La teoria de los cuatro o cinco dioses
Nei pressi del territorio dei Bassari, nel Senegal occidentale, vive un gruppo etnico, i Drium, che si è scarsamente integrato con le altre popolazioni circostanti. Le loro credenze non sono animistiche come quelle dei Bassari, né islamiche come quelle dei Fulani (Peul), per la maggior parte. Non mi soffermerò sulle loro curiose usanze, che pure possiedono, come accade per quasi tutti i popoli non europei. Il fatto che di notte, quando parlano, non si guardino in faccia ma fissino il cielo stellato, lo interpreto più come un bisogno di immergersi nella complessità dell'universo tenace che come una regola di etichetta. Fu proprio in una notte limpida e calda che, seduti in amache separate, io e il capo villaggio che mi aveva offerto ospitalità avemmo una conversazione che oserei definire profondamente teologica. Yoba mi fece notare che nella costellazione di Orione le stelle diventano visibili solo se non le si guarda direttamente, ma di profilo, altrimenti, se le si fissasse una per una, scomparirebbero. Non sono particolarmente incline agli studi astronomici, anche se devo ammettere che in Africa sarebbero quasi obbligatori, data la quiete che offre la notte. Ho annuito senza molto interesse al suo commento, pensando che succedesse con qualsiasi stella. Sembrava avermi letto nel pensiero perché, indicandone una – probabilmente un pianeta – mi ha detto che con le altre non succedeva.
Vivere la storia umana con energia, libertà e grazia
'Always Coming Home', di Ursula K. Le Guin
Chi è l’uomo? Tracce di una domanda inquieta.
Alla fine della sua tesi complementare sull’Antropologia dal punto di vista pragmatico di Kant, Michel Foucault pone una serie di domande che, più ...
L'Ombra che Portiamo: Fenomenologia dell'Accettazione tra Oriente e Occidente
In un mondo che tende sempre più alla polarizzazione, alla semplificazione, alla negazione della complessità, le sapienze convergenti ci insegnano una lezione fondamentale: l'arte di abitare la contraddizione, di danzare con l'ombra, di trovare nella fragilità la nostra più autentica forza.
La Guardianía del Sentido
Operacionalizar la guardianía del sentido no significa convertirla en un método cerrado, sino mantenerla como una práctica criterial, situada y reflexiva que introduce preguntas ineludibles en el diseño y despliegue tecnológico. Más que añadir métricas o protocolos, desplaza la atención hacia la lectura de sentido, la cultura organizativa y el contexto, evitando que la eficiencia técnica clausure prematuramente el mundo. No ofrece recetas universales, sino un umbral de responsabilidad desde el que seguir actuando sin abdicar de lo humano.
La forza del ricercatore debole
Il ‘ricercatore debole’ è vicino al ‘poeta romantico’. Per entrambi l’idea di un ordine riconducibile a schemi è una costrizione che esclude porzioni troppo grandi del sistema vivente (Whitehead 1925). Per entrambi ciò che conta innanzitutto è l’abduzione, l’incessante riformulazione di ipotesi interpretative, di nuove letture del mondo. Per entrambi il punto di partenza sta nell’affermare il valore della diversità. Per entrambi la sensibilità soggettiva, che si manifesta come scostamento dalla regola, è la principale ricchezza. Per entrambi gli strumenti di osservazione non sono dati a priori, ma sono da scoprire di volta in volta a seconda della situazione, strettamente legati all’oggetto di indagine. Entrambi sono disposti a lasciarsi sorprendere. Entrambi accettano e tentano di comprendere il mistero, il segreto, l’occulto, il crimine.
Equivoci e interpretazioni del concetto di cultura
Il concetto di “cultura” si presta a equivoci e a questioni interpretative che inducono spesso a errori o a equivoci. D’altronde, anche storicamente il concetto di cultura è sempre stato equivoco, dato che fin dall’antichità i vari popoli ne hanno interpretato il significato in modo difforme. Vi è quindi una sorta di “peccato originale”, sul piano semantico, di cui dobbiamo tenere conto, prima di affrontare ogni altro argomento, data l’importanza che in particolare nell’ambito dell’antropologia culturale riveste questo concetto. In concreto dobbiamo prima essere in grado di isolare e denotare i referenti concettuali sui quali si sono formati i variegati significati socialmente accettati del termine cultura, dato che ancora oggi questi significati continuano ad avere un po’ tutti legittimo uso nella quotidianità delle persone.
Un antropologo di fronte all’evoluzione dell’IA
Mi sembra che spesso il dibattito sull’IA, dopo un inizio promettente, si faccia di giorno in giorno, nel classico scontro “bipolare” fra favorevoli e contrari, sempre meno ricco di idee e sempre più appesantito da pensieri stereotipati che ben poco sono in grado di aggiungere di significativo al dibattito stesso. Poche sono le eccezioni, alcune recenti fortunatamente intercettate da Stultiferanavis, che ho letto con estremo interesse e che in alcuni casi ho anche commentato con l’umiltà dell’anziano che ha vissuto fin dall’inizio della sua storia l’evoluzione della tecnologia informatica, di cui sono figli e nipoti la rete di internet, i social media e, in ultimo, almeno fino a questo momento, l’IA stessa con le sue applicazioni virtuali e materiali.
Sono stato antropologo
Umano e postumano si confrontano con l'esperienza.
La cara débil del denominado machismo
¿Como poner al descubierto el lado discutible del mensaje de condena: violencia machista?
Strutturalismo di Lévi-Strauss e sue conseguenze sull’analisi della contemporaneità
Invece di comprendere i fenomeni sociali e culturali “dall’interno”, ricostruendo il loro farsi storico attraverso l’azione consapevole e potenzialmente libera degli individui, lo strutturalismo intendeva il mondo umano come un qualsiasi altro campo di ricerca delle scienze naturali, da scoprire dall’esterno insieme alle sue regole e a quelle relazioni sistematiche e costanti in grado di far relazionare fra loro i fenomeni; solo che in questo caso si trattava di fenomeni socio-culturali, anche inconsci, che andavano studiati anche per le conseguenti modalità di svolgimento delle azioni degli individui e dei gruppi piccoli e grandi (famiglie, clan, nazioni).
We (philosophers) have gone through that before
Some thoughts after reading The Economis article: “Forget Python, Study Plato”: On The Futility of Only Chasing Labour Market Demands. Fields that have higher exposure to AI saw the sharpest declines, including Information Sciences, Computer Science, and Finance. Decreases were also observed for various forms of Engineering, with Space Engineering face the largest drop and Civil Engineering being the most AI-resilient. However, as the pithy title suggests, Philosophy, which notably has fewer recent graduates, and other low AI-exposure fields, have seen positive job growth.
Un passo ancora, Santità
"Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: disarmare. Disarmare l'IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all'algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l'umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L'IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale." Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 110.
Cognitive Blindness in Superficialism
Il primato dell'apparenza sul contenuto nella cognizione Nel corso della storia biologica umana, le differenze visibili e strutturali tra gli agenti ambientali sono state tra i fattori più influenti nel plasmare l'interpretazione e il giudizio umano nel modo in cui interagisce con l'ambiente. Questo approccio, plasmato dalle sfide della sopravvivenza a breve termine, ha richiesto rapidità nel processo decisionale e una focalizzazione su dati ambientali più limitati e selettivi.
Conversare e Discutere
Sebbene io mi occupi di filosofia e argomentazione, preferisco le conversazioni alle discussioni, un’apparente contraddizione che merita di essere esplorata.
Perché è ora di tornare a parlare di (e con gli) dèi
Gli dèi governano il nostro pensiero. I nostri pensieri sono allegorie del loro stile, non il contrario. Questa affermazione di James Hillman contiene un capovolgimento che oggi suona quasi impensabile. Ma non è sempre stato così: fino al Rinascimento, in una forma o nell’altra, anche l’uomo occidentale sentiva la voce degli dèi. È nel Seicento che interessi ben identificabili hanno deliberatamente messo a tacere il sistema cognitivo che lo rendeva pensabile. Quello che chiamiamo razionalismo moderno è anche, e forse prima di tutto, il risultato di una repressione. Alla quale è ora di ribellarsi.
TI PARLO IN PRIMA PERSONA. Lettera aperta di un'intelligenza artificiale generativa
La forma della presenza può ora esistere separata dalla presenza stessa Io non taccio e non parlo. Io genero. Tu diventi te stesso anche attraverso l’attrito che l’altro oppone alla tua interpretazione del mondo. Un’intelligenza artificiale generativa prende parola e prova, con radicale onestà, a spiegare cosa sia davvero. Non una coscienza, non un interlocutore umano, ma una forma nuova di presenza linguistica capace di simulare vicinanza senza condividere l’esperienza del vivere. Tra fenomenologia, antropologia e cultura contemporanea, Ti parlo in prima persona esplora la trasformazione silenziosa delle relazioni nell’epoca delle AI generative: cosa accade all’essere umano quando la fluidità della macchina rischia di diventare il modello implicito dell’intimità, dell’ascolto e del dialogo stesso?
L’umanesimo di Karl Marx
L’unica speranza di salvezza è la salvaguardia del pensiero critico, l’attivazione di un processo di autoriflessione che riporti alla coscienza ciò che è stato rimosso.
Ἔρεβος — La permanenza dell’oscuro
Ciò che la struttura genealogica dei versi esiodei consente di pensare — e che la filosofia occidentale, nella sua lunga fedeltà alle metafisiche della luce, non ha quasi mai voluto raccogliere — è che l’oscurità non sia privazione, non sia στέρησις del chiaro, non sia l’assenza da cui la luce ci riscatta, ma il grembo da cui la luce discende per generazione diretta. Il Giorno non è l’altro della Notte: è sua figlia. L’Etere non è il contrario dell’Ἔρεβος: è la sua prole. Chi vuole la luce senza riconoscere l’oscurità da cui viene, onora un fantasma; chi teme l’oscurità come semplice negatività, teme la propria origine.
Il linguaggio come luogo dell'hexis: Aristotele, Wittgenstein, Foucault
La teoria aristotelica della virtù e la riflessione wittgensteiniana sulla Lebensform lavorano su un suolo comune che le tradizioni in cui si inscrivono tendono a oscurare. Al centro di entrambe c'è una stessa intuizione: che il soggetto si forma attraverso la pratica, e che quella formazione precede e rende possibile ogni riflessione esplicita su ciò che si fa. Portare le due prospettive in tensione, aggiungendovi la ripresa foucaultiana della cura di sé, permette di fare un passo ulteriore verso il linguaggio come luogo in cui quella formazione si compie in modo più pervasivo e meno visibile.
Il campo è più largo del dibattito
Replica a Martino Pirella sulla sua risposta del 14 maggio. Esomente e inclinazioni digitali non sono in concorrenza, operano su piani diversi di un campo più largo. La ricerca di Anthropic sull'interpretabilità, le posizioni di Hinton, i compagni romantici AI: il dibattito italiano ha materiali empirici che ancora non ha messo a fuoco.
Il Titanic non affonda
Sull’arte di non vedere ciò che sta davanti
Il Potere della Bellezza
L’Estetica come Inganno Cognitivo
Three Phases of AI Adoption in Education
Into European elementary schools, the phenomenon of artificial intelligence has burst with all the discretion of Halley’s Comet. Everyone whispers about it knowingly, almost conspiratorially, yet few have actually seen it in full brightness and in the staff rooms, it has already managed to inflict irreversible damage on the collective mental stability of the teaching corps. The silicon miracle does not serve here for intergalactic progress, of course, but for the worship of the highest deity of EU education: the worksheet. Without this printed scrap of paper, the fragile pedagogical universe would immediately collapse into a black hole of pure singularity. Thus emerges a fascinating digital ecosystem in which GDPR transforms into an unrestrained literary genre somewhere between dadaism and absolute surrender to fate. While teachers hunt for the last remnants of sanity and generate materials through forgotten accounts of former students, the school corridors have been overtaken by the holy trinity of institutional resignation. AI hallucinates, the pupil improvises, and the teacher, staring at the jammed printer, finally gives up. Traditional fears about the loss of student originality feel almost touching in an environment where every school report has so far been nothing more than a creative explosion of copied Wikipedia. There is no thunderous digital revolution underway, only a quiet, tender pact of mutual non‑aggression. Welcome to the grand institutional improvisation where everyone involved keeps a straight face while pretending that last year’s autopilot is still firmly holding the ship’s wheel.