La riappropriazione del senso comune come ipotesi per una diversa egemonia

Un'analisi gramsciana del senso comune nellera di Trump Gramsci viene riletto come chiave per comprendere la battaglia contemporanea sul senso comune, terreno che la destra ha saputo occupare separando l’egemonia dal suo fondamento di classe. Il testo propone di rovesciare questa appropriazione attraverso un uso critico di Debord, del détournement e dell’Intelligenza Artificiale generativa come strumenti di intervento culturale. L’obiettivo della ricerca è mostrare come una diversa egemonia possa nascere solo dal passaggio dal senso comune al buon senso, dalla produzione simbolica all’organizzazione politica.

Umanesimo radicale: quale macchina ci accompagna nel prenderci cura

Alcuni umani che pretendono di parlare dalla cattedra del 'filosofo', o dell'esperto di 'nuove tecnologie' accusano altri umani. Dicono loro: vi considerate eccezionali, dominatori e sfruttatori della natura, padroni del mondo. Questi esperti invitano a riconoscerci invece come meri agenti che operano in una rete di agenti, dove sono agenti, accanto a noi umani e come noi e insieme a noi umani, cose e macchine. Viene continuamente ripetuto da questi esperti che il vivere consiste nell'interagire con macchine, nell'interfacciarci con macchine, nel co-evolvere con macchine. Siamo quindi spinti a chiederci quale spazio resti per noi umani in questo scenario. Quale ruolo resti per l’uomo ente tra gli enti, povera cosa. All’umano pre-giudicato come vittima dell’odio e della paura, schiavo di insane passioni, viene proposto un compagno, e forse anche imposto un maestro: la macchina. Ma convivono in realtà due progetti. Da un lato il progetto della macchina a portata di mano, macchina progettata per accompagnare l’umano nel coltivare esperienze, e per offrirgli qui ed ora, di fronte al problema, le tracce di ogni conoscenza che potrebbe rivelarsi utile. Dall'altro il progetto della macchina enorme cosa astrusa lontana dall’uomo, macchina che che sovradetermina l’umano e lo considera come cosa. Torniamo così a una responsabilità umana: quali macchine costruiamo come tecnici, quali macchine, come cittadini, lasciamo che vengano costruite. Il considerare gli umani attanti tra attanti è una grande fuga ontologica. La risposta sta in un umanesimo radicale: non certo un rifiuto della macchina in sé, ma un rifiuto della macchina come nostro pari, nostro specchio. E rifiuto anche della macchina come compagna inevitabile. (Scrivo questo sommario all'inizio del 2026. Per il resto lascio il testo come l'avevo scritto nel 2015. E il terzultimo capitolo di 'Macchine per pensare', Guerini e Associati, 2016, dove il testo appare con il titolo: 'Cose lontane e strumenti a portata di mano').

Enclosure of Knowledge Production: The Attempt at a Regime Purchase by Financial Capital

Viviamo in tempi molto difficili. La conoscenza e la sua produzione sono sottoposte a un duro attacco da parte del capitalismo liberale, che incentiva l'uso dell'astrazione statistica. L'astrazione statistica, nella forma della razionalità computazionale (IA), produce conoscenza probabilistica operativa. Ciò significa che la domanda che questo tipo di produzione di conoscenza ci pone – o il modo in cui rappresenta la scienza – non riguarda più cosa si debba dire o sapere oggettivamente. Ora la domanda è piuttosto cosa fare della conoscenza prodotta (da qui la conoscenza operativa). (Il saggio che segue è in lingua inglese)

Per un pugno di satoshi

Cronaca di un confronto impari nel feudo della finanza digitale: cellulare alla mano, miraggio paradisiaco oltre la nube-scrigno, chiave d’accesso ai beni custoditi da solerti Assistenti Informatici in un labirinto di codici, percorso transennato finalizzato a scongiurare frodi e truffe e/o smobilizzi indesiderati, arena dello scontro, sala d’aspetto, stanza d’ interrogatori, banco di prova al vaglio di Agenti che a turno domandano, valutano, esigono, modulano risposte e tentennamenti, e si ricomincia d’accapo nei tempi consentiti da procedure sottoscritte e mai vagliate in ogni risvolto, d’altronde condizione obbligata per inseguire quel benessere promesso e agognato che ora resta sospeso, incomprensibilmente postergato, fino alla resa - la resa dei conti, manco a dirlo, a riflettere il segno dei tempi: in posizioni contrapposte si lotta per un pugno di briciole, il che rivela quanto ha inciso il depauperamento della classe media.

Il tempo che ci precede. Vivere in un mondo che ci anticipa - Dialogo Stultifero con Luca Lanzoni

Il tempo che ci precede. Vivere in un mondo che ci anticipa è il titolo di un libro molto filosofico di Luca Lanzoni. Propone una tesi meritevole di essere sviluppata perché viviamo in un mondo che le nostre stesse creazioni hanno già plasmato, prima ancora che ne facessimo esperienza. Con l’effetto, per dirla con Ivan Illich, che molte creazioni, oggi quelle tecnologiche, oltre una certa soglia di scala e di complessità, diventino controproducenti, rendendo difficile orientarsi nel futuro e impossibile praticare la convivialità, resa oggi impraticabile dalla predisposizione algoritmica.

Magnifica humanitas: le riflessioni del Pontefice sull'avvento dell'Ai nel ricordo di ciò che rappresenta essere umani.

Magnifica humanitas è la lettera enciclica di Leone XIV, sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. Rappresenta un testo di importanza fondamentale. Ho ritenuto utile estrapolare da esso quei passaggi che mi hanno particolarmente coinvolto e che hanno altresì stimolato in me una riflessione sul tema dell'Ai. A titolo personale io ho già delle idee su questa tecnologia. Però ritengo che sia efficace e utile leggere o ascoltare con umiltà quando un grande pensatore che ha il gravoso compito di essere guida spirituale di una collettività, nell'era delle incomprensioni, decide di regalarci una testimonianza su cosa possa significare, oggi nell'alba dell'Ai, l'essere umani.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Dare e avere [III])

Terzo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione Vi si parla di come i mercanti veneziani tenevano loro libri di contabili e di partita doppia. Un metodo contabile che inaugura una trasformazione silenziosa: ciò che non può essere registrato fatica a esistere come fatto economico. Ciò che non può essere messo in relazione con un dare e un avere resta ai margini del campo.

Da Dio all'Io

La scomparsa del sacro ha conseguenze molto importanti sul nostro essere società, sulla visione di futuro, su quella di umano. Il tema non è tornare a Dio, ma riscoprire e interrogarsi il sacro come funzione, per poter ancora immaginare una società e non semplicemente una collezione di individui. Cosa rimane di sacro per noi, al di fuori di noi?

Il tempo del dolore

Non ci sono alibi! Una delle liriche contenute nella prima raccolta "Aurora spirituale" (Sovera, 2004) nata dall'impatto emotivo dell'11 settembre. La poesia è stata letta nel corso del programma "Zapping" su Radio RAI Uno ed è stata inserita in un'antologia dedicata al tragico evento.

L’Ergon del Congedo: L’Intersoggettività del Morire tra l’Isolamento del Dasein e il Riscatto Demartiniano

La riflessione filosofica occidentale ha lungamente oscillato tra due polarità nell’interpretazione dell’evento letale: da un lato, l’irriducibile solitudine della coscienza che si palesa di fronte al proprio annichilimento biologico; dall’altro, l’esigenza storica di sussumere il decesso entro un circuito di significati relazionali e collettivi. Se l’esistenzialismo novecentesco ha programmaticamente isolato l’individuo nel momento del trapasso, elevando la morte a barriera invalicabile della comunicazione intersoggettiva, lo storicismo antropologico ha intravisto nel medesimo evento il punto di massima tensione della prassi culturale. L’orizzonte di questa ricerca intende esplorare una possibilità teorica che si colloca al punto di intersezione di queste direttrici: la capacità del morente, inteso come presenza ancora attiva e senziente, di configurare il proprio tramonto biologico non già come passivo patire della natura, bensì come un supremo atto intersoggettivo capace di rifondare la storia e di proteggere la comunità dei sopravvissuti dal rischio del crollo esiziale. Attraverso l’esame comparativo dell’ontologia heideggeriana, dell’antropologia storicistica di Ernesto De Martino e del prototipo monumentale della morte di Socrate nel Fedone platonico, si cercherà di mostrare come l’atto del morire possa configurarsi quale estremo ergon della presenza sana, un’operazione formale che sottrae la fine all’angoscia biologica per consegnarla intatta alla memoria della cultura.

La parentesi, o l’altra voce del testo

Due piccoli segni che sembrano mettere qualcosa ai margini del discorso possono, in realtà, aprire un secondo percorso di significato. Attraverso le analisi di Owen, Shakespeare e Cummings, Günther e Martina Lampert mostrano come la parentesi possa trasformare la linearità della scrittura in uno spazio di dialogo fra voci diverse

Frammenti d’eternità [7]

Con il trascorrere degli anni ho compreso che la felicità autentica vive nelle cose semplici: una tavola condivisa, una risata spontanea, una passeggiata senza fretta, uno sguardo che non ha bisogno di parole per essere compreso.