Ogni racconto è una pianta. Ogni progetto è una pianta. Aiutiamola a crescere senza imporre controllo. Cosa ci insegna Felisberto Hernández
Felisberto Hernández, uruguayano, pianista mancato, autore di racconti, ci invita a vivere fedeli a noi stessi. Ci invita a cercare il nostro modo di essere artisti. Ci insegna anche -tramite la metafora di una piccola pianta, di cui osserviamo la crescita- a lasciare che, per quanto possibile, le nostre narrazioni 'si scrivano da sole' e i nostri progetti si sviluppino liberi da un asfissiante controllo.
Il progetto non scritto: come si perde valore quando si tace
In ambienti dove le priorità si ribaltano a ogni sprint e le risorse cambiano posto prima di sedimentare, la vera differenza non la fa l’ennesimo badge sul curriculum, ma la mano di chi sa fissare i fatti sulla pagina. Scrivere bene significa dare forma alle decisioni, assegnare responsabilità, rendere intelligibile il ragionamento che le sostiene. È ciò che evita di rifare domani ciò che si era già deciso ieri. In un progetto vivo, l’abilità di stendere una nota chiara vale più di una collezione di certificazioni: perché, quando il framework si inceppa, è la parola precisa che mantiene la rotta, non il titolo incorniciato.
Stultiferanavis: un progetto polifonico
La cosa che mi ha sorpreso e sorprende ogni giorno di più è il numero di persone che arrivano, leggono, poi salgono a bordo e scrivono, poi ritorna...
Futuro
Il presente non è che il futuro più vicino a noi, il primo momento del tempo sul quale possiamo incidere. Il futuro è implicito nell’ora -che vuol dire ‘stagione’- che stiamo vivendo. Sta a noi portarlo alla luce. Il senso del futuro è infatti questo: 'ciò che potrà essere se sapremo fare in modo che sia'.
Salpa chi osa. Un invito a salire a bordo della Stultifera Navis
La Stultiferanavis è in viaggio da più di un anno. Lontani sono i rumori che sempre accompagnano il varo di una nave Dimenticati nella memoria di chi vi sta viaggiando sono anche i rumori della terraferma che sempre accompagnano i naviganti con l’intento di trattenerli o richiamarli a terra. Rumori identificabili in voci familiari, abitudini consolidate, certezze rassicuranti sul fatto che tutto ciò che vale sapere è già stato detto, catalogato e consegnato da qualcuno, anche in formato digitale.
Il grande gioco dei caleidoscopi linguistici
Per molti anni di A.I. hanno parlato solo gli specialisti poi, all'improvviso, l'A.I. ha toccato il linguaggio e da quel giorno è esploso il dibattito. Anche solo questo dovrebbe indurci a pensare che le domande più profonde legate a questi cambiamenti non riguardano l'A.I., ma noi stessi. La velocità con cui sono state accolte queste nuove tecnologie, considerate ormai indispensabili per abitare uno spazio comune da cui non ci si può sottrarre, credo abbia indebolito lo sguardo critico. Nel delicato, e ancora instabile equilibrio che caratterizza l’interazione con questi strumenti, non è difficile immaginare un certo turbamento. A volte consapevolmente avvertito, spesso celato nell’eccitazione che si prova sotto l’effetto di un doping cognitivo, sorretti da un instancabile ghostwriter. Una riflessione critica su cosa significa scrivere e pensare in questa nuova dimensione.
Sappiamo che il mondo non funziona. E adesso?
Dalla consapevolezza delle contraddizioni alla rassegnazione: il rischio di una società che non riesce più a immaginare un'alternativa.
In questo momento l'unico pericolo "con e per" l'Intelligenza Artificiale è l'uomo.
L'Ai è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Di cui abbiamo bisogno? Si. E' salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo. Siamo imprigionati nel pianeta Terra. Le cui risorse stiamo esaurendo. Mi dispiace per quelli che vogliono prendersi una pausa ma l'umanità non si mette MAI in pausa nel suo consumo sfrenato delle risorse. In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno della tecnologia dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Nel contempo cerco di ribadire quali sono i principali rischi a cui stiamo andando incontro non "per colpa" dell'Ai ma per la natura dell'uomo. Per ciò che è, per quello che fa e come lo fa.
Una corsa verso cosa? Il paradosso di Jevons e la decrescita felice
La decrescita felice era un progetto politico, mentre il de-consumismo è diventato una scelta privata che il paradosso di Jevons rende inefficace. Questo articolo racconta che cosa si è perso tra l’una e l’altro, nell’epoca in cui i data center e l'IA consuma acqua e suolo al posto nostro.
Sustain-Ability: To Become or Not To Become?
“Future” sharpens our mind’s attention on the implications of present action, just as “death” compels us to reflect on the significance of life itself.
Ladies and gentlemens, dummies...
Oggi l'Intelligenza Artificiale permette a una singola persona di clonare in poche settimane l'impalcatura di software che hanno alimentato profitti giganteschi, ma... Un evento "storico" nel campo della programmazione di software
Somigliare al conosciuto
La responsabilità dell’inedito
AI collapse e rischio esistenziale secondo i teorici della "pausa" Ai: tra mito e realtà.
Oggi vorrei approfondire alcune delle ipotesi più assurde che circolano in rete di un c.d rischio esistenziale associato all'Ai. In particolare vorrei provare a immettere realismo nelle profezie sci-fi dei vari sostenitori della "pausa Ai".
Guido io o guidi tu?
Il mito del progresso illimitato e la mania del nuovo, venduto come miglioramento del precedente ha francamente stancato e dimostrano tutta la loro perversa connessione con la logica del capitalismo iperconsumista.
Ricordando Foucault, parte prima: andare oltre la “morale dello stato civile”
A cento anni dalla nascita di Michel Foucault, un percorso tra la sua vita e la sua opera, che si illuminano a vicenda, per rileggere la "morale dello stato civile": la richiesta di restare uguali a noi stessi che i profili professionali di oggi ci rivolgono, mentre la vita ci spinge a diventare altro.
AI e SI: il problema del limite
Il paradosso che si presenta quando si parla di superintelligenza artificiale è reale, e forse è persino il punto filosoficamente più interessante dell’intera questione.
Millelire per sempre
Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.
Chi sono i malati più gravi di epistemia? Gli accademici che scrivono articoli sull'epistemia
Un neologismo divenuto di moda -epistemia- non svela solo gli intenti del coniatore della parola, svela in senso più lato un atteggiamento caratteristico della categoria sociale alla quale il coniatore appartiene: i docenti universitari. Essi agiscono all'insegna di un'illusoria immagine di sé, che può essere riassunta così: noi deteniamo il sapere, ogni altro -studente, cittadino- ne è privo.
“Storie di straordinaria flânerie” - Introduzione
Questa è l’introduzione al volume 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐟𝐥â𝐧𝐞𝐫𝐢𝐞 edito da Rubbettino nel 2024. Nel 2026 ho invece pubblicato “Viaggiatori e turisti”, concludendo così la trilogia sul tema iniziata nel 2020 con il libro “In viaggio. Una vita da flâneur”, sempre per la stessa casa editrice.
Il fuoco, l’acqua e la Grande Madre
“Dove fanno il deserto, lo chiamano pace”
Il potere non ha mai soltanto bisogno della forza per dominare gli uomini; ha bisogno anche di conferire un senso alla propria forza, fino a trasformare la distruzione in qualcosa che possa essere chiamato, senza vergogna, pace.
Il problema dell'Intelligenza Artificiale? Ce ne sono 10.000
Ogni volta che si parla di intelligenza artificiale, prima o poi qualcuno annuncia quale sia IL problema. Per alcuni sono le allucinazioni, le risposte sbagliate date con grande sicurezza. Per altri sono la privacy, il lavoro che cambia o scompare, il rischio di affezionarsi a una macchina come a una persona, la fatica crescente di distinguere il vero dal verosimile. Ognuno ha ragione sul proprio pezzo. Il guaio comincia quando quel pezzo viene presentato come il tutto.
Una vita da flâneur. Isan (Thailandia)
L’Isan, nel nordest tailandese, è la regione più popolosa dell’antica terra del Siam. Un viaggia in Tailandia non può non prendere in considerazione questa regione, piena di gente, di vita e di agricoltura, che trasuda la vera natura della terra del sorriso.