Alle navi, filosofi!

Una riflessione filosofica di Gilda Yoko Diotallevi, Filosofa del diritto e direttrice della rivista di arte, filosofia e cultura Fiori Vivi. La riflessione parte da un aforisma di Nietzsche, tratto da La Gaia Scienza, che termina con un invito a tutti i filosofi a imbarcarsi sulle navi....Una riflessione che esprime perfettamente lo spirito e il senso del progetto della Stultiferanavis.

Filosofia perenne

Il filosofare è il pensiero che va oltre limiti e costrizioni, cercando il sapere al di là di ogni conoscenza settoriale. Per questo si arriva a proclamare la morte della filosofia: di fronte al proliferare di discipline scientifiche e tecniche, una conoscenza multidisciplinare appare oggi inattingibile. Ma più che di morte della filosofia, possiamo parlare di resa dei filosofi. Vediamo sulla scena 'filosofi' che si adeguano a un ruolo ancillare, ponendosi in posizione di sudditanza e di servizio si specifici ambiti scientifici e tecnici. Eppure la figura del filosofo acquista oggi, nell'Era Digitale, una nuova importanza. Servono oggi liberi pensatori tesi oltre ogni conoscenza settoriale, specialistica, disposti a svelare il senso nascosto, complessivo, quel senso che ogni scienza nomina e descrive nel suo modo parziale. Servono pensatori disposti al rischiaramento: l'illuminazione che rende chiaro l'oscuro.

Sette modi di pensare al pensiero: una riflessione filosofica ed epistemologica

L’arte di pensare è una delle caratteristiche più distintive dell’essere umano, ma al tempo stesso una delle più complesse. Riflettere sul pensiero significa affrontare una duplice sfida: capire come formuliamo idee, decisioni e strategie, e comprendere i limiti e le distorsioni insite nel nostro modo di ragionare. Questo articolo, ispirato sia alla pratica manageriale sia alla tradizione filosofica, esplora sette elementi fondamentali del pensiero, connettendoli a riflessioni epistemologiche e filosofiche di ampia portata.

Nella carne del soggetto

Un’indagine filosofica sulla centralità del corpo nella formazione del soggetto. Attraverso il confronto con Merleau-Ponty, Foucault e Heidegger, il testo sostiene che la soggettività non precede la vita incarnata ma prende forma nella carne, nella finitezza, nella vulnerabilità e nella trasformazione corporea.

Cartesio contro madre natura. Il fondamento teorico della civiltà robotica

La cultura rinascimentale ragiona in termini connessionistici: microcosmo e macrocosmo. L’uomo è microcosmo nel macrocosmo e tra i due vi sono corrispondenze, legami essenziali. Cartesio, invece, opera una scissione radicale, ontologico-metafisica tra mente e mondo, anima e corpo, io e non-io, soggetto e oggetto, spirito e natura. È il principio teorico di una coscienza a-ecologica o eco-illogica. Riducendo il mondo a meccanismo Cartesio prepara la cultura europea alla conversione della biosfera nella tecnosfera. Per questa via si finisce per sostenere che foreste e parcheggi sono la stessa cosa e che gli animali non possono provare emozioni perché sono macchine. L’esito di questa riduzione ontologica è una distesa di materia omogenea, un reticolato di oggetti indifferenti. Il mondo è un pastone materico che possiamo smembrare e ricompattare a piacere. Tra un cane e un robo-cane, quindi, non c’è differenza: entrambi simulano di provare qualcosa. E' questo il principio d’autorità tecnocratico che oggi viene imposto: credete agli esperti, detentori della Verità per rivelazione superiore – anche se contrasta col buon senso. Il non plus ultra dell’esperto è sovrascrivere la nostra percezione con le sue tesi.

Nonna, facciamo filosofia?

Il racconto di un'esperienza di filosofia che coinvolge una nonna e la sua nipotina Gaia di otto anni e mezzo. Un dialogo che nasce dalla domande curiose, insolite e imprevedibili di una bambina che non si limitano a dei perché, ma nascono da una ricerca di risposte nette che non potranno mai essere tali.

Fantastica filosofia

I bambini hanno un loro meraviglioso modo di vedere e affrontare le situazioni che è completamente diverso da quello che sono il senso comune e le abitudini dei grandi. Utilizzano tantissimo l’immaginazione e affrontano gli eventi in modo creativo, immaginifico e simbolico al contrario di noi adulti che accettiamo tutto così com’è senza andare oltre o, ancor peggio, non lo accettiamo e lo critichiamo senza sforzarci di cambiarlo.

La traversata nuda: perché il corpo non è mai facile

Il corpo che cambia: quasi la metà dei ragazzi tra i tredici e i diciotto anni si dichiara disponibile a ricorrere alla medicina estetica, e un genitore su otto ha già suggerito ai propri figli di farlo. Il corpo che non si riconosce ancora trova una risposta immediata, un aggiustamento tecnico prima ancora che sia stato davvero incontrato e abitato. E la stessa logica, sempre più spesso, si estende all’identità di genere: il disagio di non riconoscersi diventa diagnosi, la diagnosi diventa percorso, il percorso diventa scelta irreversibile, tutto prima che il ragazzo abbia avuto il tempo di capire chi è. La forma del disagio cambia, ma la logica è la stessa: il corpo come problema da risolvere piuttosto che come luogo da attraversare. Da qualche tempo uso una parola latina: id. Neutro singolare, terza persona, né maschile né femminile. Significa “esso”, “ciò”, qualcosa che ancora non ha preso forma definitiva. Id non separa. Riconosce.

La vita emotiva sotto metrica: come le piattaforme digitali hanno reso le emozioni computabili

Le piattaforme digitali hanno operato una trasformazione radicale della vita emotiva attraverso l'introduzione di metriche quantificabili (likes/MiPiace, reazioni e interazioni, emoji, commenti, ecc.). Questo breve saggio prova ad analizzare come tali metriche non si limitino a misurare emozioni preesistenti ma le trasformino ontologicamente, (ri)creandole, rendendole discrete, computabili, estrattive, e funzionali all'accumulazione capitalistica. Attraverso l'analisi del caso Linkedin, si mostra come anche le emozioni professionali siano state colonizzate dal paradigma metrico. Infine, si discute il progetto Stultifera Navis come tentativo di resistenza attraverso l'abolizione radicale delle metriche affettive.

Vampiri di attenzione, perché il “gratis” costa più di quanto sembra

L’attenzione viene trattata come un optional, qualcosa che si può accendere e spegnere a piacere, e spesso viene confusa con la concentrazione. In realtà sono parenti, non gemelli. La concentrazione è un “cono” stretto puntato su un compito. L’attenzione è la regia: decide cosa entra, cosa resta fuori, quanto a lungo, con quale intensità, e soprattutto quanto “carburante cognitivo” viene bruciato nel farlo. In psicologia cognitiva e neuroscienze l’attenzione è descritta proprio come controllo flessibile di risorse limitate, non come un interruttore.

La regola del più forte

Dopo la Seconda guerra mondiale la comunità internazionale ha cercato di costruire un sistema di regole capace di limitare la guerra e regolare i rapporti tra Stati. La Carta delle Nazioni Unite ha stabilito un principio fondamentale attraverso il quale gli Stati devono astenersi dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di altri paesi. Questo principio è stato spesso interpretato o aggirato dalle stesse potenze che ne avevano promosso l’adozione. Per questo, più che parlare di una semplice crisi delle regole democratiche, forse, sarebbe necessario interrogarsi su come il diritto internazionale conviva da decenni con gli equilibri di potere della politica globale.

Pratiche umaniste di resistenza

Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. Siamo tutti testimoni, nostro malgrado, di una rivoluzione tecnologica che con la pretesa di digitalizzare la vita, riducendola a semplici algoritmi, ci sta cambiando dentro, in qualche modo ibridizzando, automatizzando e robotizzando. Ha cambiato il mondo e come lo percepiamo, come pensiamo e come comunichiamo, convincendoci che tutto sia informazione.

Referendum e ideologia

Questo mondo manca di profondità, l’ha persa. Chiunque si sente legittimato a sparare qualsiasi boiata, a credere che quella boiata sia una verità assoluta e a incazzarsi pure quando qualcun altro ribalta quella boiata, normalmente con un’altra simile. Questa processione di opinioni verso il santuario della riconosciuta popolarità è francamente insopportabile. Si è passati dal pensiero debole alla debolezza senza pensiero. Non sono contrario alla libertà di parola, anzi. Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimersi. Sono contrario alle parole in libertà, quelle che non sono state veramente pensate e perciò rimangono superficiali. Vogliamo parlare poi del linguaggio? Io me ne intendo di linguaggio, è il mio lavoro. Il linguaggio non serve più a comunicare ma piuttosto a scomunicare. Scomunicare tutti quelli che non la pensano come quelli dell’ideologia dominante o di quella di turno oppure che dicono parole o frasi che potrebbero offendere qualcuno.