Pensiero filosofico e via mistica
All’interno del pensiero cristiano è possibile individuare diversi presupposti teorici della cosiddetta via mistica. Se è vero che quest’ultima non può che sfuggire, nella sua essenza e nel suo manifestarsi, alle categorie filosofiche, in quanto le supera in una dimensione altra, che è al di là della ragione umana, è altrettanto inconfutabile che alcuni pensatori cristiani hanno elaborato le premesse concettuali di un approccio mistico al divino, cioè di un’ascesi contemplativa che, nei fatti, trascende poi ogni tipo di speculazione.
Chrestotes o Agathosyne?
Una delle cose che più di tutte mi ha affascinato (se non del tutto folgorato) in questo mio percorso di studi intrapreso negli ultimi anni è il significato della parola agathosyne (ἀγαθωσύνη), trovata per la prima volta tra le righe dell'enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco.
Deriva filosofica. Per una pratica del pensiero come dislocazione
Quando la filosofia si emancipa dalla sua funzione sistematica e si espone all'instabilità radicale dell'esperienza, si configura come un gesto emi...
La piuma e il vuoto
Una meditazione sull’esame di sé: più invecchio, più sospetto che l’ossessione dell’autoesame sia figlia della paura, non del coraggio. Esaminiamo noi stessi per rassicurarci di esistere, per illuderci di sapere da dove veniamo e dove andiamo. Ma se l’esame di sé fosse un modo elegante per evitare il salto?
ΧΑΟΣ. Lo spalancamento
La domanda che Χάος pone all’uomo contemporaneo non è una domanda alla quale si possa rispondere con un programma o un metodo. È una domanda anteriore a ogni programma: sei ancora capace di fare spazio? Di spalancarti, come la voragine si spalancò prima di tutto? Di accogliere il vuoto non come difetto ma come condizione? Di sostare nella notte senza accendere lo schermo?
La mortalità delle civiltà. Una riflessione attraverso il pensiero filosofico orientale e arabo
Fulcenzio Odussomai scrive per attraversare, non per spiegare. I suoi testi sono appunti di viaggio dentro domande che non cercano risposte, ma percorsi. Questo è il primo di una serie. Fulcenzio Odussomai è un nome che cammina. Non firma per spiegare, ma per orientarsi scrivendo. Le sue parole nascono da una pratica riflessiva, a volte lenta, sempre esposta alla trasformazione. Ogni articolo nasce da appunti sparsi, raccolti come sassi su un sentiero. Questo è il primo passo di un itinerario aperto.
Eraclito oggi. Essere svegli nel tempo della doxa
Ha ancora senso studiare la filosofia del passato ai nostri giorni? O è meglio non soffermarci tanto su quanto detto nei secoli scorsi? In questo articolo si sostiene che non solo può essere interessante, ma è particolarmente pertinente proporre letture di filosofi distanti nel tempo ma di grande attualità. È il caso, ad esempio, di Eraclito che viene qui presentato come “filosofo per l’oggi”. E lo è per ragioni profonde, non decorative o divulgative. Innanzitutto perché Eraclito non offre risposte, ma un atteggiamento mentale adatto al presente. E poi, perché egli è il pensatore della crisi del mondo comune, ed uno dei problemi centrali di oggi è la frammentazione del mondo condiviso che genera una società in cui ciascuno vive nella propria versione della realtà, spesso manipolata dai media. Un contributo di Simone De Clementi.
Sull’equinozio e sull’arte dimenticata di attraversare le soglie
Oggi abbiamo perso il senso delle soglie che ci ricordano la nostra collocazione nel cosmo. Tecnicamente avanzatissimo e ritualmente analfabeta, l'uomo occidentale cambia continuamente posizione restando, nel profondo, fermo. Eppure l'esigenza non è scomparsa: è parte costitutiva del nostro essere-umani. L'equinozio è un'offerta che ci fa l'universo. Serve soltanto lasciarsi attraversare da tre domande: da cosa mi sto separando? Verso cosa mi sto muovendo? Sono disposto a stare nel mezzo il tempo necessario? L'equinozio di primavera come metafora per riflettere sul significato dei riti di passaggio, sulla perdita del senso delle soglie nella cultura occidentale e sull'esigenza, mai scomparsa, di sincronizzare il ritmo individuale con qualcosa di più grande
Il pensiero di Spinoza: un antidoto ai veleni del nostro tempo
Entusiasmo acritico per lo sviluppo tecnologico - in particolar modo per l’intelligenza artificiale - ego-centrismo, esaltazione della mente disincarnata, libertà dai corpi e dai luoghi (onlife), eterno presente, sfruttamento indiscriminato della natura: ecco alcune tendenze molto diffuse nel nostro tempo, in Occidente. Hanno alla base un’idea del corpo da manipolare e plasmare secondo l’ideale della mente (e per i transumanisti da superare per raggiungere l’immortalità) e una idea di mondo, separato rispetto all’uomo, e oggetto di conoscenza e di dominio. Queste idee hanno il loro fondamento filosofico nel pensiero cartesiano.
Ricordati che la porta è aperta: esci
Dal celebre invito di Epitteto a “uscire dalla stanza” ai casi contemporanei che interrogano coscienza e diritto, ripercorriamo duemila anni di riflessioni sull’eutanasia. Dallo stoicismo al cristianesimo, fino ai dilemmi della medicina moderna e al caso Englaro, emerge una domanda ancora aperta: chi decide il confine tra vita, sofferenza e libertà individuale?
A proposito della 'patente di essere umano' recentemente proposta da uno pseudofilosofo
Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'. Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso. La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.
Massimo Recalcati docente dell'Università Statale di Milano. Il dominio della psicologia e la delegittimazione della filosofia
La recente attribuzione a Massimo Recalcati di un incarico come professore "a contratto" presso l'Università Statale di Milano offre l'occasione per notare come il dominio della psicologia si sta estendendo in ogni luogo della vita delle comunità. Ciò fa pensare che si assegni alla psicologia stessa non solo la “cura” del malessere contemporaneo, ma anche il compito della sorveglianza sociale. Si può osservare come al dominio della psicologia corrisponde la delegittimazione della filosofia, ovvero del pensiero critico, del pensare veramente.
Prima del sempre
Ringrazio Andrea Rompianesi per questa sua recensione a "Prima del sempre", apparsa il 27 maggio 2024 su "Il blog di Enea Biumi. Scrittura nomade": QUI
Si o no (Poesia)
Qui il SI e il NO si riferiscono a un altro referendum, quello del 2016, che seguì quello del 2006 fino all'ultimo del 2026 (la legge del 6 dice qualcuno).
100 libri per una lettura critica della tecnologia
Cento libri di cui la cui lettura può alimentare l'immaginazione e regalare molte sorprese, forti emozioni e grande godimento cognitivo...
La notte dei lunghi coltelli
Senza educazione non c’è futuro. La scuola deve essere il luogo principale per formare le generazioni future.
L'inganno dell'intelligenza artificiale (IA)
Una breve recensione del libro L'inganno dell'intelligenza artificiale. Come resistere a Big Tech e costruire il futuro che vogliamo scritto da Emily M. Bender e Alex Hanna e pubblicato Fazi Editore, 2025, 324 pp.
L'aiuto dei russi (che giocano qui il ruolo dei buoni) e l'IA (con chi rischia di assopirsi nel sonno della ragione)
Perché penso che con l'IA, non siano i cinesi a venirci in aiuto, ma i russi?
C'è bisogno di poesia
La poesia è una forma d’arte antichissima il cui principale scopo, all’inizio, era quello di instaurare un contatto tra cielo e terra e per questo motivo aveva un valore sacro.
L'intelligenza artificiale non pensa. Parla.
L'hype vale anche per la tecnologia. Ad alimentarlo ci pensano le narrazioni esaltate e mediatiche che la circondano. Questo hype è particolarmente evidente con l'inteligenza artificiale. Per questo leggere un libro che tratta degli inganni delle IA può essere salutare.
L'italiano che non è nostro
Elogio dell’errore: perché l’arte ci ricorda chi siamo
Viviamo in un tempo in cui, sempre più influenzati dall’AI, tendiamo a imitare il suo modo di scrivere: usiamo una scrittura lineare, levigata, senza inciampi, per sembrare professionali, per non essere giudicati, per non mostrare fragilità. Una lingua che non trema, non rischia, non si contraddice. È la tentazione di una comunicazione “perfetta”, priva di fratture. Ma questa perfezione è un inganno: non ci assomiglia.
Chi governa l’attenzione? (POV #29)
Jonathan Crary vs Tristan Harris: Se il potere si costruisce oggi attraverso la progettazione dei comportamenti, quale spazio resta per una soggettività politica autonoma? Chi decide cosa entra nel nostro campo visivo riguarda oggi le infrastrutture che organizzano la circolazione delle immagini. I contenuti passano attraverso sistemi che classificano e stabiliscono in anticipo cosa può emergere come rilevante e cosa resta fuori campo. Anche il tempo davanti agli schermi viene progettato. I ritmi dell’attenzione, la sequenza degli stimoli, la possibilità di interrompere sono modulati da interfacce che costruiscono un flusso continuo. La scelta individuale rimane, ma si esercita dentro un ambiente già orientato.
Vendersi l'AnIma
La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo. Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.