Chi comanda nel corpo delle donne
Alla fine dell'estate 2026, a pochi giorni di distanza, due immagini di donne hanno diviso i social: Alice De André, ridotta dai commenti a un corpo contro la sua volontà, e Sydney Sweeney, che si spoglia per la propria azienda e ci guadagna. La stessa parola, «mercificazione», ha difeso la prima e condannato la seconda. Da questa dissonanza parte il testo. La tesi è scomoda: il valore sociale di una donna continua a passare dal corpo esibito, e i social, invece di rompere quel meccanismo, lo hanno reso comodo, conveniente e di massa, vendendolo come emancipazione. Il bersaglio non sono le donne che scelgono di mostrarsi: è l'architettura che scrive il menù da cui scelgono, e chi, dietro quel menù, muove la domanda e trattiene il profitto. Scrivo da uomo, e comincio dichiarandolo, perché è l'unico modo onesto di affrontare la questione. Il titolo dell'articolo riprende, per omaggio dichiarato, Il corpo delle donne di Lorella Zanardo (con Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, 2009), il documentario che per primo ha analizzato sistematicamente la mercificazione del corpo femminile nella televisione italiana generalista. Qui la stessa domanda si sposta dalla tv ai social, e da «chi lo mostra» a «chi ne comanda il processo e ne trattiene il valore».
Corpo e identità
Nel dibattito contemporaneo attorno all’identità si confrontano visioni profondamente diverse, che raramente trovano un terreno comune.
La traversata nuda: perché il corpo non è mai facile
Il corpo che cambia: quasi la metà dei ragazzi tra i tredici e i diciotto anni si dichiara disponibile a ricorrere alla medicina estetica, e un gen...
L’invecchiamento, la povertà e la violenza di genere
Ho scelto questi tre componimenti perché riguardano tematiche a me care: l’invecchiamento (e le relative malattie, quali Alzheimer, Parkinson, demenza senile, ecc.), la povertà e la violenza di genere. In una società, nella quale il benessere sembra essere il padrone assoluto, con i media che ci vogliono inculcare concetti come la bellezza imperitura, il denaro facile e il successo alla portata di tutti, esiste, tuttavia, una realtà che stride prepotentemente con questo quadro idilliaco. E a me, per usare un gioco di parole, piace mettere in luce le ombre.
Corpo, genere, algoritmi (POV #26)
Judith Butler vs Kate Crawford: Chi decide cosa siamo? Nel contesto contemporaneo dominato dall’intelligenza artificiale, anche il corpo è diventato un dato. Le tecnologie di riconoscimento facciale, i modelli predittivi di genere, le metriche biometriche: tutto sembra riducibile a parametri misurabili. Sembra che tutto possa essere tradotto in parametro. Eppure, anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad un problema politico perché ciò che viene misurato dipende dalle categorie con cui decidiamo di descriverlo. Chi stabilisce cosa è un corpo? Cosa accade quando le parole con cui siamo definiti - uomo, donna, normale, anomalo - diventano etichette dentro un dataset? Cosa cambia quando a fissarle non sono soltanto istituzioni sociali, culturali o mediche, ma sistemi algoritmici che le incorporano, le riproducono e le rendono operative su larga scala? Due pensatrici contemporanee aiutano a orientarsi in questa lettura. Judith Butler ha mostrato come il genere sia l’effetto di norme ripetute, interiorizzate, rese evidenti dalla loro stessa reiterazione. Il corpo, nella sua prospettiva, è insieme costruzione e vulnerabilità, esiste dentro contesti di riconoscimento che lo rendono intelligibile o lo espongono all’esclusione. Kate Crawford, studiando l’intelligenza artificiale, evidenzia un altro livello del problema. Gli algoritmi apprendono da archivi storici, da dati che riflettono gerarchie e disuguaglianze già esistenti. Quando classificano un volto o attribuiscono un genere, non scoprono una verità nascosta, ma rendono operative categorie ereditate, spesso senza dichiararle. Tra Butler e Crawford non c’è una sovrapposizione, la prima analizza le norme che producono il soggetto, la seconda mostra come quelle norme vengano oggi tradotte in infrastrutture tecniche. Le loro analisi convergono su un punto, il passaggio dalla costruzione simbolica dell’identità alla sua codifica automatizzata.
Genealogia della prova ontologica
Gli argomenti tesi a dimostrare l'esistenza di Dio si sviluppano da Platone a Gödel, attraverso il pensiero di Anselmo, Tommaso, Cartesio, Leibniz, Kant, Cantor. Nell'articolo si segue la nascita -con Anselmo- e la successiva formalizzazione dell'argomento a priori. Fino a constatarne il crollo logico. Infatti gli stessi assiomi che dimostrano l'esistenza necessaria di Dio dimostrano, come sottoprodotto indesiderato, che tutto è necessario.
Chi chiude la porta di una scuola, apre una prigione
In un’Italia che invecchia e vede diminuire ogni anno il numero dei bambini, chiudere una scuola può sembrare una scelta dettata dai numeri. Ma quanto costa davvero a una comunità perdere una scuola? Una riflessione che intreccia denatalità, immigrazione, integrazione e legalità, partendo da una convinzione maturata in tanti anni di insegnamento: **la scuola non trasmette soltanto conoscenze. Costruisce cittadini. E può arrivare dove la repressione arriva sempre troppo tardi.**
Cosa nasconde l'allarmismo contro la corsa all'Intelligenza Artificiale
Nasconde l'ambizione di coloro che con la scusa del rischio e della sicurezza vogliono controllarci, l'ambizione di coloro che con la scusa del rischio e della sicurezza vogliono controllarci (e fare affari d'oro) Tutti parlano di intelligenza artificiale. E' l'hype del momento. Il leitmotiv che fa tendenza Il "tormentone" high tech di attualità. Ovunque sui social, youtube & co. si moltiplicano gli "esperti". E soprattutto si moltiplicano gli allarmi sul pericolo esistenziale legato all'Ai. Persino chi, fino a qualche annetto fa si occupava sui social di tutt'altro, tra ricette di cucina e auricolari del nuovo del cellulare di turno adesso pontifica sulle Ai. Con video sempre più accattivanti (realizzati con l'Ai) in una corsa a chi è più sintetico (più il video è breve meglio è). Che bel modo di fare informazione! La tuttologia 3.0 in versione allarmismo apocalittico sintetizzata in comode pillole! In questo scenario social distratto la prima considerazione è che se c'è "adesso" tanta insistenza su questo argomento corre il rischio, questo sì concreto e realista, di essere prematuro. Siamo nella fase iniziale. Non è ancora cominciata quella di accelerazione. Non abbiamo nessuna affidabile proiezione sull'effettiva creazione in tempi brevi di un'Agi. Sul cui significato però c'è divergenza. In quanto "potrebbe" essere come l'hanno fino ad oggi descritta buona parte dei commentatori. Ma è un condizionale. Verosimilmente un rilevante numero di ipotesi in uso fanno affidamento sulla letteratura sci-fi futurista rivisitata in chiave filosofica. Questo merita un approfondimento.
«Prof, ma come fa a sapere se l'ho fatto io o ChatGPT?»
Forse tra qualche anno la domanda non sarà più se uno studente ha usato l'intelligenza artificiale, ma cosa ha imparato mentre la usava.
Forme dell’infinito. La storia di un concetto che attraversa filosofia, scienza e teologia
Segnalo ai frequentatori della Stultiferanavis l'ultimo libro del filosofo Andrea Sani. Il libro è disponibile in tutte le librerie; FORME DELL’INFINITO. LA STORIA DI UN CONCETTO CHE ATTRAVERSA LA FILOSOFIA, LA SCIENZA E LA TEOLOGIA,
Il problema del 1968: narrativa storica o storia romanzata?
Perché, a differenza di altri paesi (penso ad esempio alla Francia), gli eventi del 1968 non hanno costituito un vasto materiale epico per ispirare i romanzieri a scriverne? Gli autori italiani di narrativa storica sono stati spesso accusati di non riuscire a trovare la distanza critica tra le loro idee sugli eventi storici e la loro rappresentazione. Sembrano confondere la soggettività con l'autenticità. Sembra che scrivano più per chiarire gli eventi a sé stessi e per riappacificarsi con le proprie convinzioni, piuttosto che per far luce sul significato più ampio di quegli eventi.
Medioevo AI e la quaestio disputata
Stregoni, profeti, inquisitori, streghe, pozioni e magie dell'Artificial Intelligence Generation
Canali paralleli?
Riflessioni su possibili dicotomie
Guardare il mare da Trapani e scorgere l'Odissea
Fraternità- Il “parente povero” del trinomio della Rivoluzione francese
Il diritto alla libertà garantisce l’autonomia e l’iniziativa del singolo individuo, ma può sfociare in una competizione selvaggia e senza limiti. Il diritto all’uguaglianza tutela la dimensione sociale, riconoscendo la stessa dignità a tutti gli umani, ma, senza la libertà, può sfociare nell’autoritarismo, in regimi oppressivi. È necessario un terzo principio che permetta la dialettica tra i due e rappresenti un fattore di equilibrio: la fraternità. Oggi è del tutto carente.
Al lavoro tutto bene?
Il lavoro novencentesco è finito, è ora di modellarne uno nuovo e la direzione non può essere quella di modellarlo semplicemente sulle enormi potenzialità di uno strumento ma intorno a una chiara visione dell’essere umano e della società.
Perché un'azienda chiama demone il proprio prodotto?
Cinque giorni di dichiarazioni sui pericoli dell'AI, e nessuna parola sui suoi costi.
Parlando di destino...
Dove il cuore incontra il mare [Epilogo]
E quando il tempo avrà portato lontano le parole, resterà il suono del vostro amore, come il mare che continua a cantare anche dopo il tramonto.
Sulle ali del tempo [15]
La vita mi ha insegnato che non devo mostrare il mare che ho dentro a chi non sa nuotare poiché non capirebbe cosa significhi sentirmi libera e leggera come un pesce che può spaziare in un oceano e riassaporare e osservare la vita con uno sguardo diverso.
Aloysius Lilius dell'Umbria. Primo autore del Calendario Gregoriano
propongo una rilettura critica delle fonti, del processo di riforma del Calendario. Riapre il caso legato alla storia di Luigi Lilio: dalle origini umbre, al ruolo dei suoi predecessori nello studio del Calendario, fino agli interrogativi sulla sua stessa identità. Il testo attua un revisionismo storico puntuale. Riscrive la storia che segna il tempo, da cui emerge nitido il luogo di origine di Aloysius Lilius/Luigi Lilio, cioè l’Umbria, ed emergono, altresì, nel contesto ecclesiale e su Luigi Lilio contenuti mai presi in considerazione, evidenziando come la riforma non sia stata opera di un singolo individuo ma il risultato di decenni di contributi scientifici. La completezza di un argomento, infatti, ha necessità di strutturarsi, e certo non tralascia tutto il processo storico di riforma del Calendario.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Epilogo)
Il tempo che ci precede è qualcosa di diverso. È il presente sottile in cui una forma può ancora essere riconosciuta come forma, prima che venga scambiata per mondo. Il momento in cui è ancora possibile chiedersi quale idea di essere umano sia nascosta in un'interfaccia, in una metrica, in una soglia, in un agente. Quale libertà rende possibile. Quale libertà rende più difficile. Quali vite dovranno adattarsi alla sua grammatica per risultare leggibili. Quali silenzi scambierà per consenso.
𝐃𝐞̂𝐦𝐨𝐬-𝐊𝐫𝐚́𝐭𝐨𝐬 : potere al popolo
Che cosa significa davvero democrazia? Partendo dall'etimologia Dêmos–Krátos, “potere del popolo”, una riflessione sulla libertà e sui rischi della sua degenerazione, sul richiamo dell'“uomo forte” e sulla responsabilità che ogni cittadino assume quando esercita il proprio diritto di voto. Perché la democrazia non è soltanto un sistema di governo: è cultura, consapevolezza, partecipazione e responsabilità.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Le patologie del campo [XIV])
Quattordicesimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Non basta chiedere al singolo professionista di essere più critico. Quando il ciclo è già in movimento, la critica individuale arriva tardi. Deve separarsi non solo da una raccomandazione, ma dall'intera forma in cui il caso è stato reso visibile. La correzione non nasce più soltanto nel momento della decisione. Va progettata prima: nei criteri che ordinano i segnali, nelle interfacce che distribuiscono l'attenzione, nelle metriche che definiscono il successo, negli spazi in cui il dissenso può ancora avere forma.