La conoscenza come bene comune
Newton diceva di stare sulle spalle dei giganti. La sua era un'ammissione onesta: nessuna scoperta nasce dal nulla, ogni idea porta con sé il peso invisibile di chi l'ha resa possibile. La scienza, la filosofia, la letteratura funzionano così da sempre. Per accumulo, per trasmissione, per contaminazione tra tradizioni che non si sono mai chieste il permesso di parlarsi. Il sapere è per natura collettivo, relazionale, refrattario alla proprietà. Quello che Newton non poteva prevedere è che qualcuno avrebbe brevettato le spalle. Eppure è esattamente quello che è successo. Negli ultimi decenni si è costruita un'architettura legale, economica e istituzionale fondata sull'idea che la conoscenza si comporti come qualsiasi altra merce. Che si possa possedere, recintare, vendere. Che chi la controlla abbia il diritto di decidere chi può usarla e a quale prezzo. Questo saggio cerca di capire questa contraddizione e di nominare quello che, nonostante tutto, resiste ancora.
La conoscenza senza recinti
Una riflessione a margine dell’articolo La conoscenza come bene comune di Francesco Mantello - A reflection on the margins of Francesco Mantello’s article La conoscenza come bene comune (Knowledge as a Common Good)
La riappropriazione del senso comune come ipotesi per una diversa egemonia
Un'analisi gramsciana del senso comune nellera di Trump Gramsci viene riletto come chiave per comprendere la battaglia contemporanea sul senso comune, terreno che la destra ha saputo occupare separando l’egemonia dal suo fondamento di classe. Il testo propone di rovesciare questa appropriazione attraverso un uso critico di Debord, del détournement e dell’Intelligenza Artificiale generativa come strumenti di intervento culturale. L’obiettivo della ricerca è mostrare come una diversa egemonia possa nascere solo dal passaggio dal senso comune al buon senso, dalla produzione simbolica all’organizzazione politica.
Umanesimo radicale: quale macchina ci accompagna nel prenderci cura
Alcuni umani che pretendono di parlare dalla cattedra del 'filosofo', o dell'esperto di 'nuove tecnologie' accusano altri umani. Dicono loro: vi considerate eccezionali, dominatori e sfruttatori della natura, padroni del mondo. Questi esperti invitano a riconoscerci invece come meri agenti che operano in una rete di agenti, dove sono agenti, accanto a noi umani e come noi e insieme a noi umani, cose e macchine. Viene continuamente ripetuto da questi esperti che il vivere consiste nell'interagire con macchine, nell'interfacciarci con macchine, nel co-evolvere con macchine. Siamo quindi spinti a chiederci quale spazio resti per noi umani in questo scenario. Quale ruolo resti per l’uomo ente tra gli enti, povera cosa. All’umano pre-giudicato come vittima dell’odio e della paura, schiavo di insane passioni, viene proposto un compagno, e forse anche imposto un maestro: la macchina. Ma convivono in realtà due progetti. Da un lato il progetto della macchina a portata di mano, macchina progettata per accompagnare l’umano nel coltivare esperienze, e per offrirgli qui ed ora, di fronte al problema, le tracce di ogni conoscenza che potrebbe rivelarsi utile. Dall'altro il progetto della macchina enorme cosa astrusa lontana dall’uomo, macchina che che sovradetermina l’umano e lo considera come cosa. Torniamo così a una responsabilità umana: quali macchine costruiamo come tecnici, quali macchine, come cittadini, lasciamo che vengano costruite. Il considerare gli umani attanti tra attanti è una grande fuga ontologica. La risposta sta in un umanesimo radicale: non certo un rifiuto della macchina in sé, ma un rifiuto della macchina come nostro pari, nostro specchio. E rifiuto anche della macchina come compagna inevitabile. (Scrivo questo sommario all'inizio del 2026. Per il resto lascio il testo come l'avevo scritto nel 2015. E il terzultimo capitolo di 'Macchine per pensare', Guerini e Associati, 2016, dove il testo appare con il titolo: 'Cose lontane e strumenti a portata di mano').
Enclosure of Knowledge Production: The Attempt at a Regime Purchase by Financial Capital
Viviamo in tempi molto difficili. La conoscenza e la sua produzione sono sottoposte a un duro attacco da parte del capitalismo liberale, che incentiva l'uso dell'astrazione statistica. L'astrazione statistica, nella forma della razionalità computazionale (IA), produce conoscenza probabilistica operativa. Ciò significa che la domanda che questo tipo di produzione di conoscenza ci pone – o il modo in cui rappresenta la scienza – non riguarda più cosa si debba dire o sapere oggettivamente. Ora la domanda è piuttosto cosa fare della conoscenza prodotta (da qui la conoscenza operativa). (Il saggio che segue è in lingua inglese)
Capitalismo cognitivo e deep learning: la quarta ondata che cambia tutto
Itinerario di scoperta - Quarta tappa
Dove ti fa male il mondo [9]
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Dare e avere [III])
Terzo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione Vi si parla di come i mercanti veneziani tenevano loro libri di contabili e di partita doppia. Un metodo contabile che inaugura una trasformazione silenziosa: ciò che non può essere registrato fatica a esistere come fatto economico. Ciò che non può essere messo in relazione con un dare e un avere resta ai margini del campo.
Il gran ballo di Gaza: l’Occidente è morto, evviva l’Occidente
Una celebrazione che va avanti dal 7 Ottobre 2023: la civiltà occidentale a Gaza ha vinto e perduto allo stesso tempo, e dobbiamo interrogarci tra le pieghe di questo disvelamento.
Da Dio all'Io
La scomparsa del sacro ha conseguenze molto importanti sul nostro essere società, sulla visione di futuro, su quella di umano. Il tema non è tornare a Dio, ma riscoprire e interrogarsi il sacro come funzione, per poter ancora immaginare una società e non semplicemente una collezione di individui. Cosa rimane di sacro per noi, al di fuori di noi?
Cancel culture
Penso che sia giunta l'ora di analizzare gli errori commessi negli ultimi vent'anni...
Il tempo del dolore
Non ci sono alibi! Una delle liriche contenute nella prima raccolta "Aurora spirituale" (Sovera, 2004) nata dall'impatto emotivo dell'11 settembre. La poesia è stata letta nel corso del programma "Zapping" su Radio RAI Uno ed è stata inserita in un'antologia dedicata al tragico evento.
Nel silenzio dei cuori amati [8]
Ogni cosa canta la medesima, impercettibile sinfonia: una melodia soave dal ritmo senza tempo.
L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano
La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.
Lo pseudo sciamano, lo sciamano che non ci salva
Come i nuovi sciamani trasformano la nostra paura in odio: La crisi della presenza che il populismo strumentalizza
La parentesi, o l’altra voce del testo
Due piccoli segni che sembrano mettere qualcosa ai margini del discorso possono, in realtà, aprire un secondo percorso di significato. Attraverso le analisi di Owen, Shakespeare e Cummings, Günther e Martina Lampert mostrano come la parentesi possa trasformare la linearità della scrittura in uno spazio di dialogo fra voci diverse
Frammenti d’eternità [7]
Con il trascorrere degli anni ho compreso che la felicità autentica vive nelle cose semplici: una tavola condivisa, una risata spontanea, una passeggiata senza fretta, uno sguardo che non ha bisogno di parole per essere compreso.
Quando la personalizzazione ci presenta un IO su misura
Estratto dal mio libro Zombificazione digitale
Un umanismo resistente
La Resistenza, oggi, non si fa più solo nelle montagne, ma nell’atto interpretativo di restare umani. Resistere significa negare la narrazione che trasforma il migrante in minaccia. Significa riaffermare che l’uomo non è un oggetto della storia, ma il suo soggetto, anche quando trema, anche quando vomita per la paura in una chiatta nel cuore della notte. Essere “pro-vita” significa lottare perché quel fango e quel ferro non vincano sulla carne.
La base filosofica della vita
Dagli uomini contemplativi traggono ispirazione gli uomini d’azione Un piccolo saggio sulla centralità della "filosofia", che non è soltanto 'amore per la conoscenza', ma anche sl struttura di pensiero che ognuno costruisce nella sua mente.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Un punto di fuga per tutti [II])
Secondo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione. "Il problema non è più solo che qualcuno ci dica dove guardare. È che il campo abbia già preparato ciò che ci sembrerà naturale vedere. Crediamo di arrivare con lo sguardo. Ma la scena è già lì, predisposta prima di noi."
The no-human future
Artificial Intelligence is Coming "The high road to thinking no longer passes through a deepening of human cognition, but rather through a becoming inhuman of cognition, a migration of cognition out into the emerging planetary technosentience reservoir, into ‘dehumanised landscapes … emptied spaces’ where human culture will be dissolved.
Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Il tempo che esce dal monastero [I])
Primo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte O - Il campo prima dell’accelerazione. Forse la libertà, nel mondo che viene, non comincerà più dalla decisione. Comincerà dalla possibilità di avere ancora tempo prima della decisione.