagine. Oggi mi sono imbattuto in un articolo di Francesco Varanini dal titolo “Sono stato antropologo”: Le biografie dicono molto di noi, molto di più delle etichette che dovrebbero far capire qual è il nostro ruolo. E poi credo che per molti di noi (per me moltissimo) sia sempre stato difficile definirsi. Così ho ripescato dal mio blog questo piccolo racconto. Spiega meglio di tanti discorsi (anche se alcuni riferimenti saranno più chiari a chi è appassionato di montagna) come sono arrivato a fare il formatore: attraverso le prime esperienze di outdoor training in Italia, da una porta d’accesso particolare.
Il monaco di vetro
Filosofia e pratica della trasparenza operativa nell'organizzazione contemporanea
Lo schema piramidale preferito d'America: Perché veneriamo ancora il mito di Maslow
La semplicità non è sempre utile. La "piramide dei bisogni" di Maslow – mai intesa come tale dal suo creatore – rimane una delle finzioni più seducenti del management. La sua apparente chiarezza è tanto convincente quanto fuorviante, semplificando eccessivamente la motivazione e priva di un autentico supporto empirico. La promessa di una progressione ordinata – soddisfare i bisogni primari prima di progredire verso l'appartenenza, la stima e l'autorealizzazione – riflette una prospettiva occidentale e individualista che cancella la complessità culturale e contestuale. Inoltre, eleva l'autonomia, l'autoespressione e il successo a beni universali, marginalizzando al contempo solidarietà, sacrificio e senso del dovere.
Il Potere della Bellezza
L’Estetica come Inganno Cognitivo
Three Phases of AI Adoption in Education
Into European elementary schools, the phenomenon of artificial intelligence has burst with all the discretion of Halley’s Comet. Everyone whispers about it knowingly, almost conspiratorially, yet few have actually seen it in full brightness and in the staff rooms, it has already managed to inflict irreversible damage on the collective mental stability of the teaching corps. The silicon miracle does not serve here for intergalactic progress, of course, but for the worship of the highest deity of EU education: the worksheet. Without this printed scrap of paper, the fragile pedagogical universe would immediately collapse into a black hole of pure singularity. Thus emerges a fascinating digital ecosystem in which GDPR transforms into an unrestrained literary genre somewhere between dadaism and absolute surrender to fate. While teachers hunt for the last remnants of sanity and generate materials through forgotten accounts of former students, the school corridors have been overtaken by the holy trinity of institutional resignation. AI hallucinates, the pupil improvises, and the teacher, staring at the jammed printer, finally gives up. Traditional fears about the loss of student originality feel almost touching in an environment where every school report has so far been nothing more than a creative explosion of copied Wikipedia. There is no thunderous digital revolution underway, only a quiet, tender pact of mutual non‑aggression. Welcome to the grand institutional improvisation where everyone involved keeps a straight face while pretending that last year’s autopilot is still firmly holding the ship’s wheel.
CHIRURGIA PLASTICA
È tristemente noto che gli esseri umani non imparano mai dal passato. La fatica bestiale di insegnanti, educatori, scrittori ecc. per indicare con cura e amore gli errori del passato non viene quasi mai ricompensata. Quando poi gli errori trascorsi e i danni che ne conseguono sono recentissimi, cascano veramente le braccia nel vedere le persone cadere nelle stesse trappole. Ne abbiamo un esempio con la chirurgia plastica e la sua artificialità. Individui incapaci di accettare la naturalezza del loro essere, si affidano a pratiche che, nel tempo, creano danni e storture enormi al corpo. L’IA è la stessa cosa: una rincorsa verso una realtà artificiale per non sapere accettare o apprezzare ciò che la natura ci ha dato. È solo una questione di tempo prima di vedere i danni che ne deriveranno. Anche se chi ha ancora un po’ di cervello può già immaginarli. L’intelligenza artificiale sta al pensiero come la chirurgia plastica sta al viso: inizialmente gonfia e illude ma poi esplode e lascia segni oggettivamente spiacevoli. Il botulino e i modelli linguistici generativi sono la stessa cosa: distendono ma poi portano alla paralisi. In questo mondo malato ci sarebbe più bisogno di chirurgia etica piuttosto che di quella estetica.
Dita di ragno e polvere di stelle
"Katia degli spiriti, quanto dura una vita?" Per ogni cosa c'è il suo momento; il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
La distruzione creativa e il crepuscolo dell'inverno
Nel mezzo di questa transizione epocale verso una società governata da codici e algoritmi, l’analisi economica classica non appare più sufficiente a spiegare la velocità e la profondità dei mutamenti in atto.
La personne artificielle
Questo testo riflessivo sull'intelligenza artificiale non è rivolto a ingegneri, investitori, manager o politici, sebbene tutti questi interlocutori siano, ovviamente, benvenuti. Auspico invece un pubblico attento tra intellettuali, creatori, insegnanti, studenti e tutti coloro che si considerano umanisti. Non tratterà quindi di soluzioni magiche, né di aumento della produttività e rischi di disoccupazione, né di strategia industriale, né di lamentarsi del (reale) declino del rendimento scolastico degli studenti, né di denunciare la pigrizia di chi fa scrivere i propri testi da un programma di chat, ma piuttosto di una meditazione su cosa ne sarà dell'individuo nell'era dei simboli elettrificati. Per condurre questa riflessione, proporrò innanzitutto un quadro antropologico invariante che chiarisca come produciamo significato, sia per l'individuo che per la comunità nel suo complesso. Mostrerò poi come, sullo sfondo di questa struttura invariante, si siano succedute tre configurazioni principali negli ultimi due o tre millenni, corrispondenti rispettivamente all'era della scrittura a mano, della stampa e dei simboli elettrificati. Questi tre regimi ermeneutici si sono accumulati e ibridati per creare la stratificazione che conosciamo oggi. Per chiarezza, tuttavia, descriverò semplicemente ogni strato a turno, evidenziandone le caratteristiche peculiari. Infine, approfondirò il caso dell'ermeneutica digitale, il ruolo svolto dall'intelligenza artificiale al suo interno e la nuova figura di persona che ne emerge.
Bevi qualcosa?
Sono partito dalla lettura di un post di Nicola del Ben che raccontava dell’evoluzione di twitter e delle mire di Elon Musk sulla piattaforma, e mi sono reso conto che la convergenza dell’universo Muskiano è soltanto uno degli aspetti della convergenza in atto.
L'Infermiera e il Primario. Ovvero la resa imposta da Kasparov ad ogni essere umano
Ci sono due modi per osservare l'interazione uomo-intelligenza artificiale, oggi considerata non solo necessaria, ma benvenuta, e anzi ormai inevitabile. Fondamentalmente due: con gli occhi del cittadino, che si chiede in quale misura l'interazione con la macchina influisce sul suo spazio di libertà e con gli occhi dell'esperto, che difende la tecnica da egli governata ed esige che il cittadino "riconosca l'inevitabilità della situazione". Esemplare esponente della seconda posizione è Gary Kasparov, il giocatore di scacchi sconfitto dall'intelligenza artificiale, e quindi convertitosi ai vantaggi dell'interazione con l'intelligenza artificiale. Esemplare, nella sua chiarezza, l'esempio proposto da Kasparov. “Guardiamo alla radiologia. Se abbiamo un potente sistema di IA, preferisco che ad usarlo sia un'esperta infermiera piuttosto che un eccellente primario ”. La ragione? “Una persona che dispone di una modesta ma sufficiente conoscenza capirà il poco che deve aggiungere. Mentre il luminare della medicina vorrà sfidare la macchina. E questo distrugge la comunicazione tra uomo e macchina”. Infatti, qualsiasi accoppiamento strutturale arriva ad un punto critico: chi è il decisore in ultima istanza? Kasparov dice: la macchina. (Questo testo è la ripubblicazione senza modifiche di un paragrafo del mio libro 'Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle', 2020. Ho letto accuratamente ciò che Kasparov ha scritto in anni successivi, ma non ho trovato nulla che modificasse la posizione ben espressa nelle fonti che cito qui ).
Figli di Maia, motorsport, maggio e la scelta di Achille
È per questo che li chiamiamo eroi, questi ragazzi morti di maggio, e non è retorica. L'eroe greco non è il supereroe contemporaneo, invulnerabile e onnipotente: è esattamente il contrario. L'eroe è colui che sa di essere mortale e agisce come se non lo fosse, non per dimenticanza, ma per scelta. De Portago, Bandini, Pasolini, Saarinen, Villeneuve, Bettega, Toivonen, Cresto, De Angelis, Senna: nessuno di loro ignorava la morte. Le avevano vista in faccia, l'avevano sfiorata, l'avevano guardata negli occhi di un compagno che non era tornato ai box. E il giorno dopo erano saliti di nuovo in macchina. Come Achille. Come Ettore. Come i corridori di bighe che Pindaro celebrava sapendo che alcuni non sarebbero tornati.
Le macchine e le bestie. Note su Bestiario artificiale di Marco Salucci
Alcune brevi note sul nuovo libro di Marco Salucci: Bestiario Artificiale: storie di macchine che parlano.
Io non ho paura
Abstract Negli ultimi decenni abbiamo imparato a diffidare di tutto: media, istituzioni, élite. Ma raramente ci fermiamo a osservare come si costruisce questa diffidenza. Già nel 1922, Walter Lippmann spiegava che non reagiamo alla realtà, ma alle immagini che ne costruiamo. Più tardi, Michel Foucault mostrava che il potere più efficace non impone: normalizza. Oggi, con Shoshana Zuboff, vediamo come informazione, dati e previsione stiano convergendo. Il punto non è immaginare regie occulte. È capire una dinamica più sottile: In un sistema saturo di informazioni, non "vince" ciò che è più importante. Vince ciò che è più visibile, più emotivo, più ripetuto. E quando tutto diventa urgente, diventa sempre più difficile distinguere ciò che è davvero rilevante. Non è uno scontro tra libertà e controllo. È uno scontro tra “complessità” e “governabilità”. La domanda non è se il sistema stia cambiando. È già cambiato. La questione urgente è: Chi definisce i parametri entro cui funzionerà?
L'ambiente che non si lascia leggere
Fiducia digitale, etica dell'informazione e il problema del segno opaco Luciano Floridi, ne Il nodo etico (Raffaello Cortina, 2026), fonda l'etica dell'informazione come etica ambientale: l'infosfera non è il luogo in cui sorgono problemi morali, è essa stessa oggetto di considerazione morale. L'articolo incrocia questa fondazione con lo strumentario semiotico di Eco per interrogare la fiducia digitale come condizione di leggibilità dei sistemi. Quando la responsabilità si distribuisce tra agenti umani e artificiali e il funzionamento interno dei sistemi resta opaco, la fiducia cessa di essere un atto di volontà per diventare un problema di segni: si dà solo dove l'ambiente rende interpretabili le proprie regole. La tesi è che il Digital Trust non sia una proprietà dei sistemi che funzionano, ma dei sistemi che si lasciano leggere.
Alex e gli altri: tracce di sequel nichilisti di Arancia Meccanica
Bakary Sako, la reductio ad unum razziale e il nichilismo
La coperta di Linus
Una riflessione in chiave poetica sul telefonino e sul ruolo sempre più invasivo e onnipresente che sta assumendo nella nostra vita
Verso Samarcanda e la Via della Seta. Viaggio al centro del mondo che verrà
Viaggi, miraggi e leggende. In viaggio sulla Via della Seta Uzbeka: Khiva, Bukhara, Samarcanda, Tashken. Tra una città e l’altra quasi sessanta chilometri a piedi tra le montagne del piccolo e del grande Chingam, intorno al lago Aydarkul e sui monti Nuratau (Nurata). Un viaggio di gruppo. Un gruppo piccolo, ma subito affiatato, anche per le molte affinità valoriali e le filosofie del viaggiare condivise. I “miraggi” sono stati elargiti da ViaggieMiraggi, una agenzia di viaggi che fa del viaggiare responsabilmente un modello di turismo, oggi sempre più necessario per rispondere agli effetti negativi su ambiente, cultura, economia e società generati da un turismo di massa diventato “turistificio”, consumistico, omologato e sempre più distruttivo. Le leggende sono state elargite dalla mente raffinata della guida Tatara Said Jumanov, che ci ha immerso dentro le storie e la Storia di una civiltà, che ricorda all’Occidente quanto sia effimera la sua pretesa di essere ancora punto di riferimento in un mondo globalizzato in rapida e irreversibile trasformazione. Le vie della Seta moderne non passano più solo da Samarcanda, entrano ed escono dallo stretto di Hormuz incuranti del blocco americano, attraversano l’Africa e discendono le Ande, mentre l’Occidente non ha più il coraggio di un Marco Polo o l’intelligenza, la grandezza, la visione e la curiosità, anche intellettuale, di un Alessandro Magno. L’intero viaggio poi è stato l’occasione di altre storie, tutte originate dal vissuto e dalle esperienze personali di compagni di viaggio poco interessati alle narrazioni (storytelling) edulcorate della realtà, molto di moda oggi, e più sensibili allo scambio, alla conoscenza e all’esperienza condivisa che sempre si fa raccontando esistenzialmente sé stessi.