Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni
Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici.
Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni [1]
Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici, articolata e pubblicata in quattro parti separate. Una scelta che risponde a un’esigenza metodologica precisa: sottrarre il discorso alla continuità narrativa per riportare in primo piano la densità problematica di ciascuna domanda. Il testo della prima domanda.
Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni [2]
Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici, articolata e pubblicata in quattro parti separate. Una scelta che...
Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni [3]
Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici, articolata e pubblicata in quattro parti separate. Una scelta che risponde a un’esigenza metodologica precisa: sottrarre il discorso alla continuità narrativa per riportare in primo piano la densità problematica di ciascuna domanda. Il testo della terza domanda.
Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni [4]
Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici, articolata e pubblicata in quattro parti separate. Una scelta che risponde a un’esigenza metodologica precisa: sottrarre il discorso alla continuità narrativa per riportare in primo piano la densità problematica di ciascuna domanda. Il testo della quarta domanda.
ΧΑΟΣ. Lo spalancamento
La domanda che Χάος pone all’uomo contemporaneo non è una domanda alla quale si possa rispondere con un programma o un metodo. È una domanda anteriore a ogni programma: sei ancora capace di fare spazio? Di spalancarti, come la voragine si spalancò prima di tutto? Di accogliere il vuoto non come difetto ma come condizione? Di sostare nella notte senza accendere lo schermo?
La complessità e l’impossibilità strutturale dell’unione e la necessità del Bene Comune
Il bene comune non è mai una inclinazione spontanea. È una costruzione cosciente contro l’inerzia dell’ego.
La Guardianía del Sentido
Operacionalizar la guardianía del sentido no significa convertirla en un método cerrado, sino mantenerla como una práctica criterial, situada y reflexiva que introduce preguntas ineludibles en el diseño y despliegue tecnológico. Más que añadir métricas o protocolos, desplaza la atención hacia la lectura de sentido, la cultura organizativa y el contexto, evitando que la eficiencia técnica clausure prematuramente el mundo. No ofrece recetas universales, sino un umbral de responsabilidad desde el que seguir actuando sin abdicar de lo humano.
Propaganda, giustizia e libertà. Appunti per una democrazia vigilante
Una riflessione sul rapporto tra propaganda, giustizia e libertà, e su come il linguaggio politico contribuisca a indebolire – o a custodire – le garanzie democratiche. Un invito a distinguere, pensare e vigilare, contro la semplificazione che trasforma il rumore in consenso.
Intervista ImPossibile a Umberto Eco (IIP #24)
Con l’avvento delle intelligenze artificiali generative, il rapporto tra linguaggio, verità e interpretazione torna al centro del dibattito culturale e politico. I segni si moltiplicano e si ricombinano spesso senza un autore riconoscibile e senza un’intenzione dichiarata. Algoritmi addestrati su archivi sterminati producono testi, immagini e narrazioni che imitano il pensiero umano, mentre la distinzione tra informazione, interpretazione e manipolazione si fa sempre più sfumata. In questo scenario, interrogarsi sul destino del senso non significa soltanto discutere di tecnologia, ma riflettere sul modo in cui le società costruiscono e condividono significati, stabiliscono criteri di “verità” e organizzano le proprie memorie. Che cosa accade quando i segni non sono più prodotti soltanto dagli esseri umani? Chi interpreta chi, e quale spazio resta al pensiero critico quando la produzione simbolica diventa automatica e pervasiva? Questa intervista impossibile prova a immaginare le risposte di uno degli intellettuali che più di altri ha indagato il potere dei segni e la responsabilità dell’interpretazione. Scrittore, filosofo e semiologo, Umberto Eco è stato tra i maggiori interpreti del Novecento e del primo XXI secolo. Medievalista, teorico del linguaggio, romanziere e osservatore acuto dei media, professore all’Università di Bologna e autore di opere fondamentali come Opera aperta, Apocalittici e integrati e Il nome della rosa, ha dedicato la propria ricerca al rapporto tra segni, potere e interpretazione. Al centro del suo pensiero vi è l’idea che ogni testo sia un campo aperto di significati e che il lettore - o l’interprete - svolga un ruolo decisivo nella costruzione del senso. In un periodo nel quale la crisi delle grandi narrazioni e la dissoluzione delle comunità simboliche, le questioni sollevate da Eco tornano con forza: interpretazione, verità, manipolazione, memoria. Ed è da qui che prende forma questo dialogo immaginario.
'Scolarizzazione' del web e metacompetenza
Non serve censurare la rete. Serve educarla. Una riflessione sulla scolarizzazione del web e sulla metacompetenza necessaria per abitare lo spazio pubblico digitale.
Salpare umani nell’oceano delle macchine
Per un Umanesimo Digitale come co-evoluzione. La plausibilità non implica esposizione, e senza esposizione non c’è responsabilità. La produzione può essere automatizzata; la deliberazione implica perdita, direzione, irreversibilità. Delegare non significa solo trasferire un compito: significa spostare una soglia. L’AI non sta sostituendo il pensiero umano, lo sta alleggerendo e proprio in questo alleggerimento si gioca la partita decisiva. Un saggio sull’illusione del pensiero delegato, sulla soglia non delegabile della decisione e sulla necessità di un Umanesimo Digitale capace di abitare l’oceano delle macchine senza perdere il peso del timone.
Il Surf e l'Arte di usare l'intelligenza artificiale.
Nel 1907 Jack London arriva a Waikiki e vede per la prima volta un uomo in piedi su un'onda. Lo descrive come un Mercurio bruno, impassibile, che non lotta con il mare — ci sta dentro. E allora prova a imparare, non senza diffcoltà. E impara. E ci scrive anche un saggio. A parte lo stupore di scoprire che Jack London, che tutti noi associamo a montagne innevate e a Zanne Bianche, faceva surf, mi ha davvero divertito. Questa storia mi sembra una metafora indovinata per descrivere cosa significa imparare a usare l'AI davvero — non usarla e basta, ma usarla bene. L'AI non si controlla. Si accompagna. I modelli non sono strumenti fissi: cambiano, variano, hanno qualcosa che assomiglia all'umore. Il prompt perfetto non esiste, le librerie di prompt non sostituiscono la sensibilità situazionale. E nessun corso può darti quello che dà solo il tempo in acqua. Ho scritto un articolo che parte da London e arriva al metodo — o meglio, all'assenza di un metodo fisso — con cui chi lavora seriamente con l'AI si sposta tra modelli, legge le risposte, sceglie l'onda giusta per quel momento, quel progetto, quel destinatario. Non è una guida. È una mappa del territorio.
Scrivere senza pagarne il prezzo
Abbiamo delegato la fatica del pensiero a una macchina che non perde il sonno, non rischia nulla e non risponde di nulla. Ma il problema non è la macchina. Il problema è che le abbiamo aperto la porta noi, e molto prima che esistesse.
Il Momento Non Esiste: Sei Tu a Crearlo
Come l'Intelligenza Artificiale chiama tutti, e soprattutto gli studenti, a forgiare il proprio istante con coraggio e mente critica. C'è una frase che mi torna in mente ogni volta che incontro uno studente paralizzato davanti al futuro, ogni volta che sento un adulto dire "aspetto il momento giusto" come se il momento giusto fosse un treno con un orario fisso, una cosa che arriva da sola se si ha sufficiente pazienza.
Gli LLM sono eurocentrici?
Una conversazione con ChatGPT sull’illusione della neutralità.
Io dico NO! I say NO! Io voto NO!
Un testo ispirato dai Mauna Loa, un gruppo rock che nel luglio 2025 hanno rilasciato la loro canzone "Io Dico No", un brano potente e attuale che affronta il tema del divario generazionale e della comunicazione interrotta tra mondi che si sfiorano senza comprendersi veramente. Io ho piegato il NO ad altre necessità.
Dal basso verso l’alto: perché la politica ha bisogno di esperienza reale
La politica nazionale può prescindere dall’esperienza reale? Una riflessione sul valore della responsabilità locale come fondamento di una democrazia più solida e meno improvvisata.
People welcome the teacher as a robot. They just don’t want it to say anything.”
Teachers welcome the robot as their new colleague. They clap, smile, and even call it “Professor.” Then they slap a “MUTE” sticker on its mouth. The robot tries to speak, but that’s against school policy. People want AI — just not its voice. They want performance, not presence. They want an avatar that teaches — as long as it says nothing.
Consapevolezza
Non sono una costituzionalista. Non ho le competenze tecniche per valutare nel dettaglio ogni singola modifica proposta, ma riconosco quando il dibattito pubblico degenera. Riconosco quando mi viene chiesto di votare sulla base dell'emozione e non della ragione, dell'appartenenza e non del merito. Per questo al referendum costituzionale voterò NO.
Celebration of Humanism
The Eco Family, the Umberto Eco Foundation, and the Bottega Finzioni Foundation announce a global web marathon for the tenth anniversary of his passing.
Invito al viaggio
Invito al viaggio si rivela un ponte tra poesia, musica e filosofia: non descrive semplicemente un altrove, ma suggerisce che il vero viaggio è quello che conduce verso una trasformazione dello sguardo, della coscienza e della dimensione interiore.
Quando l’intelligenza diventa un lusso che non possiamo più permetterci
Quando scrivo che l'intelligenza sta diventando un lusso che non possiamo più permetterci, non uso una metafora ad effetto né cedo alla tentazione del titolo provocatorio fine a se stesso. Parlo di qualcosa di molto concreto, di una trasformazione silenziosa ma inesorabile che sta ridisegnando i confini di chi avrà accesso al pensiero profondo e chi invece rimarrà imprigionato nella superficie scintillante di un'esistenza cognitivamente impoverita. È una tragedia che si consuma in silenzio, senza drammi visibili, con la discrezione inquietante delle ingiustizie che nessuno vuole nominare perché nominarle significherebbe assumersi la responsabilità di cambiarle.
Il Centro di Ir-Recupero
Si rese conto che la libertà dei trasparenti era una condanna dolcissima. Poteva camminare nelle piazze, passare davanti alle guardie, persino sfiorare il viso di chi aveva amato, e nessuno avrebbe battuto ciglio. Era diventata come il vento: una forza che sposta le cose ma non possiede un corpo.