Stultifera Navis, ovvero: bollettino di bordo da un mare di guai
In cui si narra di una ciurma improbabile, dell'Ammiragliato LinkedIn, degli incursori Substack, delle mine dell'algoritmo e dei missili dell'intelligenza artificiale generativa.
Perché scriviamo? Per abitare, per lasciare?
Due concezioni radicalmente diverse della scrittura: la scrittura come dimora — il luogo altro che l'autore costruisce per abitarci, come in Proust — e la scrittura come abbandono, come gesto di trasformazione e affidamento, come in Foucault. Attraverso la lettura dell'intervista con Duccio Trombadori, emerge una concezione dell'opera filosofica in cui scrivere non significa depositare un pensiero già formato, ma attraversarlo fino a consumarlo — lasciandolo al mondo perché il mondo lo custodisca, liberi chi ha scritto di procedere altrove.
Leopardi. Lo Zibaldone come progetto e la scrittura come tentativo
Nessun testo che un autore sta scrivendo, nessun progetto in corso sarà mai ‘cosa ben sistemata’. Nessun lavoro di scrittura, e nessun progetto si ...
Disimpegno morale nell'era della delega algoritmica
Zimbardo assegnava uniformi a studenti e otteneva aguzzini. Bandura ha identificato otto meccanismi attraverso cui persone comuni violano i propri princìpi senza provare disagio. Oggi quegli stessi meccanismi operano su scala planetaria, tradotti in funzioni di prodotto dall'industria dell'intelligenza artificiale. Questo saggio esplora la zona d'ombra dove il disimpegno morale incontra la delega cognitiva: il punto in cui smettiamo di pensare e cominciamo a obbedire, convinti di stare semplicemente usando uno strumento. La tesi è che l'obbedienza più efficace sia quella che non si riconosce come tale, perché si presenta con il volto rassicurante dell'efficienza.
La chiamata della Stultifera
Un invito inatteso, una nave immaginaria che attraversa la notte, una scelta di follia lucida. La chiamata della Stultifera è il racconto del mio imbarco simbolico sulla nave degli stolti: un viaggio verso la complessità, la cultura e il pensiero libero, lontano dalle rotte predefinite dell’era algoritmica.
Stultitia
Stultitia è essere liberi nello scrivere e nel leggere. Lo stultus non si preoccupa del pubblico consenso, dei canoni vigenti, del giudizio delle istituzioni. Segue la propria strada. Anzi la apre. Anzi, naviga in mare tracciando una propria rotta. Dal navigare insieme emerge una rotta comune. Un bene comune, un dono alla comunità civile del quale possiamo andare orgogliosi, ma che anche ci impone la responsabilità di andare avanti con sempre maggiore impegno.
Ciao ChatGPT, cosa ne sai di Stultifera Navis?
Da quando il progetto della 𝐒𝐓𝐔𝐋𝐓𝐈𝐅𝐄𝐑𝐀𝐍𝐀𝐕𝐈𝐒 è online capita frequentemente di parlarne con alcuni dei molti che hanno (scelto) deciso di salire a bordo. Lo si fa per raccontare il progetto e conoscersi, per condividere opinioni, posizionamenti, punti di vista e visioni del mondo e della realtà. Lo si fa anche per ipotizzare nuove iniziative, per allargare scenari e argomenti su cui riflettere insieme, per sintonizzarsi cognitivamente, visto quanto è grande oggi lo scadimento del linguaggio, dei concetti e delle parole. Ogni incontro, ogni scambio è ricco di informazioni e di conoscenze, di saperi, di pillole di saggezza, può generare empatia e/o scatenare confronti accesi e passioni. Nulla di particolare, in fondo a confrontarsi sono sempre e soltanto esseri umani, in carne e ossa, non ancora robotizzati e automatizzati o resi calcolabili da qualche codice straniero o algoritmo. Ma 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗽𝗶ù 𝘁𝗿𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗺𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝘂𝗻 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮?
Cosa differenzia la STULTIFERANAVIS dalle piattaforme tecnologiche
La STULTIFERANAVIS come spazio liberato, partecipato, condiviso, gratuito, fondato sul capitale relazionale delle persone a bordo e su soggettività non competitive ma cooperative.
Stultiferanavis: produrre conoscenza, fare opinione!
L’immagine della Stultiferanavis che vogliamo emerga non è una entità statica, è un processo in continuo divenire, un continuo presentarsi. Per questo motivo non esiste una descrizione statica del progetto ma sulla nave sono presenti molteplici racconti dedicati a raccontare la nave nel suo navigare. La nave sta dentro le crisi dell’era delle macchine, ne attraversa i codici, gli effetti, le crepe e gli interstizi. Non offre soluzioni perché non ha dogmi o istanze di fede a cui aggrapparsi o da predicare. Propone una forma comunitaria di esperienze intellettuali ed esistenziali. L’approccio comunitario serve per assumere le differenze che caratterizzano i naviganti (gli autori) saliti a bordo, un modo per amplificare l’efficacia della collaborazione e dell’azione collettiva. Nel testo che segue provo a raccontare la Stultiferanavis come luogo di conoscenza utile per fare opinione, sia essa individuale o pubblica.
Io dico NO! I say NO! Io voto NO!
In una realtà italiana caratterizata dal conformismo e dall'omologazione diffusa, c’è chi si accoda, abbassa lo sguardo per paura, si astiene, si passivizza, e c’è chi alza lo sguardo, continua a sperare, agisce per un cambiamento reale, SOGNA!
Onnipotenti - Quando i signori del silicio sono diventati i padroni del mondo
Irene Doda, Onnipotenti. Chi sono, cosa vogliono e in che modo i tecnofascisti stanno plasmando il nostro futuro, Fuoriscena, febbraio 2026
Milano: la storica libreria Hoepli in liquidazione
Vittorio Graziani della libreria Centofiori: «Basta con la retorica del mercato in difficoltà»
Il tecnofascismo di Peter Thiel, Palantir e il potere infrastrutturale delle Big Tech
Peter Thiel ha tenuto conferenze segrete a Roma dal 15 al 18 marzo 2026. Ha scritto pubblicamente che "libertà e democrazia non sono più compatibili". Palantir ha contratti con istituzioni italiane. I partiti democratici italiani hanno taciuto. Un'analisi del tecnofascismo come potere infrastrutturale e del silenzio complice della politica democratica europea.
FIABA
Un racconto in forma di fiaba. Si raccontano ancora le fiabe ai bambini? Dovremmo perché come scrive Bettelheim "Le fiabe hanno un valore senza pari: offrono nuove dimensioni all’immaginazione del bambino, dimensioni che egli sarebbe nell’impossibilità di scoprire se fosse lasciato completamente a se stesso. Cosa ancora più importante, la forma e la struttura delle fiabe suggeriscono al bambino immagini per mezzo delle quali egli può strutturare i propri sogni a occhi aperti e con essi dare una migliore direzione alla propria vita"deve toccare contemporaneamente tutti gli aspetti della personalità del bambino. Questo senza mai sminuire la gravità delle difficoltà che lo affliggono, anzi prendendone pienamente atto. Nel contempo deve promuovere la sua fiducia in se stesso e nel suo futuro." La tecnologia odierna non fa questo ma soprattutto NON PUO' SOSTITUIRLO perché difetta del potere simbolico del linguaggio della letteratura che si differenzia radicalmente dalla dipendenza digitale, dal dominio economico o dall'oppressione coloniale. È il potere di costruire la realtà sociale creando e utilizzando simboli che conferiscono significato al mondo sociale che abitiamo.
Il palazzo della memoria e nuovi abitanti. Sull'esomente e altri spazi.
C'è un'immagine famosa nei romanzi di Conan Doyle. Watson nota che Sherlock Holmes sembra dimenticare cose banali — fatti storici, nozioni comuni, persino l'ordine dei pianeti nel sistema solare — e Holmes gli spiega che la sua mente è come un magazzino: ha una capienza limitata, e lui sceglie con cura cosa metterci dentro. Ogni informazione inutile occupa spazio che potrebbe servire a qualcosa di essenziale. La mente di Holmes non è ricettiva, è architettonica. Non accumula: costruisce.
Il Tao infranto: Trump, l’Iran e l’arte (dimenticata) della guerra
C’è una cosa curiosa della guerra: quasi tutti citano L’arte della guerra di Sun Tzu, ma pochi sembrano averla letta davvero. Un’analisi dell’operazione “Epic Fury” in relazione ai principi de “L’Arte della Guerra” di Sun Tsu
La vita emotiva sotto metrica: come le piattaforme digitali hanno reso le emozioni computabili
Le piattaforme digitali hanno operato una trasformazione radicale della vita emotiva attraverso l'introduzione di metriche quantificabili (likes/MiPiace, reazioni e interazioni, emoji, commenti, ecc.). Questo breve saggio prova ad analizzare come tali metriche non si limitino a misurare emozioni preesistenti ma le trasformino ontologicamente, (ri)creandole, rendendole discrete, computabili, estrattive, e funzionali all'accumulazione capitalistica. Attraverso l'analisi del caso Linkedin, si mostra come anche le emozioni professionali siano state colonizzate dal paradigma metrico. Infine, si discute il progetto Stultifera Navis come tentativo di resistenza attraverso l'abolizione radicale delle metriche affettive.
Scrum come sistema operativo dell'intelligenza: anatomia di un discorso autoreferenziale e il tramonto di un modello.
Vi sono fenomeni la cui struttura si comprende meglio nella fase terminale che nell'apogeo. La consulenza agile, quella che per quasi vent'anni ha prosperato sulla vendita di framework certificabili, di ruoli rinominati con etichette nuove, di ritualità iterative elevate a metodo trasformativo, attraversa oggi una crisi di pertinenza che i suoi indicatori economici ancora non registrano, ma che la qualità del discorso che produce segnala con chiarezza.
Il lavoro rubato, secondo Asimov. Una profezia sul declassamento umano
Molto prima dell’IA generativa, Isaac Asimov aveva già raccontato il trauma sociale della sostituzione del lavoro umano con le macchine umanoidi. In Abissi d’acciaio i robot sostituiscono dapprima il lavoro di commessi e fattorini, ma la loro diffusione minaccia presto di soffiare il posto anche a poliziotti, impiegati, colletti sempre più bianchi. Ci sono proteste, declassamenti, folle inferocite e uomini che capiscono di poter essere rimpiazzati non solo nella forza lavoro, ma anche nel giudizio, nelle competenze, nelle funzioni mentali. Ma il bersaglio vero del romanzo non è la macchina in sé. Asimov mostra con lucidità sorprendente che una società senza protezioni trasforma ogni progresso in una minaccia, e che il vero incubo non è la macchina che lavora meglio dell’uomo, ma il sistema che rende quella superiorità una condanna per chi resta indietro.
Il peso del passato: Jira, i sistemi legacy e la trappola epistemica delle organizzazioni
Ogni strumento tecnologico porta con sé una data di nascita e, raramente dichiarata, una data di morte. La prima è celebrata: comunicati stampa, adozioni entusiastiche, curve di crescita. La seconda si consuma in silenzio, nell'accumulo quotidiano di frustrazioni tollerate, di rinnovi automatici firmati senza convinzione, di alternative valutate e poi accantonate per paura del cambiamento. Lo spazio tra le due date è il territorio di questo saggio.
Maker o Doer?
Quando fare è creare, e l'IA ci aiuta a vederlo, finalmente; forse.
Figura senior con almeno 3 anni di esperienza…
Se "senior" smette di significare responsabilità, esposizione, mestiere, non stiamo solo assumendo male: stiamo pensando peggio.
Vampiri di attenzione, perché il “gratis” costa più di quanto sembra
L’attenzione viene trattata come un optional, qualcosa che si può accendere e spegnere a piacere, e spesso viene confusa con la concentrazione. In realtà sono parenti, non gemelli. La concentrazione è un “cono” stretto puntato su un compito. L’attenzione è la regia: decide cosa entra, cosa resta fuori, quanto a lungo, con quale intensità, e soprattutto quanto “carburante cognitivo” viene bruciato nel farlo. In psicologia cognitiva e neuroscienze l’attenzione è descritta proprio come controllo flessibile di risorse limitate, non come un interruttore.
Un posto dove posare il cappello
Racconto
The epistemological trap of AI: why "System 0" determines the success of the corporate cognitive stack
The Zero Wound: Most AI investments don't fail loudly. They fail quietly, expensively, and in slow motion.