Violence and the Crisis of Accountability
“I killed him,” President Trump stated, and then asked, “Did I do you a favor?”
Violenza, protesta e...
Un’analisi critica sulla retorica dell’ordine pubblico, tra violenza, diritto di protesta e uso politico dell’emergenza. Quando la polarizzazione sostituisce il discernimento, il rischio non è il caos, ma la normalizzazione della stretta democratica.
La vida es chingar o ser chingado. Pelear puede ser una fiesta
Il nuovo papa ha passato vent'anni in America Latina. Si pone di solito l'attenzione su ciò che il missionario insegna. Ma ancor più conviene guard...
Il Fantasma della Purezza.
L’etica dell’IDF e la gestione dottrinale del trauma nella coscienza civile israeliana. Teoria Critica, Teologia Politica, Israele, IDF, Trauma, Diritto Militare, Critica della Violenza
ICE: la costruzione del nemico interno
Negli Stati Uniti è in atto una mutazione dello Stato in senso apertamente autoritario, in cui un’agenzia amministrativa viene riconfigurata come forza di occupazione interna. L’Immigration and Customs Enforcement - ICE - non è più un apparato di controllo delle frontiere, ma è diventata un dispositivo di violenza politica, un laboratorio di guerra civile preventiva.
Nello specchio di Ivan Illich
Siamo invitati a stare 'al passo con i tempi'. Ma forse possiamo intende l'odierno solo osservandolo da 'fuori'. Per questo dobbiamo essere grati a Ivan Illich. Il suo è uno sguardo differente: né teologo, né sociologo, né filosofo, né storico, né antropologo. Senza patria anche dal punto di vista degli strumenti conoscitivi (e si capisce come questo faccia saltare la mosca al naso agli intellettuali imbozzolati nei loro ruoli specialistici). Forse alla fine, al di là delle sue stesse tesi, proprio nel metodo risiede il principale insegnamento di Illich. Come riassume lui stesso nel corso di quel dibattito: "essere il più coraggioso, chiaro e meno opportunista possibile nel dire le cose; non legarsi alla difesa di quanto detto nel passato; non vendersi, cioè non accettare, nella misura del possibile, soldi per scrivere". Questo articolo - recensione a Ivan Illich, 'Nello specchio del passato', Red, 1993- è apparso con il titolo 'Il bisogno di capire' sul supplemento culturale settimanale de 'Il Giornale' domenica 10 ottobre 1993.
L’esistenza umana è ancora preziosa per il cattolicesimo politico?
Lo scopo del comunicare non è prevalere, offuscare, piuttosto conquistare.
Quando il cloud compra i fiumi.
La materialità dell'intelligenza artificiale e il ritorno della scarsità. Partendo da due recenti vicende italiane, la regolamentazione dei data center in Lombardia e gli investimenti di Aruba nella produzione idroelettrica, il contributo esplora la dimensione materiale, economica e psicologica dell’intelligenza artificiale. La crescente integrazione tra risorse energetiche, infrastrutture digitali e sistemi algoritmici solleva interrogativi che vanno oltre la sostenibilità ambientale e la concentrazione del mercato, investendo l’autonomia delle persone. Attraverso le prospettive del consumatore, del lavoratore e del cittadino, il testo analizza come comodità, dipendenza tecnologica e autorità algoritmica possano modificare progressivamente le condizioni della scelta individuale e collettiva. La tesi centrale è che il potere dell’intelligenza artificiale non risieda soltanto nel controllo delle infrastrutture, ma nella capacità di orientare i comportamenti, rendendo sempre meno visibile e praticabile la possibilità di scegliere diversamente.
“Sciami di sistemi di agenti IA" (Multi-Agent Systems, MAS)
Il tema degli “SCIAMI DEI SISTEMI DI AGENTI AI” (Multi-Agent Systems, MAS) è affascinante e di cruciale importanza nel campo dell'intelligenza artificiale contemporanea e della sicurezza informatica (AI Safety). Il concetto di sciami di sistemi di AI agentica (Multi-Agent Systems, MAS) che operano come un sistema complesso dinamico tocca il cuore di una delle sfide più grandi del nostro tempo: come gestire l'imprevedibilità e l'emergenza in sistemi che diventano sempre più autonomi e interconnessi.
Un penny per Shakespeare
Un penny alla settimana: tanto versavano i lavoratori di Oakdale per il loro istituto, biblioteca compresa. Da quella fame di cultura prende avvio questo invito a leggere Jonathan Rose e a riflettere su questioni attualissime: il tempo che dedichiamo ai libri, l’abitudine a delegare le nostre scelte, la tentazione di accontentarci di un riassunto. Il volume presenta due ostacoli: è in inglese e conta 560 pagine; potete però leggerlo a pezzi, saltare fra i capitoli e riprenderlo quando volete. Non risulta disponibile un’edizione italiana ed è un vero peccato. Lasciate dunque che in questo articolo vi racconti il libro attraverso alcuni dei suoi personaggi: persone che, fra un turno di lavoro e le preoccupazioni quotidiane, coltivavano ambizioni intellettuali capaci di mettere in imbarazzo le nostre scuse. Le loro storie parlano anche di noi e di ciò che facciamo della libertà di leggere.
La gerarchia delle qualità umane
Sul valore della persona e sulla grandezza delle sue capacità
...e quindi?
Il grande gioco dei caleidoscopi linguistici
Per molti anni di A.I. hanno parlato solo gli specialisti poi, all'improvviso, l'A.I. ha toccato il linguaggio e da quel giorno è esploso il dibattito. Anche solo questo dovrebbe indurci a pensare che le domande più profonde legate a questi cambiamenti non riguardano l'A.I., ma noi stessi. La velocità con cui sono state accolte queste nuove tecnologie, considerate ormai indispensabili per abitare uno spazio comune da cui non ci si può sottrarre, credo abbia indebolito lo sguardo critico. Nel delicato, e ancora instabile equilibrio che caratterizza l’interazione con questi strumenti, non è difficile immaginare un certo turbamento. A volte consapevolmente avvertito, spesso celato nell’eccitazione che si prova sotto l’effetto di un doping cognitivo, sorretti da un instancabile ghostwriter. Una riflessione critica su cosa significa scrivere e pensare in questa nuova dimensione.
Sappiamo che il mondo non funziona. E adesso?
Dalla consapevolezza delle contraddizioni alla rassegnazione: il rischio di una società che non riesce più a immaginare un'alternativa.
In questo momento l'unico pericolo "con e per" l'Intelligenza Artificiale è l'uomo.
L'Ai è una tecnologia trasformativa. Fondamentale. Di cui abbiamo bisogno? Si. E' salvifica. Perché l'umanità si sta estinguendo. Siamo imprigionati nel pianeta Terra. Le cui risorse stiamo esaurendo. Mi dispiace per quelli che vogliono prendersi una pausa ma l'umanità non si mette MAI in pausa nel suo consumo sfrenato delle risorse. In questo articolo cercherò di spiegare perché abbiamo bisogno della tecnologia dell'Intelligenza Artificiale e come dovremmo considerarla. Nel contempo cerco di ribadire quali sono i principali rischi a cui stiamo andando incontro non "per colpa" dell'Ai ma per la natura dell'uomo. Per ciò che è, per quello che fa e come lo fa.
Una corsa verso cosa? Il paradosso di Jevons e la decrescita felice
La decrescita felice era un progetto politico, mentre il de-consumismo è diventato una scelta privata che il paradosso di Jevons rende inefficace. Questo articolo racconta che cosa si è perso tra l’una e l’altro, nell’epoca in cui i data center e l'IA consuma acqua e suolo al posto nostro.
Sustain-Ability: To Become or Not To Become?
“Future” sharpens our mind’s attention on the implications of present action, just as “death” compels us to reflect on the significance of life itself.
Ladies and gentlemens, dummies...
Oggi l'Intelligenza Artificiale permette a una singola persona di clonare in poche settimane l'impalcatura di software che hanno alimentato profitti giganteschi, ma... Un evento "storico" nel campo della programmazione di software
Somigliare al conosciuto
La responsabilità dell’inedito
AI collapse e rischio esistenziale secondo i teorici della "pausa" Ai: tra mito e realtà.
Oggi vorrei approfondire alcune delle ipotesi più assurde che circolano in rete di un c.d rischio esistenziale associato all'Ai. In particolare vorrei provare a immettere realismo nelle profezie sci-fi dei vari sostenitori della "pausa Ai".
Guido io o guidi tu?
Il mito del progresso illimitato e la mania del nuovo, venduto come miglioramento del precedente ha francamente stancato e dimostrano tutta la loro perversa connessione con la logica del capitalismo iperconsumista.
Ricordando Foucault, parte prima: andare oltre la “morale dello stato civile”
A cento anni dalla nascita di Michel Foucault, un percorso tra la sua vita e la sua opera, che si illuminano a vicenda, per rileggere la "morale dello stato civile": la richiesta di restare uguali a noi stessi che i profili professionali di oggi ci rivolgono, mentre la vita ci spinge a diventare altro.
AI e SI: il problema del limite
Il paradosso che si presenta quando si parla di superintelligenza artificiale è reale, e forse è persino il punto filosoficamente più interessante dell’intera questione.
Millelire per sempre
Quello che credo di aver imparato da un progetto controculturale degli anni Novanta, e perché può essere utile raccontarlo oggi. Il progetto -promosso dalla casa editrice Stampa Alternativa- nasceva come una provocazione, una risposta all’aumento dei prezzi del mercato editoriale italiano: mentre in libreria i volumi costavano sempre di più, si voleva dimostrare che era possibile produrre e mettere in vendita libri economici quanto una tazzina di caffè; da qui il suo nome eloquente (ed estremamente efficace): Millelire.